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La storia di "Lillo", tornato a volare libero nei cieli della Sicilia

Un giovane di aquila di Bonelli, liberato il 22 marzo scorso dopo lunghe cure per la fucilata di un bracconiere, monitorato grazie a un trasmettitore GPS/GSM satellitare: in in un mese ha coperto in volo più di 700 chilometri

La storia di "Lillo", tornato a volare libero nei cieli della Sicilia

PALERMO - «Lillo in un mese ha coperto in volo una distanza superiore a 700 chilometri, spingendosi oltre i 2.000 metri di altitudine, frequentando i territori delle province di Caltanissetta, Catania, Enna, Palermo e Agrigento. È un "giovane" molto attivo, come dimostrato dalla sua capacità di spostamento e dalla perlustrazione di un vasto territorio». Così Massimiliano Di Vittorio (Ecologia Applicata Italia), che da anni monitora e studia la popolazione delle aquile di Bonelli in Sicilia, parla del rapace che il 22 marzo scorso è tornato a volare, libero, nei cieli della Sicilia dopo che, a causa delle lesioni traumatiche procurate da un bracconiere, aveva trascorso 18 mesi, tra interventi chirurgici e cure riabilitative, inizialmente nel centro di recupero Cts di Cattolica Eraclea (Agrigento) e poi nel centro regionale di Recupero Fauna Selvatica Lipu di Ficuzza (Palermo).

Lillo era stato recuperato a Licata dagli attivisti del Wwf, alla fine di settembre 2016 e data la gravità delle ferite subite a causa della fucilata, inizialmente si riteneva quasi impossibile il suo ritorno in natura. Il giorno prima della sua liberazione, il rapace era stato dotato di un trasmettitore GPS/GSM satellitare applicato da uno dei maggiori esperti europei impegnati in questo tipo di operazioni. Dal momento del rilascio, la sua attività è stata quotidianamente registrata e monitorata dai ricercatori incaricati dal Wwf Italia, nell’ambito del progetto Life ConRaSi.  

I dati ricevuti, oltre a fornire informazioni significative sulle abitudini e preferenze di questa specie in Sicilia permettono, in caso di problemi, di recuperare tempestivamente l’animale. «Il monitoraggio - prosegue Di Vittorio - effettuato con la telemetria satellitare conferma che l’animale è in ottima forma e che il lavoro svolto dai veterinari dei centri di recupero fauna selvatica siciliani ha prodotto un risultato eccellente ed importante, sia per l'individuo ma anche per la conservazione della popolazione».

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