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Regione, già lite sull'esercizio provvisorio: l'incubo di lacrime e sangue non è finito

Di Mario Barresi

CATANIA - Non c’è un attimo di respiro. Nella Sicilia delle mille pezze apposte sul deretano finanziario, appena coperta la crepa più grande - quella sul disavanzo di 2,2 miliardi ora “spalmabile” come una Nutella deleteria per le prossime generazioni - si apre un altro pertugio. Che, seppur con una ravvicinata data di scadenza (qualche mese, due secondo l’ipotesi del governo regionale), minaccia già la serenità di teatri, parchi regionali ed enti vari. Oltre a una serie di istanze, piccole e grandi, che rischiano di restare inesaudite per totale assenza di fondi.

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Dove eravamo rimasti? Al “Salva Sicilia”. Il giorno della vigilia di Natale, a Palermo, la giunta di Nello Musumeci (il governatore non c’era, a presidere era Gaetano Armao) ha partorito il disegno di legge sull’assestamento di bilancio 2019 e per il triennio 2019/21, in base al decreto del Consiglio dei ministri, che il 23 dicembre ha concesso il via libera “condizionato” (all’introduzione di controlli esterni al bilancio e soprattutto a un piano di riforme da condividere con Roma) alla spalmatura in 10 anni del disavanzo. Il provvedimento di Palazzo Chigi andrà in Gazzetta ufficiale, come decreto del presidente della Repubblica, soltanto lunedì prossimo. Ma il testo è già noto, poco più di una formalità l’attesa.

L’assestamento della giunta è un documento molto tecnico, in cui il dato più importante è che la Regione non dovrà più tagliare i 260 milioni di residui non spesi nel 2019. Nel ddl della giunta, inoltre, si ricalcola in 7,3 miliardi il saldo finanziario negativo al 31 dicembre 2018 e si esplicitano tempi e costi del ripianamento: 1,3 miliardi di residuo del disavanzo del 2014 (16 “rate” annuali di 57,1 milioni e 10 quote di 42,4 milioni); 4,7 miliardi di residuo del disavanzo da riaccertamento straordinario dei residui (26 annualità da 164 milioni e 10 da 49 milioni); 187 milioni di disavanzo 2017 (6,2 milioni in un trentennio); 1 miliardo di disavanzo dalla gestione dell’esercizio 2018 (102 milioni l’anno fino al 2029).

Fin qui il piano per pagare i “debiti” in comode in rate pluriennali, pur non indifferenti nel tempo. Il ddl sull’assestamento è arrivato oggi in commissione Bilancio dell’Ars, assieme a quello del rendiconto 2018, dove ha ricevuto l'ok. Ora, forse domani stesso, ci saranno il passaggio in aula con un tempo breve per emendamenti che non si annunciano ostici né, soprattutto, copiosi. «È un testo molto asciutto, chi si aspettava, nel bene o nel male, che il governo Musumeci ne approfittasse per infilare altre questioni rimarrà deluso», confessa un vecchio saggio del centrodestra di Sala d’Ercole.

Ma oggi, nel giorno del ritorno dalla breve pausa natalizia, a Palermo è previsto un altro passaggio importante in materia finanziaria. La giunta Musumeci dovrà affrontare, fra gli altri, il nodo del bilancio 2020, ancora in mente dei nell’iter dell’Ars. Già scontato l’esercizio provvisorio - la stima ottimistica del governo è di due mesi - ora il punto è come affrontarlo.

Ci sono due scuole di pensiero, che corrispondono a due fazioni governative l’una contro l’altra armate.

La prima sostiene la strada più semplice e scorrevole: gestire in dodicesimi i mesi “bianchi”, senza dover forzare in Assemblea e accelerare sul bilancio definitivo di previsione.

Ma c’è un’altra parte, della coalizione e del governo, che ritiene questa soluzione «inutilmente dannosa». Soprattutto per un motivo: nel previsionale pluriennale 2019/21, molti capitoli del 2020 sono di fatto senza risorse. «E un dodicesimo di zero fa sempre zero», ironizza chi pensa già agli effetti politici della scelta.

Le voci azzerate sono decine. Alcune insignificanti, per l’importo o magari per la breve durata della sofferenza finanziaria. Ma altri capitoli - fra i quali fonti dell’Ars citano quelli di spesa per teatri, trasporti, parchi regionali, partecipate, enti e precariato assortito - rischiano di restare all’asciutto nei primi mesi dell’anno entrante. «E perché dobbiamo farci mettere sotto scopa dalle opposizioni - si chiede un assessore lungimirante - che dopo le proteste magari si prenderanno il merito degli aggiustamenti?».

Sulla base di questo ragionamento (e non solo) emerge un piano B: la giunta potrebbe non deliberare alcuna ipotesi di bilancio provvisorio con numeri ingessati, ma si riserverebbe - correndo il rischio calcolato di qualche giorno di gestione provvisoria con i soli residui di cassa per spese vincolate - un’altra via. Giusto il tempo di approntare, in modalità flash, un nuovo bilancio pluriennale, stavolta 2020/23, dando copertura ai capitoli azzerati. Musumeci, sulla questione, s’è finora mostrato “laico”. Ma il parere del governatore, oggi pomeriggio, sarà decisivo.

Twitter: @MarioBarresi

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