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Governo Draghi, Di Caro: «Niente ministri, la Sicilia vilipesa e mortificata»

Politica

Governo Draghi, Di Caro: «Niente ministri, la Sicilia vilipesa e mortificata»

Di Mario Barresi

Catania - «Ascolti questa citazione di Calvino: “Il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio».

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Parla del risultato di Rousseau sul governo Draghi, onorevole Di Caro?

«Sì. Io ho votato sì: senza il M5S questo governo, come lo stesso Draghi ha rivelato ai nostri, non si può fare. Ho il massimo rispetto per chi ha votato no. È la democrazia: la maggioranza vince, la minoranza perde e si adegua».

O lascia... Pure all’Ars sarà costretto a inseguire pecorelle smarrite?

«Nel gruppo non c’è alcuna frattura. Dopo l’uscita dei cinque di Attiva Sicilia siamo monolitici. Si discute, ci si azzuffa anche. Su Draghi non la penso come la Marano e Zito, ma restiamo assieme. Anche perché più uniti siamo e più forza avrà il nostro appello».

Quale messaggio?

«L’Isola ha dato tantissimo al movimento, che in parlamento è il gruppo più forte grazie ai nostro voti del 2018. Draghi, ha presentato la lista dei ministri e non c’è nessun siciliano. La Sicilia così ne esce mortificata e vilipesa. E sarebbe gravissimo se non ci fosse un’adeguata rappresentanza almeno fra i viceministri e i sottosegretari».

Sta chiedendo strapuntini al sole?

«No, rivendico il peso della Sicilia a Roma. E la qualità di chi, come Cancelleri e Catalfo, ha fatto un ottimo lavoro con Conte. Giancarlo ai Trasporti è stato uno straordinario punto di riferimento, mentre Nunzia, la madrina del reddito di cittadinanza, avrebbe gestito al meglio la seconda fase di uno strumento che ha bisogno di aggiustamenti. Ma ormai è andata così...».

Non è che rivuole Cancelleri al governo per non trovarselo di nuovo fra i piedi in Sicilia, magari come aspirante governatore per la terza volta?

«A Giancarlo va riconosciuto un ruolo di trascinatore in Sicilia. Ha aperto la strada nel 2012, ha sfiorato la vittoria nel 2017 e ha fatto il cappotto alle Politiche. Lui è uno di noi. Un leader autentico, così come possono aspirare a esserlo Sunseri, Di Paola e De Luca, che nel gruppo hanno espresso ambizioni. Ma quella del 2022 non può essere un’auto-candidatura. Ci sono tre passaggi: un confronto all’Ars, poi la scelta della base e infine il confronto con gli alleati, ai quali vorrei presentarmi con un nostro nome forte».

Così dà per scontato che il fronte giallorosso alle Regionali sarà unito.

«Non decido io, ma penso sia l’unica strada. Con Pd e sinistra lavoriamo assieme da opposizioni di Musumeci, il percorso continua e si può rinsaldare alle Amministrative. Le Regionali non sono così lontane, però. Il tempo è una risorsa da non sprecare».

Twitter: @MarioBarresi

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