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L'attesa

Schifani, una dura chiamata con Tajani e riunione notturna per decidere (subito?) sulle dimissioni

La telefonata del presidente in fase di "riflessione" sul da farsi con il leader di Forza Italia scuote ancora di più la situazione. Staff e parlamentari a lui vicini sono ora con lui a Palazzo d'Orleans

06 Ottobre 2026, 22:24

22:39

Schifani, una dura chiamata con Tajani e riunione notturna per decidere (subito?) sulle dimissioni

Un colloquio telefonico ad alta tensione tra il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, e il presidente della Regione, Renato Schifani, avrebbe aumentato la violenza del vero e proprio terremoto politico all'interno del partito, e del governo, in Sicilia. Il governatore poche ore fa ha annunciato una fase di riflessione in corso, preannunciando imminenti comunicazioni e manifestando un profondo disappunto per le parole del commissario regionale azzurro, Nino Minardo. Quest'ultimo, dopo l'ennesimo caso giudiziario che ha coinvolto la politica locale, aveva pubblicamente sottolineato la necessità di un rinnovamento politico sull'isola. Tuttavia, il vero nodo del contendere attorno a cui ruota lo scontro sarebbe la ricandidatura di Schifani alle elezioni regionali del 2027: un traguardo politico che il presidente siciliano dà per assodato, ma sul quale dai vertici romani del partito starebbero emergendo crescenti e pesanti dubbi.

Il clima incerto ha spinto Schifani a riunirsi d'urgenza a Palazzo d'Orleans, sede della Presidenza della Regione, insieme al suo staff e a un gruppo di parlamentari regionali a lui vicini. Già nella giornata di ieri si erano rincorse insistenti indiscrezioni in merito a imminenti dimissioni del governatore, alimentate proprio da quanto emerso durante il vertice tra Minardo e i segretari provinciali sulla necessità di cambiare rotta in Sicilia. Sebbene il presidente avesse prontamente smentito l'ipotesi di un passo indietro, la frattura interna non si è ricomposta. Al contrario, l'innalzamento dei toni e la crescente tensione registrata nelle ultime ore hanno fatto tornare prepotentemente a circolare le voci di possibili dimissioni nella serata odierna.

A caldo ieri, proprio su "La Sicilia" il governatore aveva smentito le voci di dimissioni circolate nel pomeriggio dopo quanto era filtrato durante la riunione convocata dal commissario di Forza Italia Minardo: «Occorre una proposta politica completamente nuova nell’Isola». «Mi ricandido e se non mi ricandido lo decido io» aveva detto Schifani. A distanza di 24 ore, adesso il presidente della Regione apre uno scenario pieno di incognite. Ad infiammare il clima dentro Forza Italia è stato l'ennesimo caso giudiziario nella maggioranza di centrodestra. A essere coinvolto questa volta è stato Gaetano Armao per il quale la Procura ha chiesto l’arresto per corruzione contestandogli di avere preso mazzette quando era a capo della Commissione tecnica specialistica (Cts) per le autorizzazioni ambientali della Regione siciliana su eolico e fotovoltaico, mandato che era scaduto all’inizio di agosto. Armao, che aveva un ufficio anche nel Palazzo della presidenza che è stato perquisito, si è subito dimesso da consigliere giuridico del governatore. Nel quartier generale romano di Forza Italia, ancor prima della chiamata con Tajani, non sarebbe piaciuta la reazione di Schifani alla richiesta di arresto: «Per quanto riguarda l’inchiesta su Armao mi rifaccio alle parole del procuratore de Lucia: vale la presunzione di non colpevolezza, ci saranno delle indagini, ma nulla a che fare con l’attività del governo regionale».

Il momento di "riflessione" di Schifani è stato commentato con ironia da Ismaele La Vardera, deputato Ars, leader di Controcorrente e possibile candidato alla presidenza della Regione. «Apprendiamo che Schifani, alla luce delle dichiarazioni di Minardo, sta riflettendo sulle decisioni da prendere. Credo che la strada sia una e una sola quella delle dimissioni immediate. Quella di Schifani è la peggiore legislatura di sempre fatta di arresti e inchieste. Ecco oggi ha la possibilità di liberare finalmente la Sicilia. Lo faccia senza avere tentennamenti e ci risparmi la suspence, non serve che salga al Colle, al massimo faccia una salita a Monte Pellegrino».

Anche dal Partito democratico, per voce del deputato Nello Dipasquale, si chiedono le dimissioni: «Ho l’impressione che il governatore Schifani stia cercando ancora una volta di prendere tempo e di fare paura ai deputati della sua maggioranza. Le dimissioni non si annunciano, si danno. Sono certo - ha proseguito - che ancora una volta Schifani resterà ben saldo sulla sua poltrona - aggiunge Dipasquale -. La mossa di paventare le dimissioni serve soltanto a gettare nel panico il centrodestra, e in particolare il suo stesso partito, Forza Italia, che di fatto lo ha sfiduciato attraverso le parole del suo commissario».

Intanto la commissione regionale Antimafia, presieduta dal deputato regionale del Pd Antonello Cracolici, stamani ha annunciato che avvierà un’indagine conoscitiva sui recenti episodi di natura corruttiva emersi nell’ambito dell’amministrazione regionale. E il primo a essere ascoltato in audizione sarà il presidente Schifani.