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Palazzo dei Normanni

Bagarre all’Ars sul Fondo per i territori da 50 milioni: la maggioranza propone, le opposizioni abbandonano l'aula

Il Fit, nuovo tesoretto per enti pubblici e religiosi, affida ampi margini decisionali all'Assemblea. Pd, M5s e Controcorrente denunciano il rischio di logiche elettorali e promettono battaglia

06 Ottobre 2026, 17:10

17:11

Ars

Il governo regionale ha presentato in commissione Bilancio dell'Ars un emendamento che istituisce il Fondo per gli investimenti territoriali (Fit, un pacchetto di interventi del valore complessivo di 50 milioni di euro che sarà gestito dal dipartimento Infrastrutture. L'obiettivo della misura è finanziare opere strutturali di enti pubblici ed ecclesiastici. Come si legge nella relazione tecnica che accompagna gli otto articoli della norma, questi fondi sono «finalizzati a promuovere la coesione economica, sociale e territoriale, ridurre i divari infrastrutturali e nell'accesso ai servizi tra le diverse aree della Regione, sostenere lo sviluppo delle comunità locali e assicurare la tutela, la messa in sicurezza, la riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio pubblico e religioso». A livello di ripartizione, una quota compresa tra il 60 e l'80 per cento delle risorse sarà destinata agli enti pubblici, mentre la parte rimanente andrà a beneficio degli enti ecclesiastici.

Il nodo politico sono i criteri di assegnazione dei fondi, strutturati per garantire "ampia flessibilità" al Parlamento regionale. Il documento chiarisce infatti che «la quote per gli enti pubblici e per gli enti ecclesiastici, per un minimo del 5 per cento, possono, facoltativamente, essere allocate in base ad apposito ordine del giorno dell'Assemblea regionale siciliana», mentre la somma rimanente verrà distribuita tramite avviso pubblico rivolto ai soggetti esclusi dalla prima tranche. La norma permette all'Ars di decidere in totale autonomia se limitarsi a gestire direttamente quel 5 per cento o se estendere la propria scelta fino a coprire l'intero ammontare del fondo, finanziando singoli interventi per importi compresi tra i 30 mila e un milione di euro. Secondo l'esecutivo, questa impostazione rispetta il principio di sussidiarietà, valorizzando l'approfondita conoscenza che i deputati hanno delle necessità e delle criticità dei propri territori di provenienza.

Una visione diametralmente opposta a quella delle opposizioni, che ha portato i rappresentanti di Pd, M5s e Controcorrente ad abbandonare per protesta i lavori della commissione Bilancio. I rispettivi capigruppo, Michele Catanzaro, Antonio De Luca e Jose Marano, hanno attaccato frontalmente la manovra: «Mentre la Sicilia affonda tra mille emergenze, il governo pensa di parcellizzare le risorse attraverso i Fit per accontentare gli appetiti dei deputati della maggioranza e far pagare ai siciliani la loro prossima campagna elettorale». Lamentando la totale assenza di una programmazione organica, le minoranze hanno preannunciato un'opposizione durissima, chiarendo che «se il governo intende proseguire sulla strada delle mancette ci troverà in aula pronti a dare battaglia per impedire che i soldi dei siciliani siano sperperati ad uso e consumo dei deputati di centrodestra».