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Crocetta: «Ora basta, parlo io. L'Antimafia è ormai politicizzata da Fava»

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Crocetta: «Ora basta, parlo io. L'Antimafia è ormai politicizzata da Fava»

Di Redazione

Sul display spunta una sfilza di cifre, con un prefisso internazionale “+216”. Il cellulare squilla, senza risposta. Poco dopo arriva un sms: «Sono Rosario Crocetta. Rintracciabile a questo numero. Sempre». Infine, un’altra chiamata. È davvero lui. «Manco al telefono, mi rispondete. Vi siete tutti scordati di me...».

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È il prefisso delle chiamate mute dalla Tunisia, rubano credito dal cellulare.
«Io non faccio truffe. E non sto muto. O meglio: volevo starmene qui, in pace, ma, se c’è da parlare, io parlo».

Non con l’Antimafia regionale: s’è sottratto all’audizione sul caso Scicli.
«Allora, io non sfuggo all’Antimafia, ma a una commissione politicizzata che, prima di perseguitare me, dovrebbe dare chiarimenti ai rilievi sul suo lavoro mossi dalla magistratura».

Lei è stato presidente della Regione. Così rispetta le istituzioni siciliane?
«Fava mi vuole coinvolgere in una storia in cui non c’entro. Dopo lo scioglimento di Scicli feci una dichiarazione per ringraziare il governo e il ministro. Non andai manco alla seduta del consiglio dei ministri. Ci mandai Mariella, l’assessore Lo Bello, che era già a Roma per altre cose. E la Regione ha risparmiato pure bei soldini...».

Magari qualcosa da chiederle, visto che l’hanno convocata, ce l’hanno...
«Questa commissione è delegittimata al suo interno. Perché Fava non si occupa dei tanti indagati della sua commissione? Come Pullara, finito nella storia degli appalti della sanità, che io cacciai da manager del Civico».

Gli indagati sono autosospesi dalla commissione. Che magari, nell’inchiesta sulla sanità, parlerà anche di Candela, arrestato, che lei portava in giro come un santone antimafia...
«Candela lo nominò con entusiasmo la Borsellino, con i suoi uffici. Aveva denunciato scandali, fatto arrestare persone, il ministro e il Quirinale gli hanno dato benemerenze. Dovevo essere solo io ad accorgermene? Sulla legittimità della nomina di Damiani alla Cuc avanzai dei dubbi anche in procura. Faraone minacciò pure la crisi di governo per coprire Baccei, che mise pure uno della Consip consulente per gli appalti della sanità. Su Candela mi sono sbagliato. Ma posso essere responsabile retroattivo? Non ho capacità divinatorie, come Vespasiano, Adriano e Giulio Cesare, gli imperatori romani che leggevano dalle viscere degli animali. Sono un misero mortale, posso sbagliare e ho sbagliato».

Perché quest’ammissione non la fa all’Ars, in un’audizione sulla sanità?
«Non ci vado. Non dico no all’Antimafia, ma all’Antimafia politicizzata di Fava. Il problema è solo lui. ’A ciocca ni fici unu.... E poi, invece di fare domande a me, perché non risponde ai rilievi mossi dal procuratore De Lucia sulla relazione su Antoci: è stato un attentato, mentre Fava dice di no. E pure Borrometi, Paolino beddu, un eroe trasformato in un bersaglio...».

Visto che ci siamo, allora, parliamo anche di Lumia. La commissione ha documentato la presenza ingombrante del “senatore della porta accanto” nella sua presidenza.
«Fava lo considera il suo nemico numero uno e, per la proprietà transitiva, attacca anche me. Con Lumia ho un vecchio legame. Fu l’unico che mi difese quando la mafia mi voleva ammazzare a Gela. Mi accusano di aver fatto politica con Lumia. E che male c’è? Era il mio consigliere politico, un presidente della Regione non può averne uno? Qual è il reato? Sui rifiuti dicono che lui incontrò Paratore per fare affari con me. Io non ho mai preso un solo euro da un imprenditore».

Ma è indagato a Caltanissetta in un filone dell’inchiesta su Montante per finanziamento illecito alla sua campagna elettorale.
«A Caltanissetta non so di cosa sono accusato e non sono mai stato nemmeno sentito. Non ho fatto niente. Invece nessuno sa di un’altra indagine in cui sono stato archiviato: un consigliere comunale, quando io ero presidente, andò al Genio civile per i lavori del pontile di Gela e disse al funzionario: “Se non lo fai Crocetta ti rompe il c...”. Io non ne sapevo niente. Ma sono stato archiviato, dopo tre anni. Come in tutti gli altri processi».

Paura dell’inchiesta in corso a Caltanissetta?
«E perché dovrei? Tutta la mia vita è stata basata su onestà e coerenza»

Dall’esilio tunisino, chi sente?
«Né Lumia, né Montante. Guardi, se fossi intercettato, ogni mattina ascolterebbero la telefonata al mio amico cabarettista Carlo Kaneba. Lo prendo in giro, gli dico che va in giro conciato come una spogliarellista... E poi sento Caudo, il mio segretario Peppe, Claudio Lamattina di Vittoria, una mia amica di Gela docente universitaria a Bologna. E il mio avvocato Lo Re, per i processi...».
(Mentre Crocetta parla, si sente qualcuno che lo chiama. E lui grida: «Samiii, ci vediamo al ristorante all’una!»)

È il Sami Ben Abdelaali che abbiamo conosciuto anche noi in Sicilia?
«Sì, l’onorevole Sami. Qui è stato eletto in parlamento. Sono venuto ad Hammamet per incontrarlo, stiamo andando a mangiare in una trattoria ragusana che fa della pasta di casa buonissima. Sami mi ha portato i farmaci per il diabete. Anche questo è un problema. Non torno da marzo, sono bloccato. Come potevo andare all’Ars? Mi dovevo fare la quarantena in Sicilia e poi pure qui... Ora gli aerei sono bloccati fino al 27. Spero di tornare a luglio».

Come ha vissuto il Covid in Tunisia?
A casa, come tutti. Dove vivo io ci sono stati 1.050 contagiati, di cui 50 morti, mille guariti e 50 positivi...»
In tutto fanno 1.100. Ma i numeri non sono mai stati il suo forte. I libri, invece, sì. Cos’ha letto in quarantena?
«Tre romanzi sulla vita di Vespasiano, un libro sui Medici e su Caravaggio. I meccanismi del potere sono rimasti gli stessi, solo che prima c’era l’assassinio fisico e ora quello politico. Come il mio. Che mi lasciassero in pace, a fare la mia vita».

Una vita da esule in Tunisia, l’evocazione di Craxi è scontata...
«Ma quale Craxi... Lui stava in una mega-villa, io vivo in una casa in affitto a 130 euro al mese. Mi hanno pignorato il vitalizio dell’Ars e un quinto dello stipendio Inps, con una sentenza che mi ha lasciato esterrefatto. Ma tanto io ho una dimensione di vita semplice, spirituale, contemplativa. Non ho bisogno di soldi. In questa stagione ho comprato solo un paio di pantaloni e un costume da bagno. E poi non vado nemmeno più spesso al ristorante. Ho imparato a cucinare benissimo: l’altra sera ho fatto la pizza, con l’impasto fatto da me. Pizza napoletana con acciughe siciliane. Una bontà...».

Nella sua dimensione spirituale c’è spazio per l’amore?
«Le cose private le tengo per me. Come sempre. In campagna elettorale dissi che non avrei fatto sesso se fossi stato eletto e Klaus Davi, il massmediologo, s’inventò la storia del voto di castità. Ma io intendevo dire che non avrei avuto il tempo... E gli ortodossi dell’omosessualità dissero: “Dobbiamo avere paura”. Sono sempre stato vittima di omofobia, anche dei gay. E poi della morbosità...»

Ancora cercano il video a luci rosse...
«Una delle tante bufale per denigrare la mia omosessualità. Quel mostro di Fiumefreddo diceva di avere un video compromettente su di me... Ma non esiste! E poi si lamentava che l’hanno perquisito a casa e nello studio... Meno male che me ne sono andato».

Però s’è perso il primo assessore regionale leghista...
«La Lega al governo in Sicilia è un peccato contro natura».

Insomma, la politica siciliana non le manca proprio.
«Io ho sacrificato tutta la mia vita per la lotta antimafia e sono rimasto scottato dopo i cinque anni da presidente. Ho fatto i miei sbagli: sono un misero umano, non un imperatore come Vespasiano, che assurgeva alla divinità. Ma non merito di essere trattato come un latitante in esilio. Ho fatto del bene alla Sicilia. In molti, voglio dire, mi stanno rimpiangendo...»

Che giudizio dà della prima metà di presidenza Musumeci?
«Nessun giudizio. Non è nel mio stile: so cosa significa fare il presidente della Regione e quant’è difficile. Non giudico il mio successore, anche se lui e Armao spesso mi addebitano colpe che non ho sui buchi di bilancio, così come non ho mai giudicato i miei predecessori. Né Lombardo e neppure Cuffaro, che ho solo attaccato per le sue vicende di mafia. E allo stesso modo vorrei che lasciassero stare anche me. Amo la Sicilia, non vedo l’ora di tornare. Ma con la politica siciliana ho chiuso. Per sempre».

E, visto che torna, una capatina all’Ars per fare pace con l’Antimafia?
«’Sta cunfirenza ‘un c’a rugnu, a Fava. Con me non ha serenità, né obiettività. Non ho alcuna voglia di incontrarlo. È il malleus maleficarum, un uomo rancoroso, incapace di fare un sorriso e io non mi fido delle persone che non sanno sorridere e che pensano di sapere tutto. Visto che sa tutto, faccia tutto da solo e vada sbattere la faccia contro i suoi fantasiosi teoremi. Lui è livoroso, si sceglie i nemici politici e io sono uno di questi. Perché l’ho sconfitto alle elezioni».

Ma quando vinse lei Fava non era candidato...
«Sì, vero è, andò così. Mise una al posto suo, per la storia della residenza. Ma anche se si fosse candidato lui, avrebbe perso, con me, ma anche con qualsiasi altro avversario. Pure se lo sceglievano a sorteggio. Lui si sente il campione dell’integrità, ma non ha capito che ai siciliani sta semplicemente antipatico. Diteglielo pure: caro Fava, Rosario Crocetta da te non si fa ’nchiuvare, lascialo in pace...».

Mezz’ora dopo l’intervista, via WhatsApp arriva un selfie di Crocetta. È la foto che pubblichiamo in prima pagina. Con didascalia autobiografica: «C'è tutto: la solitudine, il Covid, la mia semplicità, il rispetto per questa terra e la sua religione».
Però ci manca. Un po’.
Twitter: @MarioBarresi

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