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I nostri pet capiscono quello che diciamo con l'emisfero sinistro

Una ricerca scientifica conferma: non ascoltano solo la voce, ma anche le parole

I nostri pet capiscono quello che diciamo con l'emisfero sinistro

MILANO -  Niente più prese in giro al padrone che dichiara che il suo cane lo capisce quando gli parla: è vero. O, per lo meno, ci prova. È quanto afferma una nuova ricerca scientifica, pubblicata su Current Biology. Una questione di emisferi. I cani in realtà non ascoltano solo la voce, ma anche le parole. Lo studio dimostra che il cervello dei quattrozampe che abbaiano elabora il linguaggio umano in modo molto più simile al nostro di quanto si pensasse.

 

Si tratta di usare parti diverse del cervello per processare informazioni diverse: l’emisfero sinistro specializzato per il contenuto puramente verbale; quello destro per analizzare le caratteristiche della voce e il suo contenuto emotivo. Lo studio mostra che i cani, parallelamente agli esseri umani, usano l’emisfero sinistro per analizzare i contenuti fonemici significativi, riconoscibili e familiare; usano quello destro per suoni e lingue sconosciute, analizzando i segnali che riguardano intonazione e ritmo e quelli preminentemente legati al mittente del suono e all’emotività della comunicazione.

 

Gli studiosi dell’Università del Sussex hanno sottoposto ai test oltre 250 cani. I ricercatori hanno trasmesso suoni umani, frasi, da due altoparlanti, uno alla destra e uno alla sinistra del cane. Il presupposto era che, come ricerche precedenti avevano dimostrato, quando l’animale usa prevalentemente l’emisfero destro per processare l’informazione, gira la testa a sinistra, e viceversa – questo perché l’orecchio destro manda informazione alla parte sinistra del cervello, e viceversa.

 

In uno degli esperimenti gli psicologi hanno utilizzato un sintetizzatore vocale, in modo che la voce non tradisse alcuna emozione. Quando ai cani venivano dati comandi familiari, per esempio «Vieni qua!», giravano nell’80 percento dei casi la testa verso destra, dimostrando che si stavano concentrando sulle parole, non sull’emozione.

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