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Sciopero medici, a rischio migliaia di interventi: si fermano anche specializzandi

Negli ospedali, venerdì 23 novembre, saranno garantite soltanto le urgenze. Tra le ragioni della protesta, il rinnovo del contratto di lavoro e la richiesta di nuove assunzioni per garantire il diritto alla cura e il diritto a curare

Sciopero medici, a rischio migliaia di interventi: si fermano anche specializzandi

Roma - La rivendicazione di finanziamenti adeguati per il Fondo sanitario nazionale, assunzioni per garantire il diritto alla cura e il diritto a curare, il rinnovo del contratto nazionale di lavoro fermo da oltre 10 anni. Per queste ragioni, e non solo, venerdì 23 novembre i camici bianchi del Servizio sanitario nazionale (Ssn) incroceranno le braccia per 24 ore e si asterranno dal lavoro medici, veterinari e dirigenti sanitari. Alla protesta aderiscono tutte le principali sigle sindacali di categoria, incluse le maggiori, Anaao e Fp Cgil Medici, nonchè l'Fvm (Federazione veterinari e medici).


Nella giornata di sciopero nazionale sono decine le manifestazioni in programma in tutta Italia mentre a Roma le sigle sindacali hanno organizzato una conferenza stampa per dare voce alle proprie ragioni. I sindacati di categoria avevano inizialmente proclamato due giornate di sciopero ma la prima, prevista per il 9 novembre, è stata revocata a causa di problemi interpretativi delle norme che regolano il diradamento delle giornate di sciopero in sanità. Per venerdì prossimo, però, la protesta è confermata e sono prevedibili disagi negli ospedali e per i cittadini anche se, come previsto per legge, «sarà garantita la continuità delle prestazioni indispensabili».


Allo sciopero parteciperanno anche gli specializzandi anestesisti, chiamati a raccolta dall’Associazione degli anestesisti e rianimatori (Aaroi-Emac): «Siamo convinti che le motivazioni alla base della protesta riguardino molto da vicino i medici in formazione - afferma Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac -. Sia come futuri specialisti, sia come attuali specializzandi costretti, talvolta, a subire situazioni più volte denunciate dall’Associazione e che, in alcuni casi, sfociano in uno sfruttamento selvaggio al quale bisogna opporsi». Per questo, L'Aaroi-Emac invita gli specializzandi a rifiutarsi di sostituire gli specialisti aderenti alla protesta. A tal fine, in occasione dell’ultimo sciopero, fu inviata apposita segnalazione al ministro della Salute e al Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute.

A Palermo, domani manifestazione prevista davanti all’assessorato regionale alla Salute in piazza, Ottavio Ziino e promossa dai sindacati Cgil, Cisl, Uil, Cimo, Anaao Assomed, Aaro Emac, Fesmed, Fvm, Anpo Ascoti Fials Medici, Fassid. «Una manifestazione per sensibilizzare il governo nazionale, regionale e il Parlamento per avere finanziamenti adeguati per il fondo sanitario nazionale 2019, per garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea) e adeguati investimenti nel patrimonio edilizio sanitario e tecnologico - si legge in una nota dei sindacaci -. Il rinnovo del contratto fermo da 10 anni con adeguate risorse finanziarie e la abolizione del tetto al trattamento accessorio. La sanità pubblica si ferma per chiedere condizioni finanziarie e di lavoro, che consentano di continuare a svolgere il suo ruolo a difesa della salute dei cittadini».

Lo sciopero dei medici del Servizio sanitario nazionale (Ssn) «provocherà forti disagi negli ospedali italiani, con il probabile blocco delle sale operatorie che avrà come conseguenza l'annullamento di migliaia di interventi. Saranno invece garantiti tutti gli interventi indifferibili e tutelati i pazienti fragili». Ad annunciarlo il Sindacato degli Anestesisti Rianimatori (Aaroi-Emac) che prevede un’ampia adesione. «Questo sciopero è anche per i cittadini, danneggiati dalla malagestione della sanità italiana - afferma Alessandro Vergallo, presidente Aaroi-Emac -. Il SSN deve continuare a garantire a tutti il diritto alla salute, anche attraverso la tutela del personale che vi lavora e il rispetto del Contratto e dei diritti fondamentali dei lavoratori che talvolta vengono violati».

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