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Ragusa

Camilleri, il dolore nei luoghi di Montalbano (ma le riprese proseguono)

Di Mario Barresi

Scicli (Ragusa) - Ciak, si gira. Nonostante la morte di Andrea Camilleri. A Scicli si va avanti. In mattinata il set de Il commissario Montalbano è aperto, con turisti e curiosi a debita distanza, fra piazza Armando Diaz e via Carcere. A dirigerle, vista la momentanea assenza del regista Alberto Sironi, è Luca Zingaretti, di pirsona pirsonalmente, sotto l’ombrello giallo. Camicia bianca, pantaloni cinque tasche, occhiali da sole a goccia, il commissario si concede ai selfie. Poi, verso le 14, sale sull’auto della produzione e lascia il set della Palomar, da più di due mesi nel Ragusano per girare tre nuovi episodi in onda la prossima primavera.

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Alle 13,49 sull’Ansa l’annuncio (non smentito) dell’alt: «La troupe si trovava a Scicli per girare alcune scene, ma appena è arrivata la notizia della morte di Camilleri si è deciso di sospendere i nuovi ciak in segno di lutto». E ancora: «Proprio Zingaretti è stato il più scosso alla notizia della morte di Camilleri ed ha deciso di non andare avanti nella lavorazione».

Ma non è così: the show must go on. E basta trovarsi a Scicli per scoprire che ieri le riprese - cominciate di buon mattino e non interrotte dopo la notizia della morte di Camilleri - sono andate avanti. Anche nel pomeriggio - come La Sicilia può documentare - il lavoro, con una settantina di persone a vario titolo impegnate, è proseguito. L’unico vincolo, paradossalmente, era un’altra morte. Anzi due: quelle di Martina Aprile, la giovane mamma falciata dall’auto di un giovane positivo alla cocaina, e di Said Siraj, sedicenne, morto in un incidente sullo scooter. Doppio lutto cittadino a Scicli, con divieto di manifestazioni pubbliche dalle 16 alle 18. E allora le riprese, come già stabilito da Palomar nel rispetto dell’ordinanza del sindaco, si spostano all’interno. A partire dalle 16 in via Mormino Penna, dentro il suggestivo Palazzo Bonelli, nello studio del fotografo Donato Re. Un scena che si prolunga più del previsto. Il successivo cover set, con il racconto di una cena del commissario Montalbano, è previsto nel ristorante “Noka”. Tutto è allestito. Ma alle 21 si decide di rinviare il ciak. A stamattina alle 7.

Avranno voluto onorare la memoria del Maestro continuando a rendere immortali i suoi romanzi. E se resta il sospetto, sgradevole quanto legittimo, che lo stop alle riprese della fiction sia esso stesso una fiction, meglio rifugiarsi in sentimenti più puri. Come le lacrime del popolo di Camilleri sui luoghi di Montalbano. «Tutta la città è affranta», certifica il sindaco di Scicli, Enzo Giannone, dentro il municipio dove c’è la stanza del commissariato televisivo (ieri comunque chiusa al pubblico per le riprese in corso), ricordando che lo scrittore «è riuscito a innalzare la Sicilia e a portarla ai livelli della sua tradizione millenaria». Qui, dove ogni angolo risplende di Barocco, sanno bene che fu proprio Camilleri a “raccomandare” Scicli come Vigàta tv, perché, a differenza della sua Porto Empedocle, è scampata alla cementificazione selvaggia. I ricordi, in queste ore, scorrono. Come l’autografo su una sigaretta (conservata come un’icona sacra) che Camilleri fece nell’ottobre 2010 all’allora sindaco Giovanni Venticinque (presenti il giornalista Peppe Savà e il fotografo Gigi Nifosì) che gli consegnava il “Premio Scicli”. «Senza la Sicilia, l’Italia scivola», disse loro, un paio di lustri prima che Matteo Salvini conquistasse il potere. E si apre anche l’album dell’amicizia con Piero Guccione, caposcuola del “Gruppo di Scicli”. Come quella richiesta che Camilleri fece alla vigilia di un soggiorno della figlia a Sampieri. «Fai il nonno supplente, insegna ai miei nipotini la Sicilia», disse al pittore. Che eseguì. Con guantiere di cannoli, ogni mattina a colazione.

L’altro luogo dell’anima, per il miliardo e rotti di telespettatori, è Punta Secca, frazione marinara di Santa Croce Camerina. Dalla trattoria “Enzo a Mare”, tempio delle scorpacciate del Montalbano-Zingaretti, arriva un delizioso profumo di zuppa di cozze. Decine, dopo il tramonto, le foto dei turisti davanti alla casa di Montalbano, b&b di charme quando non “requisito” come set. Nella piazzetta all’ingresso - fra gastronomie “Gli Arancini di Montalbano”, in un ammiccante crogiolo di gelati e calzoni intitolati al commissario - c’è una statua di Camilleri, cittadino onorario del comune altrimenti noto per Veronica Panarello. «La morte di Camilleri - ammette il sindaco Giovanni Barone - è una perdita dolorosa per tutta Santa Croce, che deve a lui le sue fortune televisive e turistiche». E giura: «Gli saremo grati eternamente», annunciando l’intitolazione dell’attuale piazza Torre. Sotto il busto, opera di Nino Barone, «artigiano del ferro locale», i fiori dell’amministrazione comunale. E un disegno del faro, simbolo della frazione, lasciato da due bambini. «Ciao Maestro. Da Tommaso e Carlo». Un addio semplice, autentico. In una giornata di retorica. E di mascariamenti.

Twitter: @MarioBarresi

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