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Politica

Intervista senza filtri a Gianfranco Micciché che sulle Regionali 2022 gela Musumeci: «Mi sembra non voglia più governare»

Di Mario Barresi

Presidente Gianfranco Miccichè, dopo l’approvazione della finanziaria regionale, che per citarla è stato «uno strazio», è sparito dai radar.

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«Sono stato qualche giorno in campagna, da solo, a riflettere».

E allora, qual è il risultato del suo ritiro spirituale?

«La riflessione mi ha portato a concludere che ho sbagliato a non parlare. Basta con questo clima, basta con la totale mancanza di etica. Adesso basta: voglio parlare, devo parlare».

Siamo qui per questo. Dunque, cominciamo dall’etica: a chi manca?

«Sull’etica ci sono delle gerarchie. Chi protesta dall’opposizione dovrebbe stare attento all’etica, ma questo è un obbligo ancor più per chi governa».

Il riferimento è per caso al contenuto del dibattito all’Ars sull’inchiesta che ha coinvolto l’ex assessore Razza?

«Quel giorno, a un certo punto, il governo mi chiede di affrontare il dibattito sui problemi di Razza. A proposito: posso dire, per la prima volta, che ho guardato le carte. E reati non ne vedo. Atteggiamenti ingenui forse sì. E purtroppo continuo a vedere poca professionalità all’interno degli assessorati. Comunque, ciò che è successo in Sicilia è successo anche altrove: da Forza Italia mi hanno mandato cose sull’Emilia che fanno paura. Non capisco perché non escono con l’enfasi della vicenda siciliana».

Anche lei ad attaccare i magistrati?

«Per carità, la magistratura fa il suo compito. Secondo me il problema è sempre che certe cose, nei confronti di chi governa, andrebbero fatte con meno giochi di fuoco. È corretto quello che ha detto il presidente Musumeci: ci vorrebbe più sobrietà».

La stessa sobrietà, forse un aspetto esteriore dell’etica, invocata proprio da lei, che dallo scranno più alto, all’Ars ha detto testualmente: «Sono talmente incazzato che vorrei ammazzare qualcuno»...

«Il video in cui dico che mi sono rotto i coglioni di quelli che non ci volevano vaccinare ha raggiunto un milione di visualizzazioni sul web. Quel video non era sobrio, ma era dovuto a un momento di stanchezza, di esasperazione. Io sono tornato in aula e ho chiesto scusa, perché mi ero reso conto di aver esagerato. Ma all’Ars ci sono stati momenti anche meno sobri e privi di etica, senza che un milione di persone li abbiano visti».

Qui torniamo al dibattito all’Ars. E al suo appello sull’etica...

«Sì, torniamo a quando il governo mi ha chiesto il dibattito su Razza. Nonostante avessimo previsto di farlo la settimana dopo, ha preteso di farlo e di stabilire l’ordine dei lavori. E io sono stato zitto. Quando Musumeci si alza e mi dice “non condivido il suo ordine dei lavori”, ho preferito andarmene. Forse la risposta migliore sarebbe stata: lei faccia il presidente della Regione che io faccio il presidente dell’Assemblea».

E invece ha taciuto. Non è da lei...

«Io voglio troppo bene alla Sicilia e so bene che questo tipo di scontro in aula avrebbe creato un danno d’immagine alla nostra terra. E quindi ho voluto evitare. Ma è come se me l’avesse detto il Signore di andarmene, perché non so cosa avrei fatto io se fossi stato presente ad alcuni interventi delle opposizioni, alla risposta dai banchi della presidenza e soprattutto all’assurdo discorso di Musumeci, che considero il peggiore, e mi dispiace dirlo. L’opposizione fa il suo lavoro, Di Mauro era esasperato, ma il presidente della Regione non può permettersi quel riferimento allo sbiancamento anale del suo predecessore».

Il Pd parla di attacco alle prerogative parlamentari, dopo la querela annunciata dall’ingegnere D’Urso a Dipasquale che chiedeva notizie sui cantieri Covid. Il clima è pesante anche fuori dall’aula.

«D’Urso va fermato e calmato. Non si capisce a quale titolo fa una denuncia a un deputato che ha fatto un’interrogazione parlamentare per conoscere la situazione. Ma siamo alla follia? Comunicate al signor D’Urso che io, a nome dell’Ars, mi costituirò parte civile a fianco del deputato del Pd, Dipasquale, se ci dovesse essere una causa».

Lei che difende Dipasquale, il capogruppo Lupo che cita le sue parole come monito. Ha un flirt col Pd? D’altronde in Forza Italia - fra telefonate in viva voce, lettere e pressioni su Arcore - non è che tiri una bella aria...

«Forza Italia in Sicilia sta benissimo e io ci sto benissimo. Tutto quello di cui lei parla è successo fuori dall’Assemblea. E anche questo fa parte dell’etica. Ho imparato nella vita che devi farti apprezzare per quello che sai fare e non perché c’è un altro che costringe ad apprezzarti».

Ogni riferimento a pressioni siciliane su Berlusconi contro l’idea di rimpasto di Miccichè...

«... È puramente causale. Falcone se n’è andato a piangere da Gasparri, che a sua volta s’è rivolto a Berlusconi. Quando Berlusconi, quattro giorni fa, mi ha chiamato su questa cosa gli ho risposto: “Presidente, allora me ne fotto. Non cambio nessuno, così sono tutti contenti... Ma che persone abbiamo?”. Tu devi evitare di farti sostituire, non facendo valere la tua amicizia con Gasparri, che oggi è il responsabile degli enti locali di Forza Italia per cui ha comunque un suo peso formale rispetto a una vicenda di questo genere, ma perché lavori bene. Il consenso non può calare dall’alto».

Lo stesso principio, visto che c’è chi contesta la sua leadership regionale, dovrebbe valere anche per lei...

«Vale per me, certo, per primo. Berlusconi non riuscirebbe mai a obbligare gli altri ad avere Miccichè. Il mio rapporto con Berlusconi mi aiuta, ma quando lui dice che in Sicilia ci sono io, dimostra a chiunque che non c’è di meglio, non li obbliga. Io non sopporto chi cerca gli “aiutini” per salvarsi la poltrona e trama contro di me».

A proposito: come va la sua coabitazione forzata con Armao?

«Bene, anche perché non so bene cosa faccia. Le dico una cosa: sa perché il gruppo non l’accetta? Perché non ha mai fatto il deputato. In tanti si sono fatti il mazzo alle elezioni, in tanti vorrebbero fare gli assessori, in tanti si reputano migliori. Quanto meno, se hai un ruolo senza nemmeno esserti candidato, devi metterlo a disposizione degli altri. Se guardo i dati, non vedo che guadagno abbiamo avuto ad avere Armao assessore, che è arrivato lì gratis, senza cercarsi un solo voto».

Su queste basi, qual è il futuro del suo partito in Sicilia?

«È fantastico. Dobbiamo solo decidere se fare una lista del 25-30 per cento o ci accontentiamo del 15».

Qualcuno parla di fughe da Forza Italia, soprattutto in direzione Lega.

«Sono fuggiti quelli scomparsi da Forza Italia da 10-15 anni, che io non sapevo manco che fine avessero fatto: tutta gente politicamente morta. Mentre nel gruppo, in Assemblea, sono entrati quelli vivi e vegeti».

Non ha paura nemmeno dei movimenti al centro?

«Io del centro non ho mai avuto paura. Credo sia una volontà di tanti siciliani essere governati da forze moderate».

Ma ora sono governati da un presidente di destra, sostenuto anche da lei, di cui M5S e Pd invocano le dimissioni. Il caos sui dati Covid è davvero l’inizio della fine?

«Il discorso sui dati è serio, perché con i dati si fa la zona rossa, come a Palermo, dove ha ucciso i commercianti. Ora è arrivato il colpo di grazia con la chiusura di tutta la provincia. Voglio conoscere i numeri e sapere chi decide. Ho chiesto alla presidente della commissione Sanità, La Rocca Ruvolo, di convocare subito i responsabili dell’assessorato. Sarò presente per valutare le scelte che sono state adottate. Voglio vederci chiaro, si deve andare fino in fondo».

Ma c’è anche un aspetto politico. Sulla finanziaria, prima ancora dell’inchiesta, la maggioranza di centrodestra ha dovuto battere in ritirata...

«È necessaria una riunione di maggioranza, e sarò io a convocarla, perché se qualcuno pensa che a un anno e mezzo dalle elezioni noi possiamo dare questo spettacolo si sbaglia. Così non si può andare avanti. Ci vuole più capacità, ma prima ancora più disponibilità, di ascolto da parte del governo regionale e del presidente Musumeci. Potrebbe esserci la tentazione di considerare il parlamento regionale un inutile fastidio. Ma vigono le regole della democrazia. Che, come diceva Churchill, non è il migliore regime che esista, ma non se ne conoscono di migliori. L’impressione è che chiedere il dibattito su Razza non sia stata una mossa per favorire un clima sereno. Se quel giorno, dopo aver chiuso una finanziaria in cui per la maggioranza non passava più nulla, con quel clima di esasperazione, si fosse votata la sfiducia all’Ars, il presidente Musumeci era sicuro di superarla? Bisogna capire che la politica è fatta di dialogo continuo, che qui non esiste più».

Musumeci fa bene a tenere l’interim della Salute senza sostituire Razza?

«Se lui è sicuro di poter fare contemporaneamente il presidente della Regione, il commissario Covid e l’assessore alla Salute mi fido della sua convinzione. Se mi chiedesse un consiglio, gli direi di nominare un assessore che lavori a tempo pieno».

Da “Radio Fronda” dicono: se anche Miccichè è d’accordo, Musumeci non sarà ricandidato. Cosa le frulla in testa per le Regionali del 2022?

«Io ho sempre detto che non è facile indicare un altro presidente della Regione, che meglio di lui non ce n’è. Ma non c’è dubbio che Musumeci lo sta decidendo lui, se rimanere o no. Io a Nello questa cosa l’ho detta tante volte: “Dipende da te, soltanto da te”. E, dal suo atteggiamento, mi sembra che non lo voglia più fare. Sta facendo capire in tutte le maniere che non lo vuole fare più».

Magari potrebbe non bastare questa sua percezione. Ma se, come dice lei, Musumeci «non lo vuole fare più»?

«Dobbiamo cercare un nome forte, che abbia davvero voglia di fare il presidente della Regione».

Non è che alla fine il nome forte è proprio il suo?

«Io avevo voglia di farlo 15 anni fa, il presidente della Regione. L’avrei fatto volentieri, quando avevo la forza anche fisica di farlo. Io nel 2022 avrò quasi 70 anni. C’è un’età per tutto».

Twitter: @MarioBarresi

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