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Politica

Nuovo governo, i siciliani ancora in ballo: Lagalla sottosegretario?

Di Mario Barresi

L’ultima ipotesi, chiacchieratissima fra Palermo e Roma, è che a cavalcare la seconda ondata di nomine del governo di Mario Draghi possa esserci anche Roberto Lagalla. Senza tessera di partito, l’assessore regionale all’Istruzione entrerebbe come tecnico, ma col gradimento del blocco centrista degli ormai ex “volenterosi” contiani. Eppure, sulla nomina dell’ex rettore di Palermo, uno dei primi a esultare per SuperMario a Palazzo Chigi, peserebbero di più i rapporti personali. Lagalla è collega dei ministri, entrambi ex rettori, Patrizio Bianchi e Cristina Messa; con quest’ultima c’è anche un rapporto di amicizia e stima. Istruzione o Università, con una maggiore probabilità per il secondo, sono i dicasteri in cui Lagalla potrebbe trovare posto. Liberando il suo nella giunta regionale.

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E così si aprirebbero diversi scenari alla Regione. Prima ipotesi, la più gradita ai moderati: una staffetta fra Lagalla e Saverio Romano. L’ex ministro entrerebbe in giunta in quota Cantiere Popolare, componente già rappresentata da Toto Cordaro. Ma Nello Musumeci pensa anche a un’altra mossa: visto che quella di Lagalla era una nomina ad personam (dopo il ritiro dalla candidatura nel 2017), l’assessorato potrebbe andare a una donna di fiducia del governatore, che così disinnescherebbe il vulnus dell’assenza di rappresentanza di genere, sul quale pende un ricorso al Tar del Pd. Magari pescherebbe comunque dal mondo centrista, al quale, dopo il gelo della Lega sulla federazione con DiventeràBellissima, Musumeci guarda con sempre più interesse.

Eppure il ruolo di “croce rosa” del governo lo sta già giocando l’Udc. Che oggi, in una delicata riunione, farà il punto sull’ipotesi di sostituire Alberto Pierobon (all’epoca indicato da Lorenzo Cesa, ora azzoppato dalla vicenda giudiziaria in Calabria) proprio con una donna. Si evoca sempre più Maria Astone, presidente di Corecom Sicilia. Un turn over auspicato dai tanti nemici dell’assessore ai Rifiuti, alla vigilia del parere del Cga sul piano rifiuti voluto dal tecnico veneto, che ha sfidato «avvoltoi e speculatori», che «non vedono l’ora di affossare il processo di riforma». La messinese Astone sarebbe il tassello ideale di Ruggero Razza, per dare una risposta a Ora Sicilia e a Francantonio Genovese. Sempre più convinto, nonostante i frequenti contatti con Raffaele Lombardo, dell’ingresso del figlio Luigi nell’Udc. Un affronto per Cateno De Luca, odiatissimo dal governatore, ma anche una prima Opa di Musumeci sui moderati. Ma potrebbe succedere anche che Astone sostituisca direttamente Lagalla, lasciando Pierobon al suo scottante posto.

A Roma scalpitano gli aspiranti viceministri e sottosegretari siciliani. Non molti, a dire il vero. Nessuno del Pd (a meno di un colpo d’ali di Carmelo Miceli) circostanza alla quale il segretario regionale Anthony Barbagallo sembra rassegnato. In Italia Viva crescono le chance della senatrice catanese Valeria Sudano: potrebbe andare all’Agricoltura, anche come forma di compensazione all’addio alla ministra renziana Teresa Bellanova. Così come il borsino di Forza Italia rilancia sempre le quotazioni di Giusi Bartolozzi, magistrata e compagna dell’assessore Gaetano Armao, ritenuta la figura ideale per andare alla Giustizia; in ballo anche Gabriella Giammanco.

Più complesso, e più combattuto, il fronte grillino. In cui Luigi Di Maio blinda il suo fedelissimo Giancarlo Cancelleri. Il più quotato per entrare nel governo Draghi: la conferma da vice ai Trasporti non è scontata, ma nemmeno esclusa. L’altro siciliano sempre in auge è Giorgio Trizzino, molto apprezzato da Beppe Grillo nella sua svolta governista. In queste ore si giocano la conferma i sottosegretari uscenti Alessio Villarosa (probabile) e Steni Di Piazza (un po’ meno). Rating immutato per Francesco D’Uva, mentre si autodefila la catanese Laura Paxia, critica su un governo sul quale arrivano le bordate del capogruppo M5S all’Ars. «Il governo Draghi non ci ispira la minima fiducia. Spero che non gliela accordino i nostri a Roma», sbotta Giovanni Di Caro.

Twitter: @MarioBarresi

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