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Ragusa

Nuovo ospedale di Ragusa, l'inchiesta va avanti nel silenzio, ma gli indagati sarebbero sette

Di Giuseppe La Lota
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Mercoledì pomeriggio all’incontro di Prefettura voluto dal prefetto Librizzi, presenti il sindaco Federico Piccitto e la triade strategica dell’Asp, non è passata inosservata la presenza di due primari: Antonino Nicosia, cardiologo; Luigi Rabito, anestesista-rianimatore. Perché proprio loro e non anche gli altri autorevoli direttori del nosocomio? “Siamo stati invitati dal direttore generale per dare un contributo positivo alla situazione drammatica che stiamo vivendo- dice con parole di saggezza il dott. Nicosia- Io credo che in questo momento non è importante stabilire di chi è la colpa ma di fare quadrato attorno al problema per uscirne senza danni il più presto possibile. Questo ho detto al prefetto. Perché noi? lei si chiede. Perché ci è stato chiesto di rappresentare alcune esigenze e urgenze particolari, senza andare a ricercare di chi è la colpa. Perché la Cardiologia e la Rianimazione sono i punti cardini di un ospedale. Ricordiamoci che la Cardiologia di Ragusa è la struttura più grossa dell’intera provincia”.

Insomma, ai primari, ai medici, a tutto il personale sanitario e in primis ai pazienti, non interessa individuare in questa delicata e surreale vicenda di chi è la colpa per quanto sta accadendo; interessa poter lavorare e curarsi dentro una struttura efficiente. Perché ciò avvenga è necessario che la direzione dell’Asp osservi in tempi rapidi le prescrizioni imposte per eliminare le anomalie agli impianti. Quanto tempo passerà? E qui entra di nuovo in campo la Procura, l’autorità giudiziaria che può rimuovere i sigilli ai reparti attualmente posti sotto sequestro dalla Guardia di finanza. Procura e Asp ieri su questo argomento si sono scambiati messaggi a distanza tramite il nostro giornale. “La Procura può togliere i sigilli il giorno dopo l’adeguamento delle strutture”. E Aricò di getto ha risposto: “Se mi chiedono di sostituire le maniglie si può fare in giornata. Dipende dalle prescrizioni che dobbiamo osservare”. Lasciando le indagini in separata sede, questo è il punto su cui bisogna concentrare l’impegno e il buon senso di tutti i soggetti attivi e passivi della sanità. La sanità è di tutti e se finora non c’è stata la tragedia si deve proprio pensare al miracolo. Una città capoluogo con 70 mila abitanti che non può disporre di un nosocomio pur avendone 3 travolge nel marasma anche il resto della provincia: i grossi spoke di Modica e Vittoria che sono operativi ma non possono far fronte alla richieste di un bacino di 350 mila persone per di più in estate.

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