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Zona gialla: una boccata di ossigeno per bar e ristoranti

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Zona gialla: una boccata di ossigeno per bar e ristoranti

Di Pierangela Cannone

Che sia una primavera ritrovata. Questo l’augurio del settore ristorazione e bar ai primi vagiti di una Sicilia in zona gialla. Rimangono valide le regole di apertura dalle 5 alle 18, è consentita la consegna a domicilio e continua a essere possibile l’asporto.
Andiamo per ordine. Chi prende più ossigeno sono i bar: se prima potevano fare solo asporto e delivery, adesso, grazie al servizio al banco e ai tavoli, respirano ad ampi polmoni. Chi stringe ancora i denti, invece, è il mondo della ristorazione. Secondo le rilevazioni della Fipe ConfCommercio, il 40% dei ristoratori siciliani ha aperto, pur offrendo solo il pranzo, contro un 40% che apre solo il fine settimana e un 20% che ha deciso di non aprire. Anche per le pizzerie si registrano dati differenti: chi offre il servizio di delivery e asporto continua a lavorare, mentre chi ne è sprovvisto arranca.
«Causa Covid, nel 2020 si sono registrati 2 miliardi e 800 mila euro di perdita di fatturato - afferma Dario Pistorio, presidente regionale Fipe - ConfCommercio, nonché vicepresidente vicario di ConfCommercio Catania - Gli “stop and go”, cioè l’apertura a singhiozzo delle attività di ristorazione ha creato danni in termini di provviste alimentari. Prendiamo a campione Catania.
Con la Sicilia in zona rossa, tutti gli esercizi bar del lungo mare hanno preferito rimanere chiusi perché non arrivavano a coprire le spese con la sola vendita da asporto. La zona gialla offre maggiori libertà: una parte di ristoranti sta aprendo a pranzo, mentre quelli di alta fascia non sono in funzionamento perché alle 18 vige ancora il coprifuoco. Il 30% delle pizzerie prova ad aprire a pranzo e parecchie si stanno orientando ad aprire solo il fine settimana. Funziona l’asporto, e questo è un dato certo. Come Fipe Confcommercio abbiamo chiesto ai governi nazionale e regionale di fare un distinguo tra i ristoranti e applicare un mero servizio tavolo, ma protratto almeno fino alle 22».
La possibilità di gustare nuovamente il piatto di uno chef in piena sicurezza è un certezza rassicurante. I ristoratori, ma anche i bar, si sono attrezzati da subito per evitare assembramenti internamente ai locali, tant’è che hanno adeguato gli spazi alle norme anti Covid, con schermate in plexiglass e distanziamento anche nelle ordinazioni al banco. Preservare la salute pubblica è, quindi, una priorità.
«All’interno dei locali l’obiettivo è garantire la massima sicurezza - dice Salvo Politino, presidente di Unimpresa - Assoesercenti Sicilia - a personale e clienti. I protocolli di sicurezza sanitaria che ogni attività commerciale del settore ristorazione deve seguire prevedono la formazione del personale, il rispetto del distanziamento fisico, la presenza di più punti di igienizzazione nei locali, la sanificazione degli ambienti, il distanziamento dei tavoli e un accurato tracciamento degli ingressi. Regole che le imprese hanno già messo in pratica e che continueranno a seguire. L’apertura fino alle 18, però, non  consente ai ristoranti di sviluppare appieno le potenzialità, perché la maggior parte del fatturato, dal 70 al 75%, si sviluppa la sera. Come Unimpresa - Assoesercenti Sicilia chiediamo al Governo di consentire, in zona gialla, l’apertura dei locali fino alle 22. Gli operatori si preparano a ripartire, ma gli scorsi mesi, caratterizzati da limitazioni più stringenti, hanno profondamente segnato il settore».  
Dello stesso parere anche Benny Bonaffini, presidente Fiepet Confesercenti Sicilia : «La zona gialla - dice - permette adesso di pensare a una ripartenza, ma fin quando la ristorazione sarà agganciata al numero dei contagi, il comparto non sarà mai al sicuro. Ho il piacere di raccontare una mia esperienza: nei giorni scorsi mi trovavo a Piazza Armerina e sentivo l’esigenza di prendere un caffè in un bar: tutti quelli del centro storico erano chiusi… . Il nostro comparto è stremato: non si fa in tempo a riaprire che si torna a chiudere. Servono protocolli stringenti che consentano alle imprese di avere continuità. Questa è la chiave di volta per una vera ripartenza».
Ristoranti e bar, di fatto, sono tornati fruibili. Allo stesso modo, è ripresa la routine lavorativa in diversi uffici che avevano optato per lo smartworking. Uscire in pausa pranzo con i colleghi per gustare una pietanza prelibata, un pezzo di torta o un semplice caffè è tornato a far parte delle abitudini a cui, ci si augura, non si dovrà più rinunciare.

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