Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
7 ottobre 2026 - Aggiornato alle 21:50
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Il giornale di oggi

Leggi
☰

Politica

Legge elettorale, la maggioranza sfida il voto segreto

Il centrodestra guarda con fiducia al passaggio decisivo dopo i 228 sì alla fiducia sull’articolo 3. La premier Meloni: «Sono sempre tranquilla»

07 Ottobre 2026, 21:29

21:30

Legge elettorale, la maggioranza sfida il voto segreto

Il clima della vigilia, nella maggioranza, è di scaramantico ottimismo. Qualche timore, ma non troppi, in vista del voto finale a scrutinio segreto sulla legge elettorale. «Tranquilla? Lo sono sempre», risponde la premier Giorgia Meloni, rispecchiando di fatto il clima che si respira nel centrodestra.

Il passaggio è cruciale e, in vista dell’appuntamento delle 12.30, le opposizioni hanno chiesto alla presidenza della Camera di mettere in campo tutti gli strumenti possibili per garantire la segretezza del voto, compreso il ritorno al sistema delle palline e delle urne. La replica del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è che, secondo il regolamento, questo tipo di votazione viene utilizzato soltanto in caso di malfunzionamento del sistema.

Si voterà dunque con procedimento elettronico, con un appello alla «responsabilità di ciascuno». È chiaro, ad ogni modo, che verranno messe in campo vigilanza e attenzione estrema. Non è possibile però impedire gli spostamenti di banco all’ultimo momento, come accaduto durante il voto delle pregiudiziali, quando le opposizioni hanno protestato parlando di «vedette» dai banchi più alti dell’emiciclo.

Dalla scorsa votazione segreta, inoltre, è stato impedito agli staff dei partiti, dopo le polemiche di luglio, di avere accesso alla tribuna stampa, dalla quale è anche più facile controllare le postazioni dei deputati, in particolare quelle centrali di Forza Italia e Lega. Lo stesso accadrà con il voto finale.

Nonostante il pressing, i controllori e qualche tensione, l’ipotesi di sorprese, allo stato, sembra residuale. La maggioranza ha mostrato numeri notevoli con 228 sì, su 232 deputati complessivi del centrodestra, alla fiducia sull’articolo 3 della riforma. Numeri che si sono ripetuti anche sull’approvazione dell’articolo 8, che ha visto l’astensione delle opposizioni e ha confermato il voto fuorisede per le politiche, esteso al Senato anche ai caregiver.

Niente da fare, invece, per l’ordine del giorno a firma di Riccardo Magi sulla raccolta digitale delle firme. Il segretario di +Europa, che ha ricevuto l’applauso dei colleghi in Aula, è a una settimana di sciopero della fame e ha scelto di continuare anche dopo che il governo ha riformulato il suo ordine del giorno in materia, proponendo un parere favorevole come raccomandazione.

Una formulazione che Magi ha rifiutato, sostenendo che «sembra la premessa per non fare nulla». «La battaglia continua», ha aggiunto, annunciando di fatto che le opposizioni riproporranno la questione in Aula anche nelle dichiarazioni di voto finali.

A dimostrazione della sostanziale tranquillità dei più nel centrodestra ci sono anche i discorsi che si moltiplicano nei capannelli in Transatlantico e che hanno già come tema la composizione delle liste. Se la legge supererà anche il vaglio della Consulta, le liste non saranno infatti di facile costruzione, visto il meccanismo misto di capilista e preferenze e la possibilità di fare fino a cinque pluricandidature.

«Io voglio andare a preferenza», si porta avanti, ad esempio, il ministro Tommaso Foti. Nei ragionamenti della maggioranza resta poi aperto anche il tema dell’election day, con i suoi pro e contro. Tra questi ultimi viene indicata la complicazione per gli elettori di avere più di una scheda con preferenze da esprimere in maniera diversa: con il nome nel caso dei Comuni, con la crocetta alle politiche.

Non mancano, inoltre, i timori sull’effetto che le preferenze possano avere sui deputati, che il giorno dopo l’approvazione della legge potrebbero essere spinti a un’attività molto più decisa sui territori.

Il tutto mentre il governo si avvia a lavorare a una delicata manovra di bilancio.