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«Inchieste, la Lega è sotto attacco noi cerchiamo lo Zaia di Sicilia»

Politica

«Inchieste, la Lega è sotto attacco noi cerchiamo lo Zaia di Sicilia»

Di Mario Barresi

Senatore Candiani, il prossimo weekend lo stato maggiore della Lega è precettato per presenziare a Catania. Per fare cosa? Una sagra della polenta alla Norma? Un rito collettivo dell'ampolla, ma con l'acqua del Simeto, per invocare la benevolenza dei giudici su Salvini?
«Lei mette subito a proprio agio l'intervistato, non c'è che dire. Ma questa provocazione mi piace. Mi sarebbe piaciuto anche che ci fossero questi aspetti simbolici, ma la tre giorni sarà un'altra cosa. Saremo molto più concreti. A qualcuno farebbe comodo che la Lega si ritrovasse a Catania per fare folclore o gazzarra sul processo, ingiusto, a Matteo Salvini. Ma noi saremo qui per certificare che non riescono a distoglierci rispetto ai problemi reali del Paese. L'iniziativa, partita sì dalla voglia di tanti di stringersi attorno al nostro leader, è diventata un'occasione per affrontare le emergenze dell'Italia. Guardandole dalla Sicilia».

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Di cosa parlerete, allora?
«Con tutti i limiti delle regole Covid, approfondiremo quattro temi al giorno, giovedì 1 e venerdì 2, per chiudere sabato, dopo il rientro di Salvini dal tribunale, con un evento "da palco" più politico. Parleremo di infrastrutture e Ponte, di libertà della cultura e cultura della libertà, di ambiente, agricoltura e turismo, di immigrazione e sicurezza, di autonomia e sviluppo, ma anche delle verità che il governo Conte ci sta nascondendo sul virus. Salvini non farà un comizio, ma un'intervista a tutto campo con la Maglie».

Non parlerete di giustizia. Paura di affrontare il tema...?
«Stiamo subendo un attacco. Siamo sotto attacco. A partire da Matteo Salvini, fino all'ostracismo in alcune realtà siciliane. E noi oggi vogliamo parlare alla gente e non a quei sistemi di potere che guardano alla Lega di traverso o che sarebbero felici se la Lega non esistesse. Dire la verità è scomodo, ci piace raccontare l'Italia a partire da problemi e soluzioni. Noi siamo abituati a parlare anche senza il politicamente corretto, fino ad arrivare al paradosso di trovarti Matteo Salvini ingiustamente in tribunale per avere fatto il ministro difendendo il proprio Paese».

C'è anche l'inchiesta a Milano sui fondi neri della Lega. Anche questa rientra in quello che lei definisce un «attacco» alla Lega?
«Sono cose che hanno la stessa matrice. Dieci anni fa ti raccontavano che la Lega sarebbe scomparsa perché Bossi aveva venduto il simbolo a Berlusconi. Ma mi sembra che le cose siano andate in tutt'altra maniera. Contro di noi il cosiddetto "sistema" sta utilizzando gli stessi sistemi utilizzati in passato sia nei confronti della Lega originaria, sia nei confronti di Forza Italia e Berlusconi».

Dalle nuove indagini sui commercialisti stanno però emergendo elementi inquietanti.
«Le indagini di Milano sono prive di ogni fondamento, sia per quanto riguarda la storia dei 49 milioni, sia per gli ultimi sviluppi. Si tratta di un sistema calunnioso che mira solo a creare discredito fino a mettere in discussione i singoli finanziamenti che un parlamentare o un cittadino dà a un partito. Nelle serate a Catania ci saranno delle cene: saremo ben contenti che chi partecipa, anziché pagare il conto, ci lasciasse dieci o cinquanta euro di sostegno. Questo è il modo, serio e onesto, che la Lega ha sempre usato per finanziare la propria attività politica».

La kermesse di Catania arriva anche in un momento politico difficile. Le Regionali sono state un flop, c'è un'emorragia di voti a livello nazionale e al Sud non sfondate. A Catania farete un po' di spogliatoio?
«Indubbiamente bisogna riflettere sulle scelte fatte. Al Sud sin dall'inizio non eravamo entusiasti su Caldoro e Fitto e questo non è un mistero. Voi in Sicilia riscaldate la pasta al forno e l'indomani è anche più buona. Ma la cucina del riuso non va bene su tutte le pietanze: le minestrine riscaldate non funzionano. Così come i vecchi arnesi e gli schemi superati».

Ma avete perso anche in Toscana con la vostra candidata e Salvini in trincea...
«In questo momento c'è una situazione anomala. Sia perché dopo il Covid niente è più come prima, sia per questo attacco del sistema alla Lega. Non si può sempre pretendere che Salvini faccia il risultato elettorale da solo. Abbiamo puntato tutto su Emilia-Romagna prima e Toscana dopo, in campagne elettorali molto impegnative, fino a perdere di vista il fiume in piena della Lega in Veneto. Che significa una cosa semplice: dove hai le persone sul territorio i risultati arrivano».

Significa anche che Zaia è già una concreta alternativa alla leadership di Salvini.
«Non c'è alcuna competizione fra i due. Chi la descrive lo fa con malizia, senza conoscere Luca e Matteo, né la Lega. Il rapporto fra loro è un po' come quello fra l'armatore e il comandante della nave: ciascuno ha il suo ruolo con l'obiettivo di far arrivare il bastimento in porto».

Ma l'assenza di Zaia nel programma di Catania sembra quasi una presa di distanza da Salvini.
«Inizialmente Zaia aveva dato disponibilità per un talk con altri governatori sull'autonomia regionale, che non è saltato per colpa sua. Poi doveva venire comunque, ma non potrà per una riunione in Veneto con Confindustria».

E Musumeci? Non è in nessuno dei dibattiti in programma. In compenso ci sarà un frizzante confronto fra Giorgetti e Miccichè su Nord e Sud...
«Ma Nello è "The President"! Mica può fare un talk con tutti gli altri... Scherzi a parte, Musumeci ci sarà. Da padrone di casa vuole portare un saluto a Salvini nel pomeriggio del suo intervento».

Della federazione fra voi e DiventeràBellissima non si parla più. E dal governatore arrivano segnali di freddezza se non di ripensamento. L'evento che avete organizzato a Catania sarà l'occasione per rompere il fidanzamento di presenza anziché lasciarsi con un sms?
«Visto che è un buongustaio, le rispondo con un'altra metafora culinaria. Bisogna stare attenti a non cuocere una pietanza troppo sul fuoco, perché si rischia di sbagliare il punto di cottura con un pessimo risultato finale: bruciarla. Ascolteremo cosa ci dirà Musumeci, spero voglia parlarci di futuro. Ma sarebbe stato politicamente più igienico che il rapporto di federazione fosse cominciato prima delle Amministrative siciliane».

A proposito: siete stati il brutto anatroccolo del centrodestra. In alcuni comuni gli alleati hanno posto il veto sul simbolo della Lega, quasi come se si vergognassero del vostro appoggio. Immaginava che lo sbarco in Sicilia potesse essere così complicato?
«Noi siamo fieri di essere il brutto anatroccolo, se ciò significa che ci distinguiamo da una massa colorata solo dalla voglia di mantenere se stessa. Pensavo che la politica regionale si distribuisse coerentemente sul territorio, ma mi sono dovuto ricredere. Ne abbiamo preso atto e non ci siamo tirati indietro. Qualcuno contava che non ci fossero liste con il simbolo della Lega e noi invece ci saremo con i nostri candidati nei maggiori comuni. Magari un giorno i nostri alleati capiranno che fare gioco di squadra è meglio che crogiolarsi sui personalismi».

Per voi sarà sempre più dura. Anche perché in Sicilia sta tornando una grande voglia di centro...
«Io sono disposto a confrontarmi sul centro, ma perché si parla di personaggi e non di temi? Che cos'è attraente, che ci siano Cuffaro e quegli altri? O che si parli di famiglia, lavoro e infrastrutture. Anche di sovranità e di identità, suvvia. Come è stato fatto in Veneto: un bravo governatore e una politica che fa blocco nell'interesse del proprio territorio. Ecco, io vorrei che ci fosse lo stesso in Sicilia. Voglio uno Zaia anche in Sicilia».


Ma esiste uno Zaia in Sicilia?
«Siamo qui per questo».

Twitter: @MarioBarresi

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