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Aids, è la Giornata mondiale: i casi di Hiv diminuiscono in Italia ma non in Sicilia

Mentre in Italia l’incidenza di nuove infezioni si è progressivamente ridotta, nell'Isola il trend è inverso

Aids, è la Giornata mondiale: i casi di Hiv diminuiscono in Italia ma non in Sicilia

CATANIA - C'è chi ancora crede che l’Aids si possa prendere con un bacio o nei bagni pubblici. E tra chi non lo pensa le idee non sono molto chiare e si continua a usare poco il preservativo, soprattutto fra i giovanissimi. Sarà anche per questo che i nuovi casi di infezione da Hiv sono praticamente stabili in Italia e in Europa, mentre tra i più giovani calano troppo lentamente, come segnalano il Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e l'Unicef, per la giornata mondiale di lotta all’Aids che si celebra oggi.

Secondo i dati dell’Iss, nel 2017 in Italia sono state segnalate 3.443 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti, un dato in linea con la media europea. L'incidenza delle nuove diagnosi di Hiv mostra una leggera diminuzione tra il 2012 e il 2015. Ma gli ultimi dati in possesso al Coa (Centro Operativo Aids) per la Sicilia  sono davvero preoccupanti. Mentre in Italia l’incidenza di nuove infezioni si è progressivamente ridotta da 6,8 nel 2010 a 5,7 nel 2016, in Sicilia il trend è inverso con un’incidenza che è aumentata da 3,5 nel 2010 a 6 casi per 100.000 abitanti nel 2016 e nel 2017 la tendenza è in aumento (verso 7 casi ogni 100 mila abitanti).

In Sicilia sarebbero circa 3.500 i malati affetti dal virus dell’Hiv. E poi c’è il dato che deve fare riflettere, eccome: è quello relativo alla popolazione straniera: in sei anni, dal 2010 al 2016, in Italia la proporzione di stranieri malati è aumentata sia per i maschi, passando dal 20,6% al 28,0%, che per le femmine, passando dal 51,7% al 62,2%, mentre in Sicilia le infezioni fra gli stranieri sembrano essere circa il 50% del totale delle nuove infezioni.

Il professore Antonio Cascio, direttore dell’unità operativa di Malattie infettive del Policlinico “Giaccone” di Palermo e organizzatore assieme ai dottori Giovanni Mazzola e Pietro Colletti, rispettivamente responsabili dell’unità Co-infezioni e responsabile dell’unità Aids della stessa unità operativa universitaria: «In Sicilia si stimano circa 3.500 pazienti Hiv positivi distribuiti nelle diverse province, anche se non esiste a livello regionale un registro dei soggetti in trattamento con farmaci antiretrovirali e non è disponibile un network regionale. L’obiettivo è quello di realizzare una rete siciliana dell’Hiv che permetta ai pazienti alla luce anche del Piano Nazionale Aids di essere seguiti meglio e, al contempo, consenta alle istituzioni di programmare opportunamente gli interventi da porre in essere e prevedere le relative risorse».

A livello nazionale, ma anche siciliano, a preoccupare sono i giovani. Attualmente nel mondo 3 milioni di bambini e adolescenti sono sieropositivi, e ogni giorno quasi 700 adolescenti tra i 10 e 19 anni diventano sieropositivi. Anche se entro il 2030 il numero di nuovi contagi da Hiv tra i bambini sotto i 10 anni sarà dimezzato, quello tra gli adolescenti calerà solo del 29%. 

Una situazione su cui incide anche una percezione del rischio da Hiv ancora molto confusa, una scarsa propensione a ricorrere al test e un mancato uso del profilattico, che tra i giovanissimi può superare il 50%, come segnala la Lega italiana per la lotta con l’aids (Lila).

Dalle richieste arrivate alla loro helpline, hanno rilevato domande e timori legati soprattutto al mancato uso o alla rottura del profilattico. Il comportamento che suscita più dubbi è il rapporto oro-genitale, anche quando non si è corso alcun rischio. Dubbi e ansie infondate riguardano anche la masturbazione, i contatti sessuali indiretti e addirittura il bacio. C'è un 11% che riferisce un’esperienza di natura non sessuale, come contatti reali o presunti con sangue, contatti con persone sieropositive o supposte tali, utilizzo di bagni pubblici.

Per quanto riguarda la richiesta di informazioni e dubbi tra gli adulti, il Telefono Verde Aids dell’Iss segnala un calo importante di telefonate da parte delle donne, scese dal 35% nel 1987 al 13% nel 2017. A chiamare sono soprattutto persone tra i 20 e 39 anni (67,1%).

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