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L'incontro Armao-Caruso: «L'assessore si dimetta, vergogna senza fine», l'affondo di Controcorrente

I deputati La Vardera, De Leo, Gilistro e Marano intervengono dopo la pubblicazione sul nostro quotidiano di un articolo che racconta le rassicurazioni dell'assessore all'ex consigliere del governatore

10 Ottobre 2026, 10:45

10:50

armao caruso

«Caruso non può più stare lì, faccia un passo indietro e si dimetta». Il gruppo di Controcorrente all'Ars composto da Ismaele La Vardera, Alessandro De Leo, Carlo Gilistro e José Marano, interviene dopo la pubblicazione sul nostro quotidiano di un articolo che racconta dell'incontro, il 2 settembre, tra l'assessore alla Salute Marcello Caruso e Gaetano Armao, l'ex consigliere personale di Renato Schifani indagato per corruzione. 

«Sembra proprio una rete tentacolare, di quelle brutte. Da quanto uscito sui giornali l’assessore regionale alla Salute e delfino di Schifani, Marcello Caruso, sembrerebbe avrebbe mentito ai magistrati sui suoi rapporti con Armao per poi rassicurarlo su alcune pratiche. Sempre secondo i giornali addirittura avrebbe detto di non aver incontrato Armao nel suo ufficio, quando alcune immagini parlano chiaro. Ecco si tratta di una vergogna senza fine. Se quello che sta emergendo dovesse essere confermato, siamo davanti ad un sistema che fa vomitare».

Il 2 settembre, appena un mese fa, Armao ha incontrato Caruso, ottenendo da lui ampie rassicurazioni a proposito del decreto che avrebbe aperto il mercato delle cure palliative in Sicilia e che invece l'ex vicepresidente voleva rallentare, ritardandone l’attuazione, perché così serviva agli imprenditori che lo avevano messo a libro paga. «Questa vicenda la conosco bene», dice Caruso. E quando Armao gli propone di predisporre «una memorietta che giustifica le posizioni... le questioni», l’assessore replica: «Questa preparala». È quanto emerge dall'ultima informativa depositata dalla squadra mobile di Palermo. Diversa la versione che lo stesso assessore ha dato ai pm che lo hanno interrogato pochi giorni fa.