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Monica Cirinnà (paladina delle unioni civili) bacchetta il sindaco di Barrafranca sulle famiglie arcobaleno

Politica

Monica Cirinnà (paladina delle unioni civili) bacchetta il sindaco di Barrafranca sulle famiglie arcobaleno

Di Redazione

Monica Cirinnà, la senatrice del Pd che quattro anni fa firmò la legge sulla «regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze» passata alla storia proprio come "Legge Cirinnà", ha deciso di scrivere una lettera aperta al sindaco di Barrafranca, il paese ennese balzato negli ultimi giorni agli onori della cronaca per l'omelia di don Salvatore Nicolosi, parroco della chiesa Grazia, che ha definito "contronatura" le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Ma non è con il parroco che se la prende la Cirinnà.

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«Caro Sindaco Accardi - scrive la senatrice del Pd - ho letto le polemiche che hanno travolto Barrafranca, il paese che lei amministra, per via delle dichiarazioni di padre Nicolosi durante un'omelia a proposito di cosa sarebbe o non sarebbe famiglia.
Non entro nel merito delle dichiarazioni del parroco che, per altro, in una certa misura si è scusato. Mi limito a fargli notare che molti altri parroci in tutta Italia hanno dimostrato di aver compreso l'evoluzione della società e accolgono le famiglie arcobaleno esattamente come tutte le altre».

«Invece è a lei che voglio rivolgermi - spiega la Cirinnà - in quanto amministratore eletto, per di più, con una coalizione che include il mio partito. Lo stesso partito che ha voluto e ottenuto la legge sulle unioni civili per la quale io e altri colleghi abbiamo lavorato per anni senza tregua. Definire "moda del momento" le famiglie arcobaleno, le coppie di persone dello stesso
sesso, l'affermazione dei diritti non è degno del ruolo di un sindaco che dovrebbe preoccuparsi del benessere dei propri cittadini e delle proprie cittadine, qualunque sia il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere».

«Le battaglie per l'uguaglianza e le vittorie ottenute finora - spiega la senatrice al sindaco Accardi - devono essere un vanto per la nostra società. Le persone omosessuali, lesbiche, bisex, trans, intersex sono sempre esistite e sono, da altrettanto tempo, discriminate. Se la "moda del momento" è riconoscere a loro e alle loro vite la dignità che meritano, ben venga la moda allora. Fuori da questa "moda" rimane solo chi è ancorato ad un mondo che sta lentamente scomparendo. E per fortuna, aggiungo. Un mondo fatto di cittadine e cittadini invisibili, di amori discriminati, di odio e violenza, di disuguaglianza».

«Noi, la politica, chi amministra - incalza l'esponente del Pd - in osservanza alla Costituzione su cui giuriamo abbiamo il
dovere di batterci contro le disuguaglianze e le discriminazioni, ovunque si annidino. E, creda, la "libertà di pensiero" a cui lei fa riferimento non ha nulla a che vedere con la libertà di escludere le persone invece di includerle nella società». 

«Penso alle tante persone lgbt+ che sicuramente vivono a Barrafranca - conclude la senatrice Cirinnà - o che ci sono nate e sono dovute andare altrove. Penso alla sofferenza che le sue parole, del loro sindaco, possano aver provocato in loro. A queste persone va tutta la mia solidarietà e vicinanza.  La invito, dunque, a riflettere profondamente sulle sue parole e sugli effetti che queste possono avere avuto su chi vive nella sua città. Specialmente i più giovani che hanno un estremo bisogno di crescere in un ambiente  accogliente e che lasci loro la possibilità di essere quello che sono, al pari di chiunque altro».

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