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La Lega come un “arca di Noè”: sì dei lombardiani, Musumeci tace

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La Lega come un' “arca di Noè”: sì dei lombardiani, Musumeci tace

Di Redazione

Catania. Più che un sasso nello stagno, è un maremoto. La mossa della Lega, che in Sicilia vuole «aprire ai movimenti» con l’ipotesi di un «patto federativo» sullo stile del Partito sardo d’azione, ha l’effetto di risvegliare molti - seppur con reazioni diverse - dalla quarantena di questi ultimi mesi.

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L’appello lanciato ieri dal viceré salviniano nell’Isola, Stefano Candiani (dopo il via libera di Matteo Salvini) incassa, al netto di imbarazzati silenzi, manifestazioni d’interesse pubbliche. E private. Ridestando, inoltre, sopite pulsioni autonomiste, oltre che interessi di alcuni senzatetto della politica regionale.

Ma chi è disponibile a sedersi al tavolo per vedere le carte della Lega? Di certo gli autonomisti, tenutari dell’eredità di Raffaele Lombardo. Che, sollecitato sul tema, tace. Trapela solo una frase smozzicata ai suoi: «In tema di “migrazioni”, e non solo, l’unica autorità che ricosco è il Papa». E allora è Roberto Di Mauro, vicepresidente dell’Ars, a rompere il ghiaccio con La Sicilia: è «un bene» questa «linea aperturista della Lega, a condizione che ci siano convergenze politiche chiare per lo sviluppo dei siciliani e delle autonomie». Tra l’altro, per l’ex Mpa, non sarebbe la prima volta: «Siamo stati antesignani nel 2006 di un percorso con la Lega», ricorda Di Mauro, che aggiorna le priorità: oltre a federalismo fiscale, fiscalità di vantaggio, Ponte sullo Stretto, «un confronto su politiche migratorie e strumenti per ridurre il divario tra Nord e Sud». Obiettivi che «hanno senso se sono appoggiati non solo da forze territoriali, ma anche nazionali». E allora l’accordo con Salvini è possibile: «Non ci interessano logiche algebriche né sommatorie elettorali, ma un progetto di sviluppo», chiarisce il lombardiano doc. In sintonia sui tempi (rapidi) dettati dal deputato leghista Nino Minardo. «Anche in vista delle prossime amministrative in Sicilia ci possono essere punti di incontro con i movimenti di base, territoriali e autonomisti», scandisce Di Mauro. E il più importante laboratorio potrebbe essere proprio la sua città: Agrigento. Dove in autunno le 4-5 liste a sostegno del candidato civico Franco Miccichè potrebbero gemellarsi alla Lega. Rompendo l’asse del centrodestra a sostegno di Marco Zambuto.

Un’altra disponibilità arriva dall’Unione dei Siciliani, movimento di cui Gaetano Armao (iscritto a Forza Italia) è presidente onorario. A esporsi è un fedelissimo, Rino Piscitello, che accoglie «con interesse e disponibilità al confronto» l’appello della Lega. Mettendo l’accento sul modello Sardegna («lì il Psda fa una propria lista alle Regionali e sostiene la Lega alla Politiche e alle Europee») e sottolineando - in un passaggio evidentemente concordato con Armao - che «è indispensabile che le forze autonomiste e sicilianiste si uniscano sotto la guida del presidente Musumeci».

Già, Nello Musumeci. Nessuna reazione ufficiale, ieri, dal governatore (che martedì sera aveva visto Candiani a Roma), né da alcuno dei suoi. Da mesi il leader di DiventeràBellissima è il promesso sposo di Salvini, in un reciproco corteggiamento sulle montagne russe di affinità elettive mai sbocciate e reciproche convenienze alternate. Mai convinto fino in fondo di arrivare all’altare, eppure sempre pronto ad assecondare un progetto accarezzato, da tempi non sospetti, dal suo figlio politico putativo Ruggero Razza. Il governatore credeva che i tempi della scelta si fossero dilatati tanto da permettergli di aggregare prima lui proprio quei movimenti a cui oggi la Lega apre tout court, presentandosi con una dote più robusta di voti al matrimonio d’interesse. Tanto più che aveva ricevuto sollecitazioni, persino da Lombardo stesso, ad avviare un percorso di cui il governatore sarebbe stato «il leader naturale e riconosciuto». E invece ora la mossa della Lega lo spiazza. Tant’è che i cellulari dei salviniani che contano, da ieri mattina, sono roventi. Telefonate e sms da parte di truppe e graduati del ColonNello. Tutti dello stesso tenore: «Ma perché aprire a tutti?».

Una legittima rivendicazione di ius primae noctis, sulla quale Minardo, fra gli ambasciatori da sempre più in sintonia con Razza, rassicura: «Il dialogo con voi c’era da prima e resta il più importante». Parole che non bastano a rinfocolare il brusco calo di desiderio dei musumeciani. «Noi siamo il movimento del presidente della Regione. E, con tutto il rispetto per gli altri, non possiamo ricevere lo stesso trattamento», è l’ultimo segnale di fumo della sera.

Dovranno farsene una ragione, Musumeci e i suoi. La Lega aperta non è soltanto una bomba a orologeria nel centrodestra siciliano (in cui fonti forziste e meloniane esprimono un quasi beffardo «apprezzamento per una mossa che finalmente farà chiarezza nella coalizione»), ma anche un potenziale orfanotrofio politico. Salvini avrebbe chiarito che le porte per Ora Sicilia (creatura di Razza all’Ars) restano chiuse, soprattutto a Luigi Genovese e famiglia. Ma sondaggi e ammiccamenti si susseguono. Anche con decine di movimenti locali. Nei telefoni dei big leghisti, ieri, c’è molto traffico. In entrata e in uscita. Il pensiero va subito a Cateno De Luca (in questi giorni impegnato in serie vicende familiari), nuovo pallino siciliano di Salvini. Ma un sms (con risposta non negativa) arriva pure l gruppo degli ex grillini dell’Ars. «Noi parliamo con tutti, ma di temi concreti - frena Sergio Tancredi, ipermusumeciano capogruppo di Attiva Sicilia - e mi pare che quest’appello della Lega sia quanto di più generico ci possa essere». Glaciale Salvo Fleres, portavoce del movimento Unità Siciliana-Le Api: «Non ci interessa un patto federativo privo di contenuti concreti per la Sicilia. Non cerchiamo spazi elettorali ma obiettivi su cui confrontarci non solo con la Lega, ma con tutti. Ad esempio - scandisce l’ex deputato - chiediamo a Salvini e ai leader dei partiti nazionali se sono disponibili a lasciare in Sicilia le accise sul petrolio».

Ma la fantapolitica, in queste ore, non ha limiti. E c’è pure chi è pronto a giurare che uno dei «parliamone» sia stato con gli ex diversamente renziani di Totò Cardinale. Tramite Beppe Picciolo, da sempre luogotenente messinese di Sicilia Futura rimasto fedele all’ex ministro. Cardinale non è entrato in Italia Viva, a vuoto un tentativo, poco prima delle Europee, Forza Italia. E se fosse, con altri suoi amici, il benvenuto nell’Arca di Noè leghista?

«Da Musumeci alle Pro Loco, parliamo con tutti. Senza interlocutori privilegiati», è il mantra di Candiani. Bisognerà vedere chi ci sta. E chi, invece, in un impeto di agorafobia, vuole sfilarsi.

Twitter: @MarioBarresi

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