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Politica

Il ritorno di Razza: ecco il senso (e i rischi) dell'all-in di Musumeci

Di Mario Barresi

Sarebbe troppo facile, oltre che scontato, dire: a volte ritornano. Perché quello di Ruggero Razza, da ieri di nuovo assessore regionale alla Salute, non è il semplice rientro del figliol prodigo. Nello Musumeci ha firmato ieri la la nomina-bis, restituendo le deleghe (assunte dal 30 marzo scorso, ovvero il giorno in cui emerse l’inchiesta sui presunti falsi nei dati Covid, in cui Razza è indagato) all’avvocato catanese.

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«Non mi hanno meravigliato gli appelli rivolti da molti operatori e rappresentanze sindacali, certamente non tacciabili di vicinanza con il nostro governo, che hanno chiesto di riprendere il percorso amministrativo avviato con l’assessore», dice Musumeci. Il riferimento, ad esempio, è alla nota di di Cisl Medici, Uil Fp Medici, Anaao Assomed e Aaroi Emac, che gli chiedono di «ripristinare stabilità e continuità all’assessorato alla Salute», con «un interlocutore di cui, pur nelle divergenze talora verificatesi, abbiamo apprezzato apertura al dialogo e visione progettuale».

Un’invocazione che segue di una settimana l’endorsement del sindacato medici Cimo, storica spina nel fianco di Razza, ma anche di altre associazioni fra cui l’Asfo Sanità, che ne sottolineano «stazza morale» e «senso di responsabilità». E così Musumeci, al quale il diretto interessato ha sciolto la riserva qualche giorno fa, ieri pomeriggio (mentre Razza stava provando il marsupio nuovo per il suo figlio di due mesi) lo chiama: «Sto facendo partire il comunicato». In cui il governatore ufficializza che il dato è tratto: «Ho fiducia che questa scelta possa contribuire a concludere un percorso amministrativo avviato in questi anni con i risultati che tutti conoscono».

Fin qui la narrazione ufficiale. Che non contempla il senso della scommessa finale di Musumeci: il ritorno dell’avvocato catanese è un passaggio che deciderà il futuro politico del governatore, gli assetti del centrodestra siciliano e lo scenario delle prossime Regionali. Innanzitutto con un rischio (calcolato?) nella sottile linea diplomatica con la magistratura. Per Musumeci «le indagini giudiziarie e le responsabilità politiche devono essere separate».

Ma Razza torna nella “scena del crimine”: l’assessorato alla Salute nella bufera per i falsi dati Covid, quelli dell’intercettazione sui «morti da spalmare» per la quale ha chiesto scusa tramite La Sicilia. Ma l’inchiesta, passata da Trapani a Palermo, continua. E l’indagato (per due ipotesi di falso) Razza non è stato sentito, nonostante il suo avvocato Enrico Trantino abbia sollecitato i magistrati. Razza, comunque, è certo che «gli atti dimostrano l’assenza di un nesso fra i dati e le decisioni del governo nazionale».

Ma l’aspetto più delicato è quello politico. Nel silenzio mediatico degli alleati. Soltanto il meloniano Salvo Pogliese, che ieri sera ha cenato con Musumeci, Razza e Marco Falcone in un noto locale del lungomare etneo, si espone con un «bentornato», oltre allo scontato plauso di DiventeràBellissima e all’altrettanto prevedibile attacco di Cateno De Luca ululante «vergogna!», Musumeci ufficializza una mossa scontata. Ma pesantissima negli equilibri di una coalizione in cui il governatore, come vomitato in un recente sms a Gianfranco Miccichè (con risposta da par suo), vede «traditori» dappertutto, fino a minacciare, in più colloqui bilaterali, di «cacciare» gli assessori delle forze che non esternino il sostegno alla ricandidatura.

Eccolo, il punto di caduta. Razza torna al fianco di Musumeci proprio nel momento più delicato. Con minori pressioni sul fronte della pandemia (nonostante i ritardi sui vaccini), la priorità del ColonNello adesso è avere un guardaspalle, oltre che un raffinato stratega, nella strada, tutt’altro che in discesa, verso le Regionali 2022. A partire da due passaggi imminenti: la convention governativa di Palermo (slittata dall’11-12 al 18-19 giugno, «perché nessuno s’era accorto che fino al 15 non si possono fare eventi pubblici», confida un assessore), primo trampolino del Musumeci-bis; e poi la raffica di nomine, fra partecipate ed enti regionali, da contrattare con i riottosi alleati.

Anche per questo Musumeci accelera, decidendo di non rinviare più il rientro di Razza a dopo l’incontro con Sergio Mattarella, domani al Quirinale. «Andiamo avanti a testa alta», è l’input del Pizzo Magico. Una sfida, quella decisiva. Un all-in. In cui Musumeci si gioca tutto.

Twitter: @MarioBarresi

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