Il caso
Safina come Siracusano: l'AI mette le manette al deputato Ars. «Non ho niente contro la satira ma questa è gogna digitale»
L'esponente del Pd ritratto in veste di detenuto dopo i risvolti di un'indagine su presunta corruzione: a rilanciare la foto è proprio lui. Solidarietà dal suo partito e da Forza Italia: il caso ricorda quello della sottosegretaria a cui Vannacci ha "esteso" la scollatura
Viene ritratto in veste di "carcerato" con tanto di manette in evidenza e divisa arancione. Il tutto perché ieri è arrivata la notizia che le indagini sull’onorevole Dario Safina, deputato regionale del Partito Democratico, non sono state archiviate dalla procura di Trapani. L’ipotesi di reato è corruzione e turbativa d’asta, e gli viene contestato anche l’indebito uso di risorse pubbliche. La vicenda giudiziaria, ancora tutta da definire, è però bastata 24 ore dopo a un utente Facebook di Mazara del Vallo, che si firma come "filmaker", per creare l’immagine con l’intelligenza artificiale. «Sicuramente è innocente, ma è soltanto per sdrammatizzare e ridere», scrive l’uomo.
A far conoscere la vicenda pubblicamente, ripubblicando la foto, è stato lo stesso Safina, peraltro a poche ore dalle polemiche sul generale Roberto Vannacci (ora leader di "Futuro nazionale") per il “ritocco” fatto su una foto della sottosegretaria di Forza Italia Matilde Siracusano, ritratta con una scollatura che non c’era nella foto originale. «Chi mi conosce sa che la satira per me non è mai stata un problema, anzi sono il primo che si diverte e apprezza la sottile sagacia della satira intelligente. Ma davanti a certe idiozie mi chiedo davvero: è questo il modo di ridere? È questo il modo di giocare sulla pelle e sulla reputazione delle persone?», scrive il deputato. A Safina è arrivata pronta la solidarietà del segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, e del suo gruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana. Ma anche da Stefano Pellegrino, capogruppo di Forza Italia all'Ars. Partito, appunto, di Siracusano.
Per Barbagallo, Safina è stato «oggetto di una vergognosa e riprovevole gogna mediatica attraverso i social, in pieno stile Vannacci. Ci deve essere un limite anche sui social, quando e soprattutto se la libertà di espressione diventa offesa e chi pensa di essere spiritoso, attraverso i giochetti consentiti dall’intelligenza artificiale, produce immagini tarocche che hanno un effetto devastante nella vita reale”. Così il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, riguardo ad un post con cui il deputato regionale Pd all’Ars, Dario Safina, ha voluto rendere noto di essere stato raffigurato - da un utente - in manette con la tuta da galeotto e richiuso in una cella per una vicenda in cui il deputato è indagato, per il quale la procura ha chiesto l’archiviazione e su cui il gip ha disposto ulteriori indagini. Safina è sempre stato rispettoso dei magistrati – aggiunge – e si è sempre professato innocente, mai una parola fuori posto se non nelle sedi adeguate. L’utilizzo di processi artificiali allo scopo di creare immagini distorte genera conseguenze sconvolgenti nella vita reale - conclude - a cui ci opponiamo fermamente. Siamo tutti al fianco di Safina in ogni azione vorrà intraprendere a partire da quelle giudiziarie».
Parole di ferma condanna sono arrivate anche da Michele Catanzaro, capogruppo del PD all'Assemblea Regionale Siciliana, che ha descritto l'immagine come una «volgare speculazione» e ha messo in guardia dai pericoli di un uso distorto dell'AI quando la politica viene ridotta a propaganda priva di regole.
Dal centrodestra la solidarietà arriva per bocca di Stefano Pellegrino, di Forza Italia, capogruppo all'Ars. Pellegrino ha sottolineato che spacciare per satira quello che è a tutti gli effetti un attacco violento significa calpestare la presunzione di innocenza e il diritto di difesa sanciti dalla Costituzione. Auspicando una presa di coscienza trasversale per porre un argine all'uso scorretto di queste tecnologie, il deputato di Forza Italia ha ribadito che il garantismo deve valere per chiunque sia sottoposto a indagini, senza cedere a condanne anticipate o a processi mediatici.
Queste, infine, le parole dell’onorevole Dario Safina su Facebook: «C’è un limite oltre il quale l’ironia smette di essere satira e diventa gogna. Questa foto, costruita con l'intelligenza artificiale e diffusa sui social per figurarmi in manette e con la divisa da carcerato, non è un gioco innocuo: è un atto di violenza mediatica mirato a deformare la realtà e a distruggere la dignità di un uomo. La realtà dei fatti racconta tutt'altro: la mia vicenda giudiziaria risale a due anni fa. La stessa Procura della Repubblica, all'esito delle indagini, ha formalmente richiesto l'archiviazione della mia posizione. Attualmente non esiste alcun rinvio a giudizio. Il Gip ha semplicemente disposto ulteriori approfondimenti d'indagine, come prevede la legge nei percorsi di garanzia. Essere iscritto nel registro degli indagati non equivale a una condanna né all’avvio di un processo, ma nell'aula del tribunale dei social network la presunzione di innocenza viene spazzata via con un clic. Chi ha realizzato e diffuso questa immagine ha scritto che lo faceva "solo per ridere e sdrammatizzare". L'impatto di un'operazione del genere è devastante. Lo è sul piano personale, affettivo e professionale. Penso a quello che provano i miei figli nel vedere il volto di loro padre accostato a quello di un detenuto in catene. Penso all'angoscia di mia moglie, al dolore sordo dei miei genitori, costretti a subire l'umiliazione pubblica di una menzogna grafica spacciata per goliardia. La gogna digitale non colpisce mai una sola persona: travolge intere famiglie, ferisce gli affetti più cari e intossica il dibattito pubblico. La politica e il confronto civile non possono scendere a questo livello. Usare la tecnologia per fabbricare false immagini di arresti e condanne significa avvelenare i pozzi e calpestare la vita degli altri. Non posso e non voglio far finta di niente, non solo per me stesso e per i miei affetti più cari, ma per rispetto delle istituzioni che rappresento e di chiunque rischi di finire incastrato in questo cinico tritacarne digitale. Auguro a questo “signore” di non trovarsi mai in difficoltà e incontrare una persona così insensibile come lo è stato lui».


