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Pierferdinando Casini non si ricandida: "Lascio il seggio ma non la politica"

Dopo una carriera iniziata nella Democrazia cristiana ringrazia Bologna e difende la propria autonomia

11 Ottobre 2026, 09:20

09:30

Casini non si ricandida: il congedo dal Parlamento dopo una carriera iniziata nel 1983

Casini: "Dopo 44 anni non mi ricandido. Lascio il Parlamento"

Era entrato a Montecitorio quando esisteva ancora la Democrazia cristiana. Ora Pier Ferdinando Casini sceglie di non chiedere un altro mandato: alle prossime elezioni politiche non si ricandiderà. Il suo annuncio chiude in prospettiva un percorso iniziato nel 1983, ma distingue l’uscita dal Parlamento dall’abbandono della politica. 

La decisione è stata annunciata nell’intervista a Fabrizio Roncone pubblicata dal Corriere della Sera oggi. Casini intende lasciare spazio a persone che si riconoscano maggiormente nei partiti e nelle coalizioni delle prossime elezioni. Non presenta dunque la rinuncia soltanto come la conclusione di una lunga carriera: la lega anche al rapporto fra la propria autonomia e le formazioni che chiederanno il consenso degli elettori. È questa la motivazione politica che accompagna il congedo. 

Una scelta per le prossime elezioni, non dimissioni immediate

Il passaggio annunciato riguarda la mancata ricandidatura, non un’uscita immediata dal Senato. Nel colloquio con il Resto del Carlino, Casini colloca infatti la conclusione del percorso parlamentare alla scadenza del mandato. La distinzione è importante: il saluto alle istituzioni rappresentative viene anticipato rispetto al prossimo appuntamento elettorale, mentre resta aperto lo spazio per un impegno pubblico senza un seggio. 

Anche il riferimento ai 44 anni va letto nella prospettiva indicata dall’annuncio. Casini entrò alla Camera nel 1983: nell’ottobre 2026 sono trascorsi poco più di 43 anni dal suo ingresso in Parlamento; il quarantaquattresimo anniversario cadrà nel luglio 2027. La cifra utilizzata per il congedo guarda dunque alla conclusione del percorso, non alla durata già interamente maturata nel giorno dell’intervista. La lettera ai bolognesi pubblicata dal Carlino indica precisamente il 12 luglio 1983 come inizio dell’esperienza parlamentare.

Per l’ex presidente della Camera, il problema più difficile non è conquistare un incarico, e neppure conservarlo: è riconoscere quando sia opportuno smettere. Il ringraziamento a quanti lo hanno sostenuto accompagna questa valutazione personale, che La Stampa riporta come uno degli elementi centrali dell’annuncio. Fermarsi, nella sua lettura, significa accettare che la rappresentanza possa passare ad altri. 

Dalla Democrazia cristiana alla presidenza della Camera

La biografia istituzionale aiuta a misurare la portata della scelta. Nato a Bologna il 3 dicembre 1955, laureato in giurisprudenza, Casini diventò consigliere comunale nel 1980 e deputato della Democrazia cristiana nel 1983. Fu riconfermato a Montecitorio dalla IX alla XVI legislatura. Nel gennaio 1994, dopo lo scioglimento della Dc, promosse il Centro cristiano democratico, collocato nella coalizione di centrodestra. Fu inoltre eletto al Parlamento europeo nel 1994 e nel 1999, restando in carica fino al 2001. 

Il 31 maggio 2001 venne eletto presidente della Camera, al quarto scrutinio, con 343 voti. La sua presidenza si concluse con la XIV legislatura nel 2006. Nel 2002 promosse la formazione dell’Udc; nel 2008 quella forza politica rifiutò di aderire al Popolo della libertà, scegliendo una posizione autonoma dai due schieramenti. Sono passaggi che descrivono una carriera fatta anche di costruzione di partiti e ridefinizione delle alleanze, non soltanto di continuità negli incarichi. 

Dalla XVII legislatura il suo percorso è proseguito al Senato. La scheda istituzionale della XVIII legislatura documenta l’elezione del 2018 nel collegio di Bologna, l’appartenenza al gruppo Per le Autonomie e il lavoro nelle commissioni Esteri e Difesa, oltre che nella Vigilanza Rai. Gli incarichi restituiscono anche la dimensione meno visibile della vita parlamentare: attività di commissione, relazioni internazionali e controllo sulle istituzioni. 

Bologna e l’indipendenza politica

Nel messaggio alla sua città, Casini ringrazia il centrosinistra per averlo sostenuto negli ultimi anni come indipendente. Insiste soprattutto sulla necessità di recuperare una politica radicata fra le persone: Bologna, spiega, ha dato senso al suo cammino e ne resta un riferimento essenziale. Il congedo non cancella questa relazione. Al contrario, la porta al centro del bilancio, insieme alla gratitudine per chi gli ha consentito di conservare autonomia. 

Tra i ricordi dell’esperienza a Montecitorio emerge l’incontro con Giovanni Paolo II. La visita del pontefice al Parlamento italiano avvenne il 14 novembre 2002, come attesta il Portale storico della Camera: fu il primo papa a pronunciare un’allocuzione solenne davanti a deputati e senatori. Per Casini, che lo accolse da presidente dell’Assemblea, quel giorno rimane un momento particolarmente significativo della propria esperienza istituzionale e religiosa. 

L’intervista non è però soltanto retrospettiva. Casini riconosce a Giorgia Meloni solidità nella guida della coalizione e invita a non sottovalutare Elly Schlein, della quale sottolinea la capacità di raggiungere giovani lontani dalla politica tradizionale. Sono valutazioni che appartengono al suo bilancio personale, non endorsement: mostrano che l’attenzione per la competizione politica resta anche mentre annuncia la rinuncia a parteciparvi da candidato. 

Il seggio, dunque, avrà una conclusione; la passione politica no. Nella lettera ai bolognesi Casini richiama la democrazia liberale, la giustizia sociale, la pace e l’integrazione europea come ragioni per continuare a impegnarsi. È su questa distinzione che costruisce il saluto: lasciare la rappresentanza parlamentare senza considerare esaurito il rapporto con la vita pubblica.