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M5s, il j'accuse di Giarrusso: «Se in tanti lasciano c'è un problema siciliano»

Di Giuseppe Bianca

Palermo. Non può essere un movimento di nominati. Per Dino Giarrusso parlamentare europeo del M5S serve un soggetto politico caratterizzato da un’alta dose di rappresentatività e fatto di gente che ci mette la faccia: «Chi ha scelto la Drago (la senatrice catanese appena passata con Fratelli d’Italia, ndr) che ha lasciato il Movimento? - si chiede retoricamente l’ex Iena indirizzando il suo atto di accusa nei confronti dei vertici grillini di Sicilia -. Se cinque deputati regionali su venti sono andati via, uno su due degli europarlamentari e uno su cinque della “squadra” nazionale hanno fatto altre scelte forse vuol dire che in Sicilia qualche problema di gestione c’è stato».

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Tra regola e ortodossia, insomma, va affermata una linearità che non conosce sbavature: «Sono certamente contiano - conferma - ma serve che si dia più peso e più potere decisionale ai rappresentanti dei territori. In Sicilia qualcuno li ha trascurati. Dopo essere stato eletto ho continuato a mantenere attivo il mio rapporto con chi mi ha scelto, ho incontrato attivisti, agricoltori e imprenditori, mentre c’è chi ha preso i voti e non si è fatto vedere più, ma quel che è peggio c’è qualcun altro che è stato sì eletto, ma i voti non li ha mai presi».

Giarrusso non nasconde la mano dopo aver tirato la pietra: «A differenza di chi viene eletto con il sistema proporzionale chiedo di riflettere su come sono stati scelti gli uninominali visto che in tanti se ne sono andati».

Il nuovo “contenitore” affidato all’ex premier per l’europarlamentare catanese dovrà essere smart, ma dovrà anche superare «la fase sana e giusta della ribellione: abbiamo cambiato il Paese stando al governo e facendo cose. Penso a cosa sarebbe stata l’Italia in questo anno di Covid senza il reddito di cittadinanza» e specifica: «Bisogna continuare a incarnare i nostri principi inderogabili, governando senza dimenticare la grande forza del movimento rappresentata dagli attivisti. Bisogna aprire le porte alle persone per bene com’è successo nella fase iniziale».

Un processo di reclutamento e di crescita che non può che passare dalla società civile, dalle professioni e da mondi che non vanno trascurati: «Non siamo e non dobbiamo diventare politici di professione».

Per Giarrusso serve quindi una rifondazione culturale della politica: «Molti italiani faticano a distinguere tra diritto e privilegio e vanno con l’Antistato, con le mafie. Bisogna creare cittadini consapevoli dei loro diritti per combattere ogni aberrazione», con una lotta alla mafia fatta di comportamenti preventivi, di schemi “rigenerati”: «Bisogna educare i giovani alla legalità già alle elementari, affinché sappiano quali diritti hanno senza che nessuno glieli spacci per favori - spiega - anche perché questa generazione non beneficia di ascensori sociali ed è più vulnerabile».

Durante la fase di lockdown lo staff dell’europarlamentare si è occupato di fornire assistenza su diversi temi: dal rientro dall’estero dei familiari alla compilazione di pratiche per contributi ai lavoratori o cassa integrazione, «ma oltre a creare un nuovo orizzonte con Conte, serve che chi ha commesso errori sia chiamato a risponderne. La Sicilia grillina è una cassaforte potenziale di voti enorme, bisogna fare attenzione che non venga svuotata stiamo perdendo ogni giorno un pezzo. È necessario rinnovare i metodi e gli uomini se vogliamo continuare ad essere forti».

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