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Sicilia, via libera alla riforma urbanistica attesa da 40 anni: «Legge epocale»

Politica

Sicilia, via libera alla riforma urbanistica attesa da 40 anni: «Legge epocale»

Di Giuseppe Bianca

PALERMO - L’Ars fa gli straordinari d’agosto e approva la riforma urbanistica presentata dal governo regionale (45 favorevoli e 9 contrari), le variazioni di bilancio e il riordino dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia. Approvati anche interventi straordinari per 900mila euro per la città di Palermo dopo l’alluvione del 17 luglio.

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Esausto, ma felice dopo i quattro giorni di tour de force, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè che ha concluso la seduta alle 22,30 di ieri sera «Abbiamo fatto una legge con ragionamento e confronto, mantenendo gli impegni assunti». Da Sala d’Ercole parte forte il messaggio di un coordinamento tra gli enti territoriali sull’approvazione degli strumenti urbanistici. La nuova visione del settore punta al riuso del costruito e al recupero dell’esistente, oltre che al consumo di suolo ridotto o pari a zero. Dall’Aula esce un testo in cui oltre al regime vincolistico sulle fasce di rispetto idrogeologico, la Regione dirà la sua su strade e poli turistici con il Piano territoriale regionale che qualcuno ha ribattezzato un mega piano regolatore generale.

Soddisfatto il governatore Nello Musumeci: «Dopo oltre quarant’anni la Regione si dota di una legge che ridisegna e semplifica i criteri e le procedure di governo del territorio siciliano» e ha voluto ringraziare « l’assessore al Territorio Toto Cordaro e la presidente della Commissione Ambiente Giusy Savarino per l’ottimo lavoro svolto». L'assessore Cordaro ha inoltre sottolineato: «Siamo piacevolmente stanchi. Abbiamo attivato un confronto costruttivo, ma mai strumentale». Anche Savarino, che è stata tra i protagonisti, esprime soddisfazione: «Lo sforzo più grande è stato quello di far confluire la massima convergenza di tutti. Ci siamo riusciti».

Voto favorevole è arrivato anche dal Movimento 5 Stelle : «Una riforma epocale che fissa regole per i prossimi 30 anni - ha dichiarato Giampiero Trizzino -. Volevamo fare una buona legge per il territorio. Stiamo disegnando una bella pagina di politica». Per gli autonomisti la dichiarazione di voto è stata fatta dal vicepresidente dell’Ars Roberto Di Mauro: «Avere una buona legge è una garanzia per gli uffici tecnici degli enti locali. L’aspetto transitorio e la perequazione finalmente sancito con legge eviterà procedure espropriative e contenziosi».

Il Pd, che ha contribuito con oltre 30 emendamenti approvati, s’è astenuto nel voto finale. Perplesso il suo segretario regionale Anthony Barbagallo: «Abbiamo lavorato con impegno e senso di responsabilità per trasformare la proposta di legge incompleta nella riforma di cui la Sicilia. Si poteva certamente fare meglio soprattutto in tema di decentramento e invece si è deciso di mortificare gli enti locali a cui è stato notevolmente ridotto lo spazio decisionale in tema di pianificazione urbanistica». Il capogruppo dem, Giuseppe Lupo, ha però concluso: «Vogliamo valorizzare il confronto che si è sviluppato in questo parlamento». Anche Attiva Sicilia ha votato la legge: «Abbiamo cercato di migliorare questa legge - afferma - Valentina Palmeri prevedendo che i piccoli comuni fossero onerati solo del carico di fornire i dati e non di doverli elaborare per evitare inutili costi».

Cosa prevede la riforma

La legge su cui ha investito molto l’assessore al Territorio Toto Cordaro contiene una serie di parole-chiave che sembrano particolarmente in sintonia con il nuovo corso della legislazione nazionale sulla materia. Dal consumo di suolo ridotto o pari a zero ai principi di "sostenibilità" e punta, si legge nella relazione «a una nuova visione dell’urbanistica», con il riuso del costruito e il recupero dell’esistente. Nasce il Pug (Piano urbanistico generale) per limitare e disincentivare la possibilità di nuovi insediamenti in espansione e nel titolo IX della riforma vengono disciplinati gli standard urbanistici di qualità urbana, ambientale e architettonica. Il Piano territoriale regionale invece andrebbe a coordinare gli altri strumenti di pianificazione (Piano dei rifiuti, Piano paesaggistico, Piano di assetto idrogeologico).

A differenza della legge 71/78, di cui va a prendere il posto, la nuova legge sull’Urbanistica, non vuole essere una legge a compartimenti stagni come la precedente che prevedeva piani regolatori, programmi di fabbricazione, piani particolareggiati, piani di lottizzazione.   L’obiettivo dichiarato della norma è quello di coordinare il rapporto tra gli enti territoriali con riferimento all’approvazione degli strumenti urbanistici.

Dagli uffici del Territorio spiegano che i comuni continueranno ad amministrare senza ridimensionamenti e avranno anzi maggiori poteri. Il Ptr manterrà il ruolo di cornice intorno al quale sarà definita la morfologia di fondo delle scelte dei territori. Sulle grandi scelte (hub, depuratori, opere d’impatto) evidentemente il Piano non potrà non dire la sua.

Altri principi, si legge nella relazione, come semplificazione, flessibilità e perequazione, puntano a modificare i processi decisionali della pubblica amministrazione con l’obiettivo di accelerare sui tempi della burocrazia e sul lavoro che gli uffici dovranno portare avanti.

Vengono inseriti nella legislazione regionale limiti per la realizzazione di nuovi insediamenti in aree non urbanizzate e gli articoli 33 e 34 fanno il focus sulla tutela dell’ambiente e la riqualificazione urbana.

Nasce anche la Carta dei vincoli, un documento che raccoglie l’insieme delle prescrizioni e nel tempo dovrà essere aggiornato dagli enti competenti.

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