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Scuola al 100%, il dietrofront del governo e la “vendetta” della Azzolina: «Draghi finora non ha fatto nulla»

Di Mario Barresi

PRIOLO - «Ciao ministra Lucia». Una bimba di quinta l’accoglie come se fosse la giovane supplente tornata per un saluto. E Lucia Azzolina le riserva un enorme sorriso, che si allunga quando il dirigente del comprensivo “Manzoni” indica i nuovi arredi scolastici, «qui non li cambiavamo da quarant’anni», compresi i famigerati banchi a rotelle. Un ritorno alle origini, per la deputata grillina di origini siracusane: lunedì al liceo “Da Vinci”, nella sua Floridia, per girare un video con gli alunni, ieri a Priolo in un istituto che ha subito il furto di pc e tablet. A più tre mesi dall’addio, il tempo, nella scuola italiana in pandemia, sembra essersi fermato. E l’ex ministra, in un’intervista a La Sicilia, non cela la delusione per «i grandi annunci con grandi marce indietro». Né risparmia bacchettate ai successori, dietro la lavagna in materia di tracciamento e vaccini.

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Ha lasciato il posto di ministra dell’Istruzione mentre ci si scontrava sulla riapertura delle scuole. E la guerra non è finita. Non è cambiato nulla?

«Una cosa è sicuramente rimasta uguale: il fatto che i ragazzi abbiano bisogno della scuola, oggi come quando c’ero io. Abbiamo i reparti psichiatrici abbastanza pieni. Il punto è che non bisogna improvvisare, né creare false aspettative. Sulla scuola da tre mesi vengono fatti grandi annunci con grandi marce indietro. S’era iniziato dall’allungamento del calendario scolastico, con una proposta che è durata il tempo delle consultazioni. Ora, dopo aver detto che apriamo tutto, stanno già tornando indietro».

Infatti: nella bozza di decreto di queste ore si parla di Dad ancora al 50-60 per cento. Indietro tutta...

«Indietro tutta sull’apertura delle scuole per una ragione molto semplice: in tre mesi niente è stato fatto per potenziare il tracciamento. L’unica vera misura che andava realizzata. Non è che se Renzi dice in tv che “finalmente” si fanno più tamponi a scuola, vuol dire che succeda davvero. Meno annunci e più tamponi».

E anche più vaccini, a questo punto.

«Certo, un’altra cosa fondamentale per il rientro è completare la vaccinazione di tutto il personale scolastico, che per noi era prioritaria. Ora è rimasta incompiuta dopo il cambio del piano Figliuolo».

Dove sta l’inghippo? Lei parla di improvvisazione.

«Credo che si debba riprendere il piano scuola che avevamo scritto a giugno. C’è già tutto lì, per il rientro al cento per cento: dalla concessione alle singole autonomie scolastiche di prevedere delle rotazioni in base a spazi e distanziamento, agli accordi scritti per individuare luoghi esterni, come teatri e musei. Agli enti locali della Sicilia, ad esempio, avevamo dato 32 milioni per affittare spazi aggiuntivi. Io non so se a livello nazionale questi soldi siano stati utilizzati tutti...».

Qual è l’eredità che da ministra ha lasciato alla Sicilia?

«Per la ripartenza abbiamo dato mezzo miliardo di euro. Con una quota importante per il personale in più: malgrado il calo di 15mila alunni, l’organico è rimasto identico agli anni precedenti, anzi è aumentato con il personale Covid. E poi strumenti digitali, i 398mila banchi richiesti, di cui il 10 per cento a seduta innovativa...».

Qui casca l’asino: sarà ricordata come quella dei banchi a rotelle. Se potesse tornare indietro li sceglierebbe?

«Il problema non esiste. Uno: questi banchi erano già usati in tutta Europa e nelle scuole italiane più innovative. Due: li faceva vedere già Piero Angela nel 2015, perché esistevano già dal 2012. Tre: non li ho scelti io, perché non potevo conoscere le esigenze di 40mila plessi scolastici. C’era chi voleva una scelta centralistica e chi voleva demandare tutto all’autonomia. E io ho trovato una giusta via di mezzo, dando ai dirigenti la possibilità di decidere fra i banchi esistenti. E loro li hanno scelti. I banchi sono diventati materia di speculazione politica: pensi che, quando il Conte 2 stava per cadere, dal Veneto a guida leghista viene fuori che questi banchi fanno male alla schiena, senza uno straccio di perizia. E ora, in una rivista specializzata, i dirigenti scolastici smentiscono».

Oggi del suo successore s’ignora quasi il nome, lei invece è stata oggetto di una gogna social, con sgradevoli punte sessiste, senza precedenti. S’è mai chiesta: perché proprio a me?

«Me l’hanno detto in tanti: essere donna, essere del M5S e avere delle competenze, non ha aiutato il rapporto con un pezzo di informazione e di politica. C’è chi ha fatto della becera propaganda sulla scuola. Io quest’estate giravo le regioni per verificare il piano con 10 miliardi investiti, mentre Salvini andava in piazza per dire che non avrebbe mai mandato sua figlia a scuola con la mascherina e che le classi erano campi di concentramento».

Salvini, e forse non soltanto lui, è riuscito però ad avere lo scalpo della ministra Azzolina. Non s’è sentita mollata, anche dai suoi, quasi come il veto su di lei fosse la clausola fondativa del dopo Conte?

«Avere un veto da parte di Salvini per me è un vanto. Se fossi voluta bene da lui, inizierei a preoccuparmi. Battute a parte, col senno del poi posso dire che, per il modo in cui ho interpretato il ruolo da ministro, credo che non sarei stata compatibile con l’attuale esecutivo. Le faccio un esempio: quando hanno deciso di chiudere le scuole, tutte e subito, non sarei mai stata zitta in Consiglio dei ministri. Metaforicamente avrei sbattuto i pugni sul tavolo, chiedendo spiegazioni, dati. Io ho lottato affinché il primo ciclo non chiudesse mai, perché so bene il ruolo della scuola per un bambino. In Sicilia, durante il lockdown, c’erano maestre che portavano la spesa a casa dei loro alunni, perché sapevano che non avrebbero fatto un pasto decente a casa. Sono situazioni che conosco, perché ho vissuto a scuola per dieci anni: da ministro ho fatto tutto ciò che potevo fare affinché la pandemia non portasse ancora più diseguaglianza sociale di quella già generata».

Sarà felice dell’ormai imminente leadership di Conte nel M5S...

«Non è un mistero che con Conte ci sia buon rapporto e una grande stima. Credo però che con lui non debba essere fatto lo stesso errore fatto con Di Maio. Tutto il movimento deve aiutare Giuseppe, secondo me con lui il movimento potrà essere più adulto e più progettato per governare. Bisogna fare quadrato attorno a Conte e velocizzare il più possibile la ristrutturazione del movimento».

È stata fra le poche a esprimersi sul video di Grillo. Da donna del movimento si sente in imbarazzo?

«Credo che Beppe sia emotivamente troppo coinvolto, ma le donne sono e devono sentirsi libere di denunciare quando vogliono, il dolore non ha scadenza. Il M5S ha allungato i tempi della querela da 6 a 12 mesi. Ma questa è una vicenda troppo delicata: tutti dovremmo stare ben lontani dalle questioni giudiziarie».

Qual è, visto da Viale Trastevere, il suo giudizio sul governo Musumeci?

«Io da ministro ho provato a collaborare con tutti. C’è stata anche qualche occasione d’incontro col presidente Musumeci: ho sempre avuto un buon rapporto con lui e con l’assessore Lagalla ho lavorato bene. Secondo me la Sicilia sulla scuola ha fatto delle cose buone, seppur in mezzo a tante difficoltà. Ovviamente l’inchiesta sui dati Covid, che ha portato alle dimissioni dell’assessore Razza, è stata triste».

Si scaldano i motori per le Regionali. Non è che ci farebbe un pensierino?

«Sono andata via dalla Sicilia ormai 12 anni fa con grande dispiacere. Non è stato facile, ma sapevo che era l’unica strada a disposizione per poter lavorare dopo gli studi. Io non so cosa ci e mi riserverà il futuro, però le assicuro che anche da Roma una mano ai miei colleghi siciliani la darò».

Quindi nessuna possibilità di ritorno del “cervello in fuga” Azzolina?

«Il futuro è tutto da scrivere. Io amo la mia Siracusa e continuerò ad amarla per sempre».

Twitter: @MarioBarresi

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