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Gli "angeli" legali in aiuto degli animali maltrattati

Un avvocato trentenne, penalista di Catania, è il legale di riferimento dell’associazione Difendiamogli animali.org

Gli "angeli" legali in aiuto degli animali maltrattati

«Difendiamo gli animali - spiega l’avvocato Ecora - è il portale di riferimento di questa associazione, che nasce dall’idea di una collega di Massa Carrara, Francesca Menconi, che si è adoperata per creare questo portale e una rete di professionisti di supporto in tutta Italia. L’associazione in sé, come altre, si occupa di raccogliere tutte le problematiche o le segnalazioni relative a maltrattamenti, uccisioni o qualsiasi altro tipo di problema riferibile al mondo animale. Noi da parte nostra, con le nostre professionalità, cerchiamo di portare avanti le istanze nelle varie procure: laddove è possibile, si incardina un procedimento, qualche volta penale, qualche altra volta civile e, nel caso del penale, si porta avanti la costituzione di parte civile a nome di queste associazioni».

Sono i privati che si rivolgono all’associazione per effettuare le loro segnalazioni: «I nostri mezzi - spiega infatti il legale - non ci permettono oggi di avere un vero e proprio servizio investigativo, perché l’avvocato non può, se non in determinati casi previsti dalla legge, di sua iniziativa, investigare sui singoli casi. In realtà, il portale serve a questo: a creare una coscienza, una diffusione tale per cui qualunque cittadino che dovesse avere sentore di abusi, possa segnalarli e darci modo di verificare».

Le problematiche più diffuse sono quelle legate alle condizioni in cui vengono tenuti gli animali da compagnia: «Tante volte non c’è una coscienza o una cultura completa di cosa voglia dire tenere in casa o avere in affido un animale. Proprio per mancanza di una base culturale, ciò spesso sfocia in maltrattamenti, come ad esempio i cani tenuti per anni alla catena o, evenienza ancora più pesante, il cane del vicino o il randagio che dà fastidio e viene avvelenato o anche peggio».

Eppure la legislazione a favore degli animali esiste: «È però abbastanza recente, perché le norme contro maltrattamenti e uccisioni di animali sono state perfezionate nell’ultimo quinquennio o poco più. Ancora forse il legislatore dovrebbe migliorare la legislazione, anche se qualcosa si è mosso, visto che una volta l’animale in generale era considerato non un essere senziente, ma un oggetto: al contrario, oggi si è presa coscienza della sensibilità degli animali e di tutto ciò che ne deriva nel caso di sofferenze e maltrattamenti».

Il maltrattamento degli animali è un reato previsto e punito dagli articoli 544 ter e 727 del codice penale e non più solo di un “delitto contro il patrimonio” come previsto dall’art. 638 (Uccisione o danneggiamento di animali altrui). La differenza, in particolare, è stata chiarita dalla Cassazione (sentenza n. 24734/2010), che ha sancito come il delitto di cui all’art. 544 ter del codice penale tutela il sentimento per gli animali: con l’art. 638 l’animale era tutelato quale “proprietà” di un terzo soggetto, che risultava la parte offesa, mentre con l’art. 544 ter, è riconosciuta una condotta lesiva nei confronti dell’animale stesso.

Con previsioni di pene anche pesanti: l’articolo 544 bis prevede che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”, mentre il 544 ter, sul maltrattamento degli animali, recita che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale”.

La legge, tuttavia, che già spesso per gli umani non coincide con la giustizia, senza un’adeguata cultura e sensibilità, resta lettera morta: «La cultura - sostiene l’avvocato Ecora - si crea attraverso le norme e le sanzioni. Io faccio sempre l’esempio banale del casco: nessuno lo voleva indossare, specie a Catania, ma oggi, grazie alle sanzioni comminate in un certo modo, quasi tutti lo indossano. L’unico modo per ottenere un cambiamento culturale, è la cultura della sanzione perché è la certezza della pena a scoraggiare i comportamenti illegali».

E quando si parla di animali, non si parla solo dei classici pet, ma di qualsiasi razza: «Questa è una cosa che mi sta molto a cuore, specie perché sul territorio catanese c’è il fenomeno molto diffuso di “allevamenti”, per così dire, molto casalinghi di cavalli, con competizioni di dubbia natura su strade pubbliche durante la notte». Una vita di sevizie per gli animali, «se si pensa a dove spesso sono tenuti: dentro palazzi, nei garage, ammassati in piccolissimi spazi e trattati con iniezioni di qualsivoglia natura».

La rete è operativa da meno di un anno: una necessità nata dal fatto di avere avvocati che potessero seguire sul territorio le segnalazioni che arrivavano da tutte le parti d’Italia. In questo arco di tempo, sono arrivate già segnalazioni, soprattutto dal Siracusano: «Abbiamo depositato un po’ di segnalazioni e abbiamo avuto contatti con qualche procura. Consideri che, specie per questo genere di situazioni, bisogna stare parecchio sul pezzo, perché i magistrati tendono a metterle sotto gli altri fascicoli… È davvero una bella avventura, anche se poco sostenuta da tutti».

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