il caso
Terremoto in Forza Italia in Piemonte: Zangrillo si dimette e manda un segnale a Tajani
La decisione meditata del ministro riaccende le tensioni interne tra le fazioni del partito e la richiesta di un cambio di passo
Un passo indietro destinato a riaccendere il confronto interno in Forza Italia. Dopo nove anni alla guida del coordinamento piemontese, Paolo Zangrillo ha annunciato la rinuncia all’incarico. Il ministro per la Pubblica amministrazione – fratello di Alberto, storico medico personale di Silvio Berlusconi – ha motivato la scelta come un atto di coerenza, volto a dare il buon esempio in una fase in cui il rinnovamento del partito non può restare un esercizio retorico. “In una fase di grandi trasformazioni, tutti dobbiamo cambiare. Non basta parlarne e chi ha posizioni di leadership deve dare l’esempio”, ha dichiarato, precisando che rimetterà il mandato al prossimo congresso regionale per passare il testimone al suo vice, Roberto Rosso.
La svolta arriva al termine di mesi di segnali sottili: dalla richiesta di avvicendamento del capogruppo al Senato, avanzata a marzo, al confronto estivo con il segretario Antonio Tajani sul tema della sburocratizzazione. La decisione, maturata nel tempo ma non anticipata a Tajani, segue quella di Elisabetta Casellati in Basilicata: è il secondo ministro azzurro a lasciare la guida di una roccaforte territoriale del partito. Immediata la riapertura del dibattito sulla linea politica.
“La sfida da affrontare è quella del rinnovamento. Forza Italia è un po’ ferma nei consensi e ha bisogno di una riflessione”, ha affermato la vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli. Dentro il movimento serpeggia l’amarezza di quanti segnalano una frattura tra i fedelissimi della gestione Tajani e chi invoca una sterzata più marcata, richiesta a più riprese anche dalla famiglia Berlusconi. Pur ribadendo la stima per Tajani – indicato come la figura più adatta a gestire la transizione e l’erede naturale del Cavaliere – Zangrillo apre a prospettive nuove: “È legittimo porsi il tema di nuove leadership” e occorre “condividere il movimento anche con le forze più giovani”.
Il ministro ha inoltre bollato come “balle” le voci su presunti mancati versamenti della famiglia Berlusconi, assicurando la solidità del loro sostegno. Secondo diversi osservatori interni, la scelta di Zangrillo potrebbe rappresentare una mossa strategica per svincolarsi dal perimetro regionale e muoversi con maggiore libertà in vista dei prossimi appuntamenti nazionali. L’attenzione si concentra ora sulle suppletive in Calabria e sull’incontro, già preannunciato, tra Antonio Tajani e Marina Berlusconi.