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Politica

Sicilia: ecco il Grande Centro, la federazione che punta al 10-15%

Di Mario Barresi

CATANIA - Quand’è venuta fuori, diffusa da parte dei commensali, la deliziosa suggestione del “patto del pacchero”, la reazione di uno dei protagonisti è stata: «E dov’è la notizia? È la sedicesima volta che ci vediamo, stavolta si poteva mangiare in un locale e l’incontro l’abbiamo fatto lì». Ovvero alle “Antiche Mura”, ristorante di Mondello dove la politica regionale da sempre s’attovaglia e i protagonisti di quest’ultimo conviviale sono stati pizzicati venerdì scorso da BlogSicilia. La notizia, però, c’è. O meglio: è arrivata già oggi. Parte, a breve scadenza (uno o al massimo due settimane), il progetto di federazione dei centristi siciliani. Uno schema per adesso a quattro punte: l’Udc, Italia Viva (con gli ex di Sicilia Futura in prima linea), il Cantiere popolare di Saverio Romano e Idea Sicilia, movimento di Roberto Lagalla. Convitato di pietra Totò Cuffaro, che in un tweet fa sapere che la sua Nuova Dc «non è stata invitata, forse perché i “paccheristi” non credono alla sua rinascita, ma avranno modo di ricredersi: comunque niente male, noi preferiamo gli spaghetti».

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Il progetto è la naturale evoluzione della Carta dei valori firmata qualche tempo fa dagli stessi protagonisti. Che adesso passano alla fase più pragmatica: un accordo elettorale. Il quale, contrariamente ad altre indiscrezioni diffuse ad arte, ha un orizzonte molto più ravvicinato delle Politiche 2023, per le quali si dovrà trovare (o magari lanciare, proprio dalla Sicilia) un contenitore nazionale.

Il primo test sarà Palermo. Con almeno un paio di centristi che aspirano alla corsa da sindaco (in prima linea Lagalla, ma c’è anche il renziano Francesco Scoma), ma soprattutto l’aspirazione di mettere «un candidato vincente» sul tavolo di un’intesa col centrodestra, «al primo o magari al secondo turno». Un’aspirazione che non può non avere il placet di Davide Faraone e dunque di Matteo Renzi. Il capogruppo di Iv al Senato non fosse fra i commensali dove il partito era però ben rappresentato da Nicola D’Agostino, Edy Tamajo e Beppe Picciolo.

Ma l’orizzonte più importante resta quello delle Regionali. Una partita in cui la federazione presenterà una lista unica, con l’obiettivo di «poter raggiungere il 10-15% soltanto con chi c’è già adesso dentro», al netto di futuri ingressi. Ma la scadenza di fine 2022 attorciglia uno dei nodi più delicati per i centristi: la scelta del candidato governatore. Alla cena di Mondello c’erano quattro assessori regionali: oltre a Lagalla, Toto Cordaro, Mimmo Turano e Daniela Baglieri. Alquanto imbarazzati quando al momento della caponata s’è discusso di Nello Musumeci. Fra molti ultras del pizzetto e un paio di big più che perplessi, prevale però un approccio laico: «Al momento giusto vedremo, non c’è fretta».

Anche perché - e questo è un altro scenario - non è detto che i centristi s’intruppino in una coalizione «prendere o lasciare», al di là del nome del candidato governatore. Il «campo largo con i moderati» più volte invocato dal segretario dem Anthony Barbagallo e gli ottimi rapporti di (quasi) tutti i centristi con Gianfranco Miccichè (che, legittimamente, tiene il brand forzista fuori dalla federazione) sono due indizi di quello che per ora è soltanto un piano B. Ovvero un’alleanza con il Pd (se in Sicilia fosse disposto a rompere l’asse col M5S e la sinistra) e con Forza Italia (se avesse la voglia di correre alle Regionali lontana da Lega e FdI), con i centristi come perno. «E a quel punto - sussurra un moderato sognatore - perché escludere che il candidato presidente possa essere anche uno di noi?».

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