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Elezioni

La CDU esclusa a Schwerin: Merz davanti a una crisi d'identità promette resistenza

Esclusione storica della CDU da un Landtag, boom dell’AfD mentre Berlino premia la sinistra

21 Settembre 2026, 16:08

16:10

Merz resiste dopo il crollo della CDU: la doppia sconfitta che scuote il governo tedesco

Friedrich Merz, in una posizione di grande debolezza, difende la permanenza del suo governo in nome del "futuro democratico" della Germania.

A Schwerin, per la prima volta dalla nascita della Repubblica federale, la CDU resta fuori da un parlamento regionale. A Berlino perde quasi dieci punti ed è superata nettamente dalla sinistra. Friedrich Merz risponde alle urne con una promessa di resistenza, ma il voto del 20 settembre ha ormai aperto una crisi che riguarda non soltanto la sua leadership, bensì l’identità stessa del principale partito conservatore tedesco.

La doppia sconfitta nelle elezioni regionali del 20 settembre 2026 ha trasformato una fase di difficoltà in una crisi aperta per il cancelliere. In Meclemburgo-Pomerania Anteriore la CDU ha ottenuto appena il 4,9%, perdendo oltre otto punti rispetto al 2021 e restando sotto la soglia necessaria per entrare nel Landtag. È la prima volta nella storia della Repubblica federale che il partito non conquista una rappresentanza in un parlamento regionale.

Il dato è tanto più pesante perché proviene da un Land in cui la CDU aveva governato a lungo dopo la riunificazione. Il ridimensionamento non può quindi essere letto soltanto come un incidente locale: mette in discussione la capacità del partito di conservare un radicamento nazionale, soprattutto nei territori orientali dove la competizione con l’AfD è diventata strutturale.

Secondo i risultati provvisori, l’AfD ha raggiunto circa il 38%, più che raddoppiando il risultato del 2021 e superando la SPD della presidente uscente Manuela Schwesig, arrivata intorno al 35%. La vittoria non garantisce tuttavia alla destra radicale l’accesso al governo: le altre forze hanno escluso accordi con il partito e socialdemocratici, Die Linke e Verdi dispongono dei numeri per tentare una maggioranza. 

Berlino cambia direzione

Nella capitale il verdetto è stato diverso, ma non meno severo per i cristiano-democratici. Die Linke, guidata da Elif Eralp, ha vinto con il 25,7%, più del doppio rispetto al 12,2% ottenuto nel 2023. La CDU si è fermata al 18,8%, perdendo quasi dieci punti e il primato conquistato tre anni fa. Il vantaggio della sinistra è dunque risultato ancora più ampio di quello indicato dalle prime proiezioni, che collocavano i due partiti rispettivamente attorno al 25 e al 20%.

Anche la SPD, alleata della CDU nel governo cittadino, ha subito un tracollo, scendendo al 12,1%, il suo minimo storico a Berlino. L’attuale coalizione non dispone più della maggioranza, mentre l’ipotesi più immediata appare un’intesa tra Die Linke, Verdi e socialdemocratici. L’AfD, salita al 16,3%, è diventata la terza forza della città. 

Il successo di Eralp si è costruito soprattutto sulla questione abitativa. La candidata della Linke ha promesso di rilanciare il controllo pubblico sugli affitti e il progetto di socializzazione delle proprietà dei grandi gruppi immobiliari. Trasformare queste proposte in un programma di governo sarà però complesso: la SPD è divisa sul tema e gli eventuali alleati dovranno confrontarsi con i costi e con i vincoli giuridici dell’operazione.

Merz respinge l’ipotesi delle dimissioni

Di fronte a risultati che colpiscono direttamente la sua leadership, Friedrich Merz ha scelto di intervenire già nella serata elettorale, prima che lo scrutinio fosse completato. Il cancelliere ha riconosciuto la gravità della situazione, ma ha escluso un passo indietro sia dalla guida del governo sia dalla presidenza della CDU. Ha promesso di proseguire con le riforme economiche, sostenendo che il momento richiede fermezza, continuità e pazienza.

Merz ha inoltre rivendicato la responsabilità di mantenere il Paese governabile in una fase segnata dalla frammentazione del sistema politico. Il suo messaggio è rivolto prima ancora che all’opinione pubblica ai dirigenti cristiano-democratici: cambiare cancelliere senza una successione condivisa potrebbe aggravare l’instabilità e indebolire ulteriormente la coalizione federale con la SPD. 

Per il momento non è emersa una sfida formale alla sua leadership. Gli otto presidenti regionali della CDU gli avevano espresso sostegno prima del voto, mentre nessuno dei nomi indicati come possibili successori — tra cui Hendrik Wüst, presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia, e il bavarese Markus Söder, leader della CSU — ha aperto pubblicamente una resa dei conti. L’appoggio, tuttavia, non equivale a un assegno in bianco: anche esponenti della direzione ammettono che il cancelliere dovrà correggere stile e strategia.

L’AfD prova a occupare lo spazio della CDU

È proprio su questa fragilità che l’AfD sta costruendo la sua offensiva. Alice Weidel ha definito il proprio movimento la nuova “Volkspartei”, il partito popolare capace di rappresentare elettori di gruppi sociali e territori differenti, e ha invitato Merz a trarre le conseguenze politiche delle sconfitte. Il co-presidente Tino Chrupalla ha sostenuto che in Meclemburgo-Pomerania Anteriore la CDU sia stata “polverizzata”, attribuendo il risultato alle promesse non mantenute dal cancelliere. 

La posta in gioco supera quindi la sopravvivenza personale di Merz. La CDU deve decidere come contrastare l’AfD senza inseguirne linguaggio e priorità, ma anche come recuperare credibilità su economia, sicurezza sociale e capacità amministrativa. Berlino e Schwerin hanno inviato segnali differenti: nella capitale il voto di protesta ha premiato soprattutto la sinistra, nel Nord-Est la destra radicale. In entrambi i casi, però, gli elettori hanno punito chi governa.

Merz resta alla cancelleria, ma con margini politici più stretti. La mancanza di un successore evidente può proteggerlo nell’immediato; non risolve, però, la questione decisiva: se la CDU sia ancora in grado di presentarsi come forza nazionale capace di tenere insieme conservatori, moderati e ceti popolari. Dopo il voto del 20 settembre, questa identità non è più un dato acquisito, ma il terreno sul quale si giocherà la tenuta del governo e del centro politico tedesco.