Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
9 settembre 2026 - Aggiornato alle 13:50
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Il furto degli Antonello da Messina

Mume, in servizio due custodi (non guardie giurate) mai formati dalla Sas. La circolare dei Beni culturali sul turno di sabato

Furto al Museo regionale di Messina: due coadiutori assunti da poco e senza la formazione prevista dal contratto,uno fino a poco tempo prima era aiuto giardiniere

09 Settembre 2026, 13:50

14:00

Mume, in servizio due custodi (non guardie giurate) mai formati dalla Sas. La circolare dei Beni culturali sul turno di sabato

Messina. “Coadiutori addetti ai servizi di custodia”. Questa è la qualifica ufficiale di due dei quattro custodi (le altre due sono dipendenti regionali da 30 anni) di turno al Museo regionale di Messina la sera del 15 agosto. Su di loro sono puntati i fari, dopo il clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina: «Sono gli ultimi della scala gerarchica, dare loro la colpa è la cosa più facile da fare in questo momento», suggerisce una fonte. Per questo La Sicilia ha approfondito il contratto di lavoro e quello sottoscritto dalla Regione con la Sas, la società che ha assunto i due lavoratori, dalla quale la Regione ha in sostanza acquistato le prestazioni.

Entrambi assunti il 1° maggio, con un periodo di prova di due mesi (scaduto dunque a inizio luglio), solo un mese e mezzo prima del furto. Si tratta di personale ausiliario stabilizzato (ex Asu) contrattualizzato per «servizi di supporto, accoglienza e custodia passiva». Non sono, quindi, guardie giurate né addetti alla sicurezza armata con compiti di intervento attivo in caso di reato. In sostanza non avrebbero potuto sventare il furto. Addirittura, uno di loro prima svolgeva mansioni di aiuto giardiniere. L'altro è quello che ha fornito la versione contraddittoria rispetto alle altre, ma non è escluso si sia agitato troppo e confuso.

Nel frattempo potrebbe nascere un contenzioso civile tra i lavoratori e la Regione: ci sono infatti alcuni dettagli che metterebbero in luce negligenze anche da parte della Sas. Nel contratto tra la partecipata e la Regione si legge, infatti: «La Società si impegna a provvedere all'idonea formazione del personale al fine di migliorarne la professionalità ed il livello qualitativo dei servizi erogati». Una formazione che però, secondo quanto trapelato, non c'è mai stata. Mentre gli orari ordinari di lavoro previsti dal contratto di lavoro dei due dipendenti Sas in forze al Mume sono tutti diurni: ovvero dalle 7,30 alle 14 il lunedì, martedì giovedì e venerdì; dalle 14,30 alle 18 il mercoledì. Stop. Il 15 agosto era un sabato, il furto è avvenuto intorno alle 21: erano quindi in orario straordinario di lavoro. In turno grazie a una circolare del dipartimento regionale dei Beni culturali del 28 luglio, firmata dal dirigente Mario La Rocca e inviata ai siti culturali siciliani, in cui è disposta una «riduzione di personale per turno a un massimo di tre, con la possibilità di scendere a due in caso di carenza di organico, senza distinzione di ruolo, integrando cioè indifferentemente personale di ruolo e lavoratori esternalizzati della Sas».

I quattro custodi di turno quella sera sono stati tutti trasferiti, e stano meditando se adire le vie legali contro il provvedimento. Intanto, stando ai contratti, la loro responsabilità è limitata all'omissione di soccorso-allarme. Il loro contratto di lavoro prevede la custodia che include «impedire il furto e il danneggiamento delle opere». Ci sarebbe negligenza, dunque. Di certo non si sono accorti di nulla. Ma non erano stati formati così come previsto da contratto. Mentre i sistemi di allarme non sono collegati a nessun servizio di vigilanza, né alla centrale della polizia. In sostanza, se si fossero accorti del furto, avrebbero potuto fare esattamente quello che hanno fatto i passanti del viale Annunziata, ovvero chiamare il 113. Niente di più.