le reazioni
Schifani e il ddl anticorruzione al posto delle dimissioni, opposizioni: «Siamo su Scherzi a Parte, tutti in piazza per mandarli a casa»
La giunta approva un disegno di legge. Pd, Controcorrente e Alleanza Verdi e Sinistra attaccano: «Vogliono solo gestire i soldi della finanziaria e non vogliono perdere la loro pensione»
Nel giorno i cui ci si aspettavano le dimissioni di Renato Schifani dopo l'ennesima inchiesta per corruzione che colpisce uno degli uomini a lui più vicini, Gaetano Armao, il governatore rilancia e annuncia l'approvazione di un decreto anticorruzione. «Pensavo di averle viste tutte in questi giorni, ma invece non è così, il capolavoro doveva ancora arrivare - attacca Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente - La giunta regionale, che ha al suo interno membri rinviati a giudizio per corruzione cosa fa dopo il caso Armao? Approvazione un disegno di legge anticorruzione. Io spero che dietro queste scelte ci siano degli autori del programma televisivo ‘Scherzi a parte’, perché se così non fosse saremmo davanti ad una giunta che ha approvato da sola un ddl che renderebbe alcuni di loro incompatibili».
Quindi la provocazione: «Sono sicuro che la giunta di Schifani non era lucida in quel momento e per questa ragione noi come Controcorrente abbiamo presentato un emendamento che impone l’obbligo a tutti i deputati e gli assessori di controlli antidroga periodici e obbligatori, proprio per evitare queste prese in giro».
Anche gli altri partiti di opposizione attaccano duramente il governo Schifani. In una nota, Pierpaolo Montalto, segretario regionale di Sinistra Italiana Sicilia-AVS, e Fabio Giambrone, portavoce regionale di Europa Verde-AVS, denunciano il quadro politico e giudiziario che investe l’Assemblea regionale e vari territori, richiamando «l’arresto di Cuffaro», «i 17 indagati all’Ars, da Sammartino a Galvagno e Iacolino», oltre a vicende di presunta connivenza con la mafia e al «suo consulente giuridico prediletto che riceveva e nascondeva mazzette». A loro giudizio, «questi le poltrone non le mollano!», spinti dalla volontà di gestire «i soldi della finanziaria» e intimoriti da deputati «che non vogliono perdere la loro pensione».
Montalto e Giambrone accusano Schifani di «andare avanti comunque» nonostante una maggioranza «assolutamente compromessa» e la delegittimazione anche interna al suo partito, definendo la scelta «l’ennesimo atto di sconcertante arroganza politica e di mancanza di rispetto per la credibilità delle istituzioni». Da qui l’appello alle forze progressiste e ai cittadini: «Basta errori, basta paure e timori, perché saremo noi a doverli cacciare».
Durissimo anche il commento del segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, dopo l’approdo in giunta del disegno di legge contro la corruzione: «Ci manca solo il tariffario… tra i punti inseriti nel tardivo disegno di legge anticorruzione proposto stamattina in giunta di governo da un ineffabile Schifani. Aveva annunciato le dimissioni dopo il caso Armao, il suo fidato esperto giuridico accusato di corruzione per il quale la procura chiede l’arresto e dopo che è stato mollato anche dal suo partito di riferimento. E invece…. Avevamo auspicato le dimissioni – prosegue – come ultimo atto di igiene etica di fronte all’ennesimo caso di corruzione che riguarda il suo Governo. L’esito della giunta lampo di stamattina è semplicemente imbarazzante. Ci saremmo aspettati che il presidente disponesse la sospensione delle attività della Cts e l’avvio di una ispezione su tutte le istruttorie di cui si è occupata, in particolare da quando a presiederla era il suo esperto, l’avvocato Armao. Ma è successo quello che temevamo: ancora nomine, occupazione di poltrone, come se non ci fosse un domani. E poi la farsa: la giunta vara un disegno di legge anti corruzione, quando oramai il bubbone gli è scoppiato tra le mani. Sarebbe interessante – conclude – sapere se il ddl è stato votato anche da quegli esponenti di giunta verso cui sono pendenti procedimenti penali per reati contro la pubblica amministrazione».
Nei giorni scorsi il Pd ha lanciato la proposta di una manifestazione a Palermo martedì 13 ottobre per chiedere le dimissioni del governo regionale. All’iniziativa, che si terrà alle 14 in piazza Indipendenza davanti a Palazzo d’Orleans, hanno aderito Pd Sicilia, M5S, Controcorrente, Sinistra Italiana, Europa Verde, Italia Viva, +Europa, +Uno, Progetto Civico Italia, Psi, Sinistra Futura, PeR, Spazio Civico e Possibile. Montalto lancia l'appello: «Tutti in piazza martedì prossimo per mandarli a casa».


