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L'Autonomia come chiave per le urne anticipate: il piano della premier per convincere Salvini

L'accelerazione sui ddl attuativi entro novembre potrebbe sbloccare il via libera del Carroccio all'ipotesi del voto in primavera

09 Ottobre 2026, 23:21

23:30

L'Autonomia come chiave per le urne anticipate: il piano della premier per convincere Salvini

L’approvazione definitiva della nuova legge elettorale ha ufficialmente aperto il cantiere delle strategie e riacceso la domanda che agita i palazzi romani: quando si voterà? Dietro le dichiarazioni di compattezza della maggioranza, l’ipotesi di un ritorno alle urne nella primavera del 2027 guadagna spazio nei desiderata di Giorgia Meloni, ma incontra la netta opposizione degli alleati di governo, determinati a condurre la legislatura fino alla scadenza naturale dell’autunno 2027.

Al di là della diplomazia di facciata, la presidente del Consiglio considera lo scenario di un voto primaverile un passaggio tattico cruciale. L’obiettivo è evitare il bis del 2022, quando l’insediamento del nuovo esecutivo coincise con la fitta sessione della legge di bilancio. Tornare ai seggi a inizio anno consentirebbe al governo entrante di insediarsi con il tempo necessario per impostare le politiche economiche senza la pressione della manovra autunnale.

A raffreddare l’ipotesi di elezioni anticipate sono Antonio Tajani per Forza Italia, Maurizio Lupi per Noi Moderati e Matteo Salvini per la Lega, tutti orientati a proseguire fino all’autunno 2027. Il leader leghista, in vista del Congresso federale che ne confermerà la guida, ha ribadito la necessità di portare a termine i cantieri aperti e le riforme strutturali. La vera moneta di scambio per superare le resistenze del Carroccio resta però l’Autonomia differenziata.

Dopo l’avvertimento lanciato da Roberto Calderoli a Pontida, la Lega pretende un’accelerazione sui quattro disegni di legge attuativi per Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte. L’esecutivo ha 45 giorni per licenziarli in Consiglio dei ministri entro novembre, prima dell’invio al Senato: chiudere questo passaggio rappresenta per Meloni la chiave per attenuare le perplessità leghiste sul voto in primavera. In attesa di un vertice di maggioranza tra Meloni, Salvini e Tajani alla vigilia del Cdm sul Documento programmatico di bilancio (Dpb), le manovre parlamentari segnalano già la corsa al premio di maggioranza fissato al 42%.

Per centrare la soglia ed evitare l’obbligo delle 6.000 firme, Fratelli d’Italia ha stretto un’intesa tattica con Sud chiama Nord di Cateno De Luca, garantendo il prestito di parlamentari (tra cui Luca Sbardella e Manlio Messina) in modo da consentire la formazione della componente nel Misto con sole 1.500 sottoscrizioni. Dal fronte opposto, la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, incalza la maggioranza reclamando il ritorno immediato alle urne (“prima ci sono meglio è”), mentre la dirigenza di FdI celebra il passaggio verso quella che definisce la “Terza Repubblica”, rivendicando la fine dei governi tecnici e dei “governicchi”.