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il ricordo

I 90 di Silvio Berlusconi e l'impronta indelebile del Cavaliere, Tajani: «Grande visionario. Le sue idee su Ue attuali»

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria, Alberto Barachini: «Ha rinnovato la comunicazione politica»

29 Settembre 2026, 19:16

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I 90 di Silvio Berlusconi e l'impronta indelebile del Cavaliere, Tajani: «Grande visionario. Le sue idee su Ue attuali»

Se il tempo si potesse misurare soltanto in tappe anagrafiche, oggi Silvio Berlusconi avrebbe spento novanta candeline. Un traguardo simbolico per l'uomo nato il 29 settembre 1936 a Milano, scomparso nel giugno del 2023, la cui parabola ha ridisegnato per oltre cinquant'anni l'immaginario, la politica, l'economia e la cultura pop del nostro Paese.

Anche a distanza di anni dalla sua scomparsa, il "berlusconismo" continua a essere una lente attraverso cui interpretare l'Italia contemporanea: un fenomeno sociale e culturale prima ancora che politico.

Dall'edilizia alla televisione: l'invenzione dell'Italia moderna

Prima del "discesa in campo", Berlusconi è stato l'uomo che ha cambiato i linguaggi della quotidianità italiana. Dalla visione urbanistica di Milano 2 fino all'impero televisivo di Fininvest (poi Mediaset), il Cavaliere ha rotto il monopolio statale dell'informazione e dell'intrattenimento, introducendo la commercializzazione dei sogni, le serie TV americane, la pubblicità dinamica e un nuovo modo di raccontare la realtà.

Insieme alla TV commerciale è arrivata la passione per il calcio: il suo Milan pluricampione d'Italia e d'Europa ha trasformato una squadra di pallone in una macchina organizzativa e di marketing vincente, modello poi replicato in scala anche a Monza.

La svolta del 1994 e l'era bipolare

Il 26 gennaio 1994, con il celebre discorso dell'«Italia è il Paese che amo», Berlusconi rivoluziona la Seconda Repubblica. Fonda Forza Italia, un partito-azienda nato quasi dal nulla, capaci di federare la destra e il centro e di vincere le elezioni in due mesi.

Quattro volte Presidente del Consiglio, leader indiscusso del centrodestra per quasi un trentennio, Berlusconi ha polarizzato il dibattito pubblico come nessun altro. Amato con devozione quasi religiosa dai suoi sostenitori, avversato con durezza dai suoi oppositori, ha segnato un'epoca fatta di scontri giudiziari, grandi vertici internazionali (da Pratica di Mare in poi), riforme controverse e uno stile di comunicazione diretto, empatico e disintermediato che ha anticipato la politica dei social network.

Un’eredità che parla ancora al presente

Ricordare Berlusconi nel giorno del suo novantesimo compleanno teorico non significa soltanto fare esercizio di memoria o amarcord nostalgico. Significa fare i conti con le radici della politica moderna: il personalismo del leader, la centralità dell'immagine, l'integrazione tra comunicazione e consenso.

L'Italia di oggi — nelle sue contraddizioni, nei suoi linguaggi mediali e nelle sue dinamiche politiche — porta ancora evidente il segno di quel costruttore milanese diventato magnate della TV e poi statista. Un protagonista assoluto del Novecento e del nuovo millennio che, nel bene o nel male, non ha mai smesso di far parlare di sé.

«Silvio Berlusconi ci ha lasciato una grande eredità contenuta in una bussola ideale che noi dobbiamo continuare a tenere sul nostro tavolo, per far sì che ci permetta di continuare a perseguire la vittoria sempre con coerenza e seguendo i nostri valori» ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, leader nazionale di Forza Italia, in collegamento telefonico con l'evento a Napoli per i 90 anni di Silvio Berlusconi. «È stato un grande visionario e un grande leader occidentale - ha sottolineato Tajani - ha creduto fortemente nel rapporto tra Europa e Stati Uniti e in un'Europa della politica e dei valori, non burocratica. Già anni fa parlava di temi oggi centrali, come la difesa comune europea e il superamento del voto all'unanimità per consentire decisioni più rapide». Tajani ha poi condiviso un aneddoto personale: «Una volta quando mi dissero di cambiare squadra di calcio e di diventare tifoso del Milan, lui mi rispose: "No, non cambiare mai, perché chi tradisce una volta tradisce sempre". Credo sia un insegnamento importante». Infine, ricordando il profondo legame dell'ex premier con Napoli: «Se fosse qui stasera, si metterebbe a cantare qualche canzone napoletana. Vedeva la musica come uno strumento di convivialità e di rapporto umano perché per lui la persona e la libertà erano sempre al centro di tutto». 

«I suoi insegnamenti sono ancora oggi più attuali che mai. È stato uno dei primi politici a utilizzare TikTok, anche quando me lo disse la prima volta e c'era un mio iniziale scetticismo. Ha rinnovato la comunicazione politica ed è stato capace di ascolto, di entrare nella vita dei cittadini con sintesi e slogan efficaci» ha commentato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria Alberto Barachini conversando con i giornalisti all'evento per i 90 anni di Silvio Berlusconi.

«Ci manca tanto, ma cerchiamo di renderlo orgoglioso nella nostra attività politica», ha aggiunto Barachini, ricordando il legame del Cavaliere con Napoli: «Amava moltissimo questa città, per cui è una bella cosa che venga festeggiato qui in quella che definiva la sua città natale, anche se era nato a Milano».