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LA BUFERA

Scarpinato, è scontro totale: FdI e centrodestra chiedono il passo indietro dall'Antimafia. Lui: «Tutto falso, sono il depistato»

È diventato un caso politico la frase con cui il gip di Caltanissetta Santi Bologna parla del senatore del M5S

04 Ottobre 2026, 16:24

16:30

Scarpinato, è scontro totale: FdI e centrodestra chiedono il passo indietro dall'Antimafia. Lui: «Tutto falso, sono il depistato»

È diventato un caso politico la frase con cui il gip di Caltanissetta Santi Bologna, nel provvedimento di archiviazione del filone sulle stragi del '92 legato al dossier mafia-appalti, parla di "attività depistante" posta in essere dal senatore del M5S Roberto Scarpinato nei confronti dell'ex collega Gioacchino Natoli. Una polemica che a 24 ore dal deposito delle motivazioni tiene ancora banco, tra richieste di dimissioni dalla commissione Antimafia e attacchi incrociati.

Il riferimento del giudice è alle conversazioni intercettate tra Scarpinato e Natoli, per anni colleghi alla Procura di Palermo, avvenute prima dell'audizione di quest'ultimo in commissione Antimafia, di cui il senatore è componente. Una circostanza già nota, che all'epoca aveva sollevato polemiche. Bologna precisa di non poter né dover valutare se sia lecito che un commissario anticipi le domande a un audito: è, scrive, "un giudizio di opportunità squisitamente politico", rimesso a sedi diverse da quella giurisdizionale. Ma, aggiunge, "è doveroso segnalare" l'attività depistante.

La replica di Scarpinato. Il senatore respinge l'addebito: l'affermazione, dice, "è non solo gravemente falsa ma essa stessa depistante". Nelle telefonate, spiega, esortava Natoli a riferire in commissione una circostanza vera che lo stesso Natoli gli aveva raccontato: la presenza alla riunione in Procura del 14 luglio 1992, alla quale partecipò anche Paolo Borsellino, in cui Lo Forte illustrò la parziale e temporanea archiviazione di un filone dell'indagine mafia-appalti. Scarpinato lamenta inoltre di non essere stato sentito dalla magistratura, pur essendo un soggetto non indagato, e di essere stato intercettato 33 volte con conversazioni usate processualmente "senza alcuna autorizzazione del Senato", con l'approvazione, sostiene, di quella stessa maggioranza che nega l'uso di intercettazioni e chat di Delmastro e di altri suoi parlamentari. "Tutti i mezzi sono buoni per tentare di chiudere la bocca e condannare al silenzio le voci critiche e scomode", conclude, assicurando che non si arrenderà "costi quel che costi".

L'offensiva del centrodestra. Il primo a chiedere chiarimenti è il capogruppo di Fratelli d'Italia in Antimafia Raoul Russo, che parla di una vicenda "di una gravità che non può essere ignorata" e di un "evidente problema di opportunità e di possibile conflitto di interesse". Da qui la richiesta di un passo indietro dalla commissione, così da poter essere audito. Sulla stessa linea la senatrice FdI Cinzia Pellegrino ("situazione istituzionalmente insostenibile") e Giovanni Donzelli, che su X scrive: "Chi depista su Borsellino è indegno di stare in Parlamento e ancora peggio in antimafia".

Nel pomeriggio i capigruppo del centrodestra in commissione (Russo per FdI, Cantalamessa per la Lega, Pittalis per FI, Salvitti per Civici d'Italia-NM-MAIE) firmano una nota congiunta: difendere Scarpinato, dicono, è "un insulto agli italiani e alla memoria dei martiri della lotta alla mafia". Gli contestano di essersi coordinato "a tavolino" con un indagato per favoreggiamento prima di un'audizione formale. Per Maurizio Gasparri (FI), il gip "boccia in maniera clamorosa" i comportamenti del senatore in commissione e il lavoro dell'Antimafia "continuerà con forte determinazione".

La difesa del M5S. Compatto il fronte dei Cinque Stelle. I commissari Ascari, Bilotti, Cafiero De Raho, Gubitosa e Nave parlano di tesi "assurda": "Dov'è il depistaggio se si chiede di riferire il vero in commissione?". Luigi Nave, capogruppo in commissione, si dice "sorpreso" che il gip scriva una tesi "evidentemente infondata" senza che né Scarpinato né Natoli, indagato, siano stati sentiti e le loro versioni incrociate. Il capogruppo al Senato Luca Pirondini rilancia: sono "i cortigiani della destra" a doversi "sciacquare la bocca", e chiede che vengano tirate fuori le chat tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Caroccia, che definisce prestanome della camorra. Solidarietà arriva anche dall'europarlamentare Giuseppe Antoci, che denuncia il tentativo di "usare la giustizia come clava per colpire gli avversari politici".

Il quadro. La vicenda si innesta sul provvedimento di oltre 600 pagine con cui il gip, accogliendo la richiesta dei pm, ha archiviato il filone contro ignoti sul movente mafia-appalti delle stragi di Capaci e via D'Amelio. Il giudice riconosce l'interesse di Falcone e Borsellino per il tema e il clima di ostilità in cui operarono, ma non individua elementi probatori per attribuire responsabilità a magistrati o a esponenti del mondo politico-imprenditoriale. Nel provvedimento non mancano critiche all'operato di altri ex magistrati, tra cui Natoli e Pignatone, accusati di favoreggiamento in un'inchiesta separata (reato ampiamente prescritto) che, alla luce di queste considerazioni, potrebbe avviarsi all'archiviazione.