Emergenza carceri
Gazzi tra degrado e carenza medici, chiesti interventi urgenti
Una fotografia in chiaroscuro quella scattata ieri dalla Garante delle persone private di libertà, Lucia Risicato, intervenuta in settima commissione consiliare, insieme all’assessore alle politiche sociali, Alessandra Calafiore e alla nuova direttrice del carcere di Gazzi, Romina Taiani, alla sua prima uscita pubblica dopo la nomina.
Una lunga relazione partita dal dato nazionale sul sovraffollamento e giunta all’analisi delle criticità relative alla casa circondariale di Gazzi, una struttura che, pur essendo stata nel tempo oggetto di diversi interventi, soffre i segni del tempo. «Le maggiori criticità – spiega Risicato - riguardano soprattutto il reparto ospedaliero che è a corto di medici e personale che possa garantire la piena assistenza sanitaria. Senza contare i disagi legati alla struttura che è ormai vetusta. L’ascensore del reparto donne in alta sicurezza si è rotto, e questo significa per alcune detenute con mobilità ridotta non potere neanche scendere per i colloqui. Vanno poi creati nuovi spazi per le attività trattamentali, per la socialità e soprattutto per la scolarizzazione».
Un problema quest’ultimo che riguarderebbe in particolare le poche donne ristrette alla circondariale. «Molte di loro – spiega la garante – hanno un livello di scolarizzazione elementare e appena varcano la soglia del carcere e vengono allontanate dalla famiglia e dai figli, cadono in depressione. Credo che rispetto a detenute che sembrano in qualche modo da un lato refrattarie e dall’altro evidentemente disperate, si debbano adottare strategie risocializzanti diverse da quelle che sono state percorse fin qui, peraltro anche con buoni risultati, pensando magari a qualcosa di più significativo come la scuola».
Un’idea questa sposata appieno anche dalla direttrice della struttura il cui obiettivo, oltre alla riqualificazione degli spazi, è quello di realizzare nel prossimo futuro un monoblocco interamente dedicato alle attività didattiche, sul modello pensato dal compianto Nunziante Rosania, ex direttore del carcere di Barcellona (di cui la Taiani, già direttrice, è oggi responsabile in attesa di un nuovo interpello), che al centro della struttura creò una vera e propria scuola con quattro aule dedicate.
Altro tema quello del disagio psichico: «C’è un numero impressionante di detenuti con problemi psichiatrici e con problemi di dipendenza – spiega Risicato -. Un problema enorme di cui praticamente non si parla. Molte delle persone con cui dialogo ogni giorno hanno disturbi psichiatrici gravi che non sono stati diagnosticati al momento dell’ingresso in carcere o che sono sorti dopo l’ingresso nella struttura».