la polemica
«Magistrati perdonisti»: Tajani nella bufera dopo le frasi sulla sicurezza
Le dichiarazioni del vicepremier al Villaggio della legalità scatenano lo scontro con l'Associazione Nazionale Magistrati e le opposizioni
Un colloquio con una residente della periferia orientale di Roma si è trasformato in un aspro confronto tra politica e magistratura. Durante la visita al Villaggio della legalità nella Capitale, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha pronunciato dichiarazioni destinate ad accendere lo scontro sul tema di sicurezza e giustizia.
Sollecitato da una cittadina che invocava maggiore tutela e presenza dello Stato nelle borgate romane, il leader di Forza Italia ha puntato l’indice contro i provvedimenti di rimessione in libertà. Tajani ha portato l’esempio di malviventi fermati dalle forze dell’ordine “a mezzanotte meno cinque” e poi rilasciati “la mattina dopo” dal magistrato. Da qui l’appello a una linea più rigorosa: “Serve molta più rigidità da parte della magistratura” nella convalida dei fermi.
Il vicepremier ha aggiunto che “alcuni magistrati debbano mettersi una mano sulla coscienza”, chiedendo segnali chiari affinché “i ceffi non possano agire impuniti”, e ha scandito una frase che ha fatto rapidamente il giro del web: “Colpirne uno per educarne cento credo che serva”. Immediata la replica dell’Associazione Nazionale Magistrati. La giunta centrale del sindacato delle toghe si è detta “esterrefatta”, bollando le parole del vicepremier perché “danno spazio a una logica contraria a ogni Stato di diritto”. In una nota durissima, l’Anm ha ricordato che il compito dei giudici è esclusivamente quello di applicare la legge, avvertendo che “la sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura” e ribadendo che la giustizia non può né deve diventare uno strumento di intimidazione.
Di fronte al polverone mediatico e politico, Tajani è tornato a precisare la propria posizione. Richiamando il diritto dei cittadini alla sicurezza e la necessità di non demotivare polizia e carabinieri, ha citato una recente decisione del Tribunale di Torino: un giudice ha rimesso in libertà un cittadino bengalese accusato di violenza sessuale su una tredicenne a seguito del pentimento espresso dall’uomo. “Non ho mai chiesto di disapplicare la legge, ma al contrario di applicarla in pieno”, ha sottolineato il ministro, rimarcando che i rilasci in caso di flagranza di reato provocano un forte allarme sociale.
Durissime anche le reazioni delle opposizioni. Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva, ha definito “Colpirne uno per educarne cento” un’espressione “da regime”, stigmatizzando l’allontanamento dalla tradizione garantista storicamente rivendicata da Forza Italia. Sulla stessa linea il segretario di +Europa, Riccardo Magi, secondo cui l’evocazione del “lessico brigatista” rivela una concezione distorta dello Stato di diritto e suona come una pressione indebita sui magistrati perché ignorino le garanzie previste dalla legge.