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Governo

Riforma elettorale al rush finale: il Senato chiude l'esame ma monta la polemica sulle 450mila firme

Proteste in piazza, accuse di «salva-casta» e minacce di ricorsi alla Consulta

14 Settembre 2026, 21:05

21:10

Riforma elettorale al rush finale: il Senato chiude l'esame ma monta la polemica sulle 450mila firme

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Si è chiusa la corsa del Senato sulla riforma della legge elettorale.

Palazzo Madama ha concluso l'esame di tutti gli emendamenti e ordini del giorno al testo e nelle prossime ore darà il proprio via libera finale al testo che dovrà poi tornare alla Camera per la conferma delle modifiche introdotte, dalle preferenze alle firme.

Ma proprio su questo secondo punto continua a montare la protesta dentro l'Aula e fuori.

Sulla misura si sarebbe inoltre acceso il faro del Colle che - come è da prassi, prima di pronunciarsi su qualsiasi norma attende che i provvedimenti siano approvata definitivamente dalle Camere e il testo finale trasmesso al Quirinale.

Intanto, mentre lo Stabilicum era in votazione in Aula, davanti al Senato Alessandro Onorato, tra le vittime dalla misura che ha quadruplicato le sottoscrizioni necessarie per chi non è presente in Parlamento, ha protestato con i sostenitori di Progetto Civico Italia.

Dalla piazza si sono alzati i cori 'Mattarella, Mattarellà e anche il leader M5s Giuseppe Conte è accorso a dare man forte attaccando una «norma antidemocratica, illiberale e incostituzionale»'.

Onorato boccia quello che definisce un «salva-casta».

Ma fa anche sapere di non voler fare «operazioni tattiche» per aggirare l’obbligo previsto per i nuovi partiti di procurarsi almeno 450mila firme al fine di poter correre ovunque, sia alla Camera che al Senato.

Nei giorni scorsi era trapelata l’ipotesi della possibile creazione, con l’aiuto di Pd ed M5s, di una componente a suo nome in Parlamento: cosa che gli consentirebbe di dover raccogliere 'solò 1.500 firme a collegio .

Una ipotesi che però al momento non trova conferme concrete.

La questione firme sembra, ad ogni modo, destinata a fare ancora discutere.

Difficile, però, come osserva anche la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati, ipotizzare un cambio del testo a Montecitorio dove approderà blindato per andare in Aula in discussione generale il 28 settembre.

Una modifica sul punto «al momento non è nell’aria», osserva la ministra aggiungendo poi di non attendersi «sussulti" nell’esame alla Camera.

Se tutto a Montecitorio andrà liscio, poi, con una tabella di marcia che dovrebbe portare all’approvazione finale entro la metà di ottobre, prima che entri nel vivo la sessione di bilancio, un minuto dopo partiranno i ricorsi in più tribunali.

"Se loro andranno avanti senza ascoltare tutti i rilievi che le opposizioni fanno - sottolinea il presidente dei senatori Dem Francesco Boccia, che ha partecipato anche lui alla protesta di Onorato - non ci resterà altro che fare ricorso alla Corte costituzionale e sostenere tutti i ricorsi che pioveranno».

Difficile, però, fare ipotesi sulla tempistica di eventuali pronunciamenti.

Dalle opposizioni si sottolinea comunque che sarebbe auspicabile arrivare a una sentenza della Consulta prima dello scioglimento delle Camere anche per evitare un Parlamento in qualche modo delegittimato da rilievi anche parziali.

Quando la partita si sposterà a Montecitorio è probabile, ma non ancora del tutto scontato, che il governo ricorra all’utilizzo della fiducia (con voto palese) per i vari articoli che sono stati toccati da modifiche.

Resterebbe l’incognita del voto finale sul quale le opposizioni dovrebbero chiedere il voto segreto.

Una eventualità che mette in guardia la maggioranza perchè il rischio di una bocciatura dell’intero provvedimento - si ricorda in alcuni settori del centrodestra - avrebbe l'effetto di far saltare tutto.