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Politica

Ecco il modello “Giuditta” che unisce Micciché all'asse Pd-grillini

Di Mario Barresi

Qualcuno, consapevole dell’impossibilità di una replica della formula del governo Draghi, per nobilitare il progetto ripesca un totem mittleuropeo: la “coalizione Ursula”. Eppure c’è chi, con più ironia e realismo, ammette: «Ma potremmo pure chiamarlo modello Giuditta, più del nome conta la sostanza: questa cosa qui è l’unica via di salvezza per la Sicilia, che non reggerebbe altri cinque anni di Musumeci e del centrodestra».

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«Questa cosa qui», per venire subito al dunque, non è più fantapolitica. Un’idea, una proposta, un progetto. Già discusso, in alcuni incontri (bilaterali, ma anche collegiali, tutti in gran segreto) dai protagonisti di un’intesa che si rafforza giorno dopo giorno, telefonata dopo telefonata, sms dopo sms. L’obiettivo sono le Regionali 2022, magari con un test alle Amministrative del prossimo autunno. In movimento ci sono di certo Anthony Barbagallo, segretario del Pd, e Giancarlo Cancelleri, sottosegretario grillino. E fin qui, al netto di una sintonia fra i due talmente smaccata da creare anche qualche gelosia nei reciproci steccati, non ci sarebbe nulla di strano. Dall’happy hour sul lungomare di Termini Imerese, evento-simbolo della vittoria (una delle poche, a dire il vero) del fronte giallorosso in Sicilia, Barbagallo e Cancelleri hanno siglato un patto di ferro.

Nel «campo largo» da tempo invocato dal deputato regionale di Pedara il M5S ha un posto in prima fila: «Hanno freschezza, qualità e spessore di classe dirigente», canticchia a ilsicilia.it. E l’ex vicepresidente dell’Ars, di rimando: «Sulle alleanze anche in Sicilia non si può prescindere dall’alleanza con il Pd». Ma entrambi, nelle recenti interviste parallele a La Sicilia, sembrano avere un chiodo fisso: il centro. Che Cancelleri, in modo più felpato, chiama quell’«area moderata che da noi ha sempre un certo peso» e che Barbagallo esplicita con più chiarezza: «Se tutti i moderati si mettono assieme, in Sicilia decidono chi vince e chi perde».

Ma questo centro di gravità permanente, per entrambi, ha un nome e cognome: Gianfranco Miccichè. E con il viceré berlusconiano di Sicilia che Barbagallo e Cancelleri stanno parlando da un bel po’. Di «questa cosa qui», che prende forma e peso. Il segretario dem si sente ancor più legittimato dopo l’apertura di Enrico Letta al dialogo con Forza Italia, mentre il discorso è ancora in fase “carbonara” per il pentastellato. Un accordo con Miccichè sarebbe considerato quasi incestuoso dagli attivisti più ortodossi, anche se Cancelleri, uomo forte di Luigi Di Maio nell’Isola, confida nel «processo di transizione» aperto da Giuseppe Conte nel movimento. «Al momento giusto conto di avere la sua copertura», avrebbe confidato ai suoi interlocutori.

Ma il più eccitato sostenitore di questo “famolo strano” è Miccichè. Che raccoglie l’input di Barbagallo sulla «frattura evidente nella maggioranza di centrodestra, in Forza Italia ma anche in altri movimenti» rispetto al governo di Nello Musumeci e all’ipotesi di un suo bis. Il presidente dell’Ars è consapevole che un “Nazareno con le sarde”, soprattutto allargato ai grillini, sarebbe un’eresia per la parte di Forza Italia che giura fedeltà (più per istinto di sopravvivenza che per convinzione) al centrodestra. Ma non mette limiti alla provvidenza, perché «se per il bene della Sicilia occorre superare le coalizioni, è bene farlo», sibilata a buttanissima.it. Ammiccando all’alleanza che governa a Roma, «poiché in Sicilia andremo al voto prima della fine del governo Draghi» e «sarebbe sbagliato non tener conto di quell’esperienza», mentre lancia appelli da casco blu dell’Onu: «Una pacificazione siciliana renderebbe l’Isola più forte».

Dato per scontato che l’asse Pd-M5S andrà avanti comunque, magari con un accordo a sinistra, è però Miccichè il king maker del Fronte di Liberazione. Il “compagno Gianfranco”, giovane militante di Lotta Continua ai tempi dell’università, ha fatto una «cordialissima telefonata» anche a Claudio Fava, subito dopo l’intervista sulla sua discesa in campo. Il presidente dell’Antimafia è escluso dai caminetti azzurro-giallorossi e non è dato sapere come reagirebbe la gauche più purista semmai fosse della partita. Così come sta maturando, grazie ai pettegolezzi sempre più diffusi a Palermo, una certa freddezza dei grillini dell’Ars sulla «spregiudicatezza» delle trattative di Cancelleri a questo insolito tavolo. Non è un caso, infatti, che Luigi Sunseri, deputato regionale fra i più avveduti (e ambiziosi) da qualche tempo attacchi Miccichè un giorno sì e l’altro pure.

Ma il presidente dell’Ars non si ferma. Parla con tutti. Con Raffaele Lombardo e con Luca Sammartino, come sempre. E anche col meloniano Raffaele Stancanelli, al quale - in un recente pranzo catanese, fra salumi, formaggi e Amarone - avrebbe proposto nuovi ingressi nel club antimusumeciano: «Se vuoi ci stanno anche Pd e grillini». Gelida, a quanto è dato sapersi, la reazione dell’eurodeputato ex spin doctor del governatore. Eppure è proprio al centro, che questa partita Miccichè vuole vincerla. Un centro che - a partire da Italia Viva, con Nicola D’Agostino, sempre più incuriosito, portabandiera dei firmatari della Carta dei Valori - sembra voler vedere le carte. E capire se il “modello Giuditta” resisterà all’afa della seconda estate in era di Covid. Dopodiché la campagna elettorale per le Regionali sarà già iniziata.

Twitter: @MarioBarresi

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