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Rimpasto, casta, elezioni: Micciché scatenato nell'incontro di fine anno

Politica

Rimpasto, casta, elezioni: Micciché scatenato nell'incontro di fine anno

Di Redazione

PALERMO  - L’Ars nel 2020 ha approvato 31 leggi, 14 parlamentari e 17 di iniziativa governativa. Lo ha detto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, nel corso della sua tradizionale conferenza stampa di fine anno in cui il leader siciliano di Forza Italia ha parlato un po' di tutto evidenziando che «quest’anno si è iniziato a fare quelle riforme che dovevano essere fatte». «E' stato un anno importante di attività in presenza, nonostante il Covid. E non abbiamo fatto sedute in streaming», ha sottolineato Miccichè.

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A proposito delle leggi approvate, il presidente dell'Ars ha voluto ribadire che  «solo il 5% degli articoli delle leggi approvate dall’Ars è stato impugnato. L’anno scorso erano il 9%, negli anni passati di più. Io sarò ancora più rigido ma - ha detto - il lavoro che è stato fatto negli ultimi tre anni è enorme e ringrazio gli uffici per questo».

Nel suo bilancio di fine anno, non poteva poi mancare un accenno alla lotta agli sprechi, e anche con un tono polemico. «Guai a chi guadagna, ormai chi ha stipendi più alti si deve vergognare a dirlo - ha affermato il presidente dell’Ars -. In questo momento questo Paese ha queste linee guida purtroppo. La pianta organica dell’Ars è carente, se ne sono andate 46 persone prima dei tetti agli stipendi: l’Ars così ha perso personale ma paga pensioni elevate. Gli 11 ragazzi che hanno vinto il concorso e che entrano adesso sono preparatissimi, ma guadagneranno 1.200-1.400 euro. Vediamo cosa ci possiamo inventare per farli rimanere, perché è chiaro che con questi stipendi appena troveranno di meglio se ne andranno. Questa attività di diminuire gli stipendi, di diminuire tutto è un grave danno per il Paese, così non si crea la classe dirigente. E’ così: siamo casta, e andiamo puniti per il solo motivo di esistere. Pazienza».

Però Miccichè ha comunque rivendicato i tagli effettuati. «Nonostante un anno molto difficile - ha detto - siamo riusciti a continuare nell’azione di risparmio: complessivamente negli ultimi anni abbiamo risparmiato 25 milioni e in questa legislatura siamo a 10 milioni».

Un battuta anche sul tanto odiato voto segreto: «In questa legislatura il voto segreto è stato utilizzato una decina di volte. Se un tempo era manovra oscura di malaffare oggi non mi sembra più. La richiesta scatta quando c'è un battibecco» , ha spiegato aggiungendo che all’inizio della legislatura credeva che fosse uno dei problemi, «ma oggi non credo più. Ovvio che l'abolizione sarebbe un bel regalo. Ma posso dire che è qualcosa che non ha disturbato in questa legislatura. Forse solo sulla legge dei rifiuti. Ma è anche vero che quella legge non la voleva nessuno in Aula».

Si è parlato anche del tanto sbandierato rimpasto nella compagine del governo Musumeci, ma Gianfranco Miccichè ci ha tenuto a dire che non si tratta di un vero e proprio rimpasto. «C'è rimpasto quando c'è un problema o una variazione nella maggioranza. Qui invece c'è solo una richiesta di Forza Italia di modifica dell’assetto assessoriale, perché ci sono province che devono avere la possibilità di essere rappresentate in giunta. Spero di non dovere arrivare all’anno prossimo: ci siamo sentiti col presidente Musumeci, non ci sono problemi, aspetto che lo faccia». 

Micciché ha anche detto che non lo preoccupa l'intesa Lega-Mpa. «Credo che questa coalizione, tranne che ci sia un terremoto, vincerà anche le prossime elezioni regionali. L’accordo tra Lega e il Mpa di Di Mauro - ha spiegato - non mi preoccupa anzi è importante anche per elezioni nazionali».

Intervendo invece in merito alla liberazione dei pescatori di Mazara che erano stati rapiti in Libia , Micciché ha detto che «c'è stato l’interessamento di altre Nazioni sulla liberazione dei pescatori». «Il rapimento - ha spiegato ancora - non si è verificato per l’annoso problema delle miglia, ma ha avuto un significato di altro tipo: era un problema diplomatico, lo sapevamo dall’inizio ma ce lo siamo tenuti per noi». «La visita fatta dal ministro degli Esteri a una parte della Libia e non ad altri - ha aggiunto - aveva creato questo disagio durato fin troppo: 108 giorni».

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