LA POLEMICA
Scarpinato sotto assedio: ora anche i magistrati prendono le distanze
Unicost difende il gip di Caltanissetta Santi Bologna e richiama l’ex pm al rispetto della funzione giudiziaria. Dal centrodestra nuove richieste di dimissioni dall’Antimafia, mentre Pd e M5S lo difendono
La polemica intorno a Roberto Scarpinato non accenna a spegnersi. Dopo lo scontro sul provvedimento del gip di Caltanissetta Santi Bologna, che ha archiviato il filone dell'inchiesta sulle stragi del '92-'93 legato a mafia-appalti, sul senatore ed ex magistrato cresce la pressione politica. E nelle ultime ore sono arrivate anche due prese di posizione della magistratura associata a difesa del giudice nisseno.
La prima, in ordine di tempo, è quella della Consulta dei Giovani di Magistratura Indipendente, che già domenica aveva espresso «piena solidarietà e sincera vicinanza» a Santi Bologna, definito nel comunicato un giovane collega del gip di Caltanissetta.
Il riferimento è alle dure critiche rivolte al magistrato da Scarpinato dopo i passaggi del decreto di archiviazione che riguardano la sua attività e i suoi rapporti con l'ex pm Gioacchino Natoli. Nel provvedimento, il gip parla tra l'altro di una «attività depistante» e di un'attività di inquinamento delle dichiarazioni di Natoli. Scarpinato ha respinto con forza la ricostruzione, definendo quelle affermazioni «gravemente false» e sostenendo di aver semplicemente sollecitato Natoli a riferire in Antimafia circostanze che egli stesso gli aveva precedentemente raccontato.
La Consulta dei Giovani di Magistratura Indipendente, pur riconoscendo che i provvedimenti giudiziari possono essere criticati e che chiunque ritenga lesa la propria reputazione può tutelarsi nelle sedi previste dall'ordinamento, ha contestato il tono dello scontro. Nel mirino sono soprattutto le espressioni con cui il singolo magistrato sarebbe stato pubblicamente accusato di «falsità» e di aver fornito «manforte al bullismo istituzionale».
Un passaggio particolarmente significativo del comunicato riguarda proprio il fatto che le critiche siano arrivate da un ex magistrato oggi senatore della Repubblica. Per la Consulta, chi ha esercitato a lungo la funzione giudiziaria dovrebbe conoscere il peso che attacchi personali di questo tipo possono avere nei confronti di un giovane collega chiamato a svolgere il proprio lavoro «con equilibrio e serenità».
Il giorno dopo è arrivata la presa di posizione di Unicost, la corrente centrista della magistratura associata. La Direzione nazionale ha parlato di «profonda preoccupazione» per le dichiarazioni di Scarpinato nei confronti di Bologna, ribadendo che il diritto di critica verso i provvedimenti giudiziari è «legittimo e costituzionalmente garantito», ma che, soprattutto quando esercitato da esponenti delle istituzioni, deve svolgersi nel rispetto della funzione giudiziaria, «senza invettive e personalizzazioni».
Unicost ha quindi espresso «piena solidarietà umana e professionale» a Bologna e ai magistrati dell'Ufficio gip di Caltanissetta, sottolineando la particolare delicatezza del contesto nel quale operano. Il confronto sulle stragi del '92-'93, è il richiamo della corrente, merita «rigore e rispetto istituzionale»: la critica ai provvedimenti non deve trasformarsi in un attacco alla professionalità e all'imparzialità di chi esercita la funzione giudiziaria.
La doppia presa di posizione è arrivata mentre sul piano politico lo scontro si fa sempre più duro. Forza Italia e Fratelli d'Italia chiedono a Scarpinato di lasciare la commissione Antimafia, facendo leva proprio sulle valutazioni contenute nel provvedimento del gip. La richiesta non equivale, di per sé, a una rimozione automatica del senatore dalla Commissione, ma apre un caso politico sulla sua permanenza nell'organismo parlamentare.
Maurizio Gasparri ha chiesto a Scarpinato di «lasciare la commissione Antimafia», sostenendo che il senatore dovrebbe piuttosto chiedere scusa e lasciare l'incarico. Dal fronte di Fratelli d'Italia sono arrivate analoghe richieste di sostituzione.
A difendere Scarpinato è invece il fronte delle opposizioni. Il Pd contesta quello che definisce un uso politico della commissione Antimafia e rivendica la necessità di mantenere aperti diversi filoni di approfondimento sulle stragi. Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, respinge le richieste del centrodestra e rilancia lo scontro politico, spostando l'attenzione anche sulle vicende che hanno riguardato esponenti della maggioranza.
Sullo sfondo resta il nodo centrale: la ricostruzione delle stragi di Capaci e via D'Amelio e il peso da attribuire al dossier mafia-appalti. È proprio su questo terreno che si confrontano ricostruzioni diverse, dentro e fuori la commissione Antimafia.
Il generale Mario Mori, intervistato dal Giornale, ha invitato Scarpinato a fare «un passo indietro» e ha ribadito la propria convinzione sul ruolo avuto da mafia-appalti nella vicenda delle stragi. Una posizione che si inserisce nel più ampio confronto sulle piste investigative e sui possibili moventi che, a oltre trent'anni dagli attentati, continuano a essere oggetto di discussione.
La vicenda, dunque, ha ormai assunto una dimensione che va oltre il confronto tra un senatore e un giudice. Da una parte c'è la contestazione politica alle valutazioni di Scarpinato e la richiesta di un suo passo indietro dall'Antimafia; dall'altra la difesa del senatore da parte delle opposizioni e la rivendicazione della necessità di approfondire piste diverse sulla stagione stragista. Nel mezzo, per due giorni consecutivi, è arrivato il richiamo della magistratura associata a tenere distinto il diritto di critica dall'attacco personale al magistrato.
Ed è proprio questo il nuovo elemento della vicenda: mentre lo scontro politico si allarga, la magistratura associata ha scelto di mettere al centro la tutela della funzione giudiziaria e del gip Santi Bologna, chiedendo che il confronto sulle stragi rimanga ancorato agli atti e al rispetto istituzionale.