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campo largo

Renzi a Conte: «Non ho bisogno di garanti». E il Pd chiede un patto di sangue

Il leader M5S: «Non annacquo il programma». Gori a Schlein: «Sui candidati partita aperta»

03 Ottobre 2026, 20:29

20:30

 Renzi a Conte: «Non ho bisogno di garanti». E il Pd chiede un patto di sangue

Ispirato dal clima da far west nel campo largo, Matteo Renzi ha ripescato una delle battute meno memorabili di Clint Eastwood: "Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane". La citazione era in risposta al presidente del M5s Giuseppe Conte che, non volendo Renzi in coalizione, qualche ora prima aveva invitato la segretaria del Pd Elly Schlein a farsene garante.

"Io non ho bisogno di dare garanzie - ha chiosato il presidenti di Iv - ho bisogno di portare i voti". Insomma, anche se i toni si sono un po' abbassati, il clima per ora è quello. Per esempio, quando hanno chiesto a Conte perché non fosse alla Leopolda, la kermesse di Iv in corso a Firenze, lui ha risposto con ironia: "Non mi hanno invitato". Ma prima era tornato a ribadire il "no" alle armi all'Ucraina: "Il 60-70% della popolazione italiana sta chiedendo una svolta per quanto riguarda il conflitto russo-ucraino".

E ancora prima aveva postato sui social un suo intervento dei giorni scorsi: "Se non si riesce a cambiare l'Italia e vien fuori un progetto diluito, annacquato, io a questo non mi presto". Forte del programma M5s, Conte ha messo i paletti contro i "compromessi interni alle singole forze politiche" e "con tutte le forze politiche". Visto l'andazzo, per non sbagliare il presidente del Pd Stefano Bonaccini ha chiesto che il programma venga firmato "col sangue".

Mentre Renzi ha rilanciato il "contratto alla tedesca, così sappiamo cosa fai tu, quando lo fai, perché lo fai e in che tempi". Insomma, la fiducia è ancora un optional. Nel Pd continua comunque a resistere l'ottimismo: certo, in direzione la segretaria ha un po' alzato il tiro coi cinque stelle, ha puntualizzato diverse cosette ma, una volta messa in chiaro la situazione, il percorso andrà avanti come da attese. E anche nel M5s non drammatizzano: l'intervento di Schlein in direzione non è stato vissuto con preoccupazione, ma come un modo della segretaria per parlare ai suoi, per serrare i ranghi. Semmai c'è un'esigenza di accelerare, che è condivisa dal Pd. Fra un po' il tavolo per il programma, poi le primarie, che a questo punto sembrano inevitabili: ci saranno "all'inizio dell'anno prossimo", ha pronosticato su Repubblica il responsabile Organizzazione del Pd, Igor Taruffi.

Prima però ci sarà l'assemblea del Pd, chiamata a dare il via libera alla proroga del mandato di Schlein, che sennò scadrebbe il 12 marzo, in piena campagna elettorale per le politiche. Visto che quasi tutte le correnti del Pd la sostengono, il via libera è dato per scontato. Ma l'appuntamento, in programma il 18 ottobre alla Nuvola a Roma, potrebbe essere nuova occasione di scintille con l'ala di minoranza, i riformisti. Ospite alla Leopolda di Renzi, l'eurodeputato Pd Giorgio Gori è tornato a chiedere che, oltre a Schlein, alle primarie possa correre un altro esponente del partito, annunciando: "Ne riparleremo in assemblea". Non è un segreto che l'altro candidato potrebbe essere proprio Gori. Anzi, la sua presenza alla kermesse di Iv ha suggerito anche la prospettiva di inediti scenari al centro: "Se i riformisti si dividono il loro peso si riduce - ha detto Gori - diventano residuali e non incidono".

Perché ora i riformisti sono divisi, un po' nel Pd, un po' qua e là. "Noi un candidato riformista lo metteremo in campo alle primarie", ha assicurato il vicepresidente di Iv, Davide Faraone. Il tavolo di programma potrebbe fare un po' di chiarezza sullo scacchiere. Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha chiesto di accelerare: "Il confronto programmatico diventa imprescindibile". Schlein intanto sta facendo tappa alle feste dell'Unità per raccontare i punti del Pd per il programma. "Se la destra vince le prossime elezioni porterà la spesa militare al 5% del Pil. Se invece vinceremo noi, porteremo al 7% del Pil la spesa sanitaria, la prima preoccupazione degli italiani". L'orizzonte per ora sembra comunque scritto: "L'unità del centrosinistra è una condizione necessaria - ha sintetizzato Nicola Fratoianni di Avs - perché senza unità Meloni vince le elezioni e finisce la discussione".