Il dibattito
Lo "Stabilicum" alla prova della Camera: franchi tiratori, incognita Vannacci e la trappola del 42%
Giovedì il primo voto di fuoco sulle pregiudiziali con l'ombra delle elezioni anticipate e la manovra economica all'orizzonte
Scatta il conto alla rovescia per il primo passaggio dirimente della legislatura. Giovedì prossimo l’Aula di Montecitorio sarà chiamata a pronunciarsi sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità della nuova riforma elettorale, battezzata dai proponenti “Stabilicum”. In un clima di marcata apprensione, i partiti affilano le armi facendo i conti con i sondaggi e con l’imminente legge di bilancio, indicata da Antonio Tajani come la “vera priorità dell’esecutivo”.
Malgrado le rassicurazioni del segretario di Forza Italia sull’assenza di “franchi tiratori” nelle file azzurre, nel centrodestra serpeggia il timore di defezioni al riparo dello scrutinio segreto, con la consapevolezza che una débâcle potrebbe spalancare la strada a elezioni anticipate. Dalle opposizioni l’offensiva è senza sconti. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, incalza chiedendo di tornare alle urne “il prima possibile” e bolla l’operato delle destre come un “disastro”.
Sul versante moderato, Carlo Calenda conferma la linea di Azione: corsa autonoma, rifiutando incasellamenti tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra. Ciononostante, l’ultima rilevazione Ipsos Doxa per il Corriere della Sera registra un vantaggio del fronte progressista sulla coalizione di Giorgia Meloni — persino con un PD sotto il 20% — a condizione che l’ex generale Roberto Vannacci resti esterno al perimetro del centrodestra.
La collocazione di Vannacci è insomma la variabile più insidiosa per la maggioranza. Stefano Benigni, vicesegretario di Forza Italia e co-estensore dello Stabilicum, ha lasciato intravedere uno spiraglio per Futuro Nazionale, subordinato alla disponibilità dell’ex ufficiale a rivedere alcune posizioni e a cooperare con la coalizione. Apertura immediatamente stigmatizzata da Calenda — “non hanno valori, vogliono solo posti” — che delinea lo scenario che inquieta i partiti: il rischio che nessuna alleanza tocchi la soglia decisiva del 42%, consegnando la prossima legislatura a un proporzionale puro.
Il confronto si accende anche sui criteri di rappresentanza. Elena Bonetti, presidente di Azione, è tornata a contestare il testo uscito da Palazzo Madama sull’alternanza di genere, lanciando l’allarme su una possibile riduzione della presenza femminile in Parlamento fino al 15%. Di segno opposto la replica di Benigni, che garantisce la tenuta delle candidature femminili e ricorda come, con l’attuale Rosatellum, le elette si attestino attorno al 33%, già al di sotto della soglia del 40%. Sul tema della partecipazione alla competizione elettorale, il segretario di +Europa, Riccardo Magi, denuncia manovre per estromettere le minoranze attraverso gli adempimenti legati alla raccolta firme, mentre i comitati promotori stanno predisponendo i ricorsi alla Corte costituzionale. I prossimi giorni diranno quanto sia solida la maggioranza e quale sarà la reale portata della riforma. Il voto sulle pregiudiziali rappresenterà un banco di prova cruciale non solo per lo Stabilicum, ma per l’intera tenuta della legislatura.