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Progressi al Comune, giudice del lavoro dà ragione a Palazzo Zanca

Il Tribunale del lavoro dichiara inammissibile il ricorso della Fp Cgil e avalla la graduatoria che riduce da circa 480 a 210 i beneficiari delle progressioni: Carrubba difende l'applicazione della legge, i sindacati annunciano ricorso

12 Ottobre 2026, 17:49

17:50

Progressi al Comune, giudice del lavoro dà ragione a Palazzo Zanca

Secondo stop per i sindacati sulle progressioni economiche orizzontali a Palazzo Zanca. Dopo la causa del Csa, il Tribunale del lavoro, con decreto pubblicato sabato, ha rigettato anche il ricorso della Fp Cgil per condotta antisindacale, dichiarandolo inammissibile.

La vicenda è tra i motivi dello stato di agitazione che doveva sfociare nello sciopero del 31 luglio, poi sospeso per il crollo della palazzina a Pistunina. Ad infiammare i sindacati c’è la nuova graduatoria con cui la segretaria e direttrice generale Rossana Carrubba ha modificato i criteri concordati con il precedente dg, Salvo Puccio, riducendo i beneficiari da circa 480 a 210 e lasciando fuori 270 dipendenti. Il giudice del lavoro ha accolto in pieno la linea del Comune, difeso dall’avvocato Santi Delia. Secondo il decreto, la contrattazione integrativa non può superare i limiti di legge che si basano su selettività, platea ristretta e risorse disponibili.

Il tribunale legittima anche la marcia indietro, perché l’alternativa sarebbe stata bloccare la procedura, danneggiando gli stessi beneficiari. La segretaria Carrubba vede quindi per la seconda volta confermata la sua linea e a fronte di attacchi e insulti rivendica ancora una volta di aver solo applicato la legge a tutela del denaro pubblico. «Rispettare le regole non è un atto di ostilità verso nessuno» scrive Carrubba sulle sue pagine social. Sulla vicenda non intende arretrare la Fp Cisl. Anche perché, spiegano dal sindacato: «Le nostre ragioni non sono state esaminate perché oggetto di un ricorso autonomo, che sarà deciso a gennaio».

Il sindacato ricorda che l’accordo era stato certificato dai Revisori, che lo stesso Comune definisce i 270 esclusi «aventi diritto non beneficiari» e che a Roma, per una situazione analoga, il sindacato ha già vinto in Appello. «Non togliamo nulla ai 210 colleghi - conclude - ma andremo fino in Cassazione».