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"Miracoli" di Natale, la rinascita di Michele: il bimbo che per due volte ha rischiato di morire

Mamma Sara ha voluto rendere pubblica una storia di dolore, in gran parte risolta grazie anche ai medici dell'ospedale Cannizzaro di Catania. Il piccolo, un anno fa, aveva bevuto un liquido caustico

"Miracoli" di Natale, la rinascita di Michele: il bimbo che per due volte ha rischiato di morire

Catania. «Ci si può rialzare dal buio della vita. E quell’alba è la più bella». Mamma Sara è rinata due volte insieme con il suo Michele, 3 anni appena, che per due volte negli ultimi dodici mesi, ha rischiato di morire.

L’anno scorso per il piccolo e la sua famiglia è stata una festa da incubo. Con la curiosità incosciente di un piccolo di 24 mesi, Michele, pur accudito dalla nonna, in un lampo beve alcuni sorsi di un detersivo caustico. Una corsa disperata all’ospedale Cannizzaro dal paesino pedemontano dove la famiglia vive, permette di stabilire che l’esofago era stato bruciato dal liquido caustico. Da qui le prime cure rianimatorie e intensive nel nosocomio catanese, fino alla stabilizzazione e al trasferimento all’Ospedale Bambin Gesù di Roma dove a Michele viene impiantato un sondino per permettere all’esofago di non chiudersi per sempre a causa della lesione causata dal liquido e della lenta cicatrizzazione in corso. Una soluzione dolorosa e comunque temporanea assolutamente necessaria perché Michele restasse in vita.

Tutto sembrava andare bene nel decorso, intervallato dai necessari controlli fino a settembre «quando mi sono accorta subito, da mamma – racconta Sara – che qualcosa non andava. Mio figlio respirava male e anche se i medici mi rassicuravano, capivo che stavamo perdendo tempo prezioso». Il calvario di Michele non era finito lì, insomma. Un edema della glottide, causato da uno spostamento in alto del sondino («al Bambin Gesù – sottolinea mamma Sara – ci hanno spiegato che in trent’anni di questa metodica, non era mai accaduto»), ha innescato la chiusura delle vie aree del piccolo e quindi un alto rischio di morte per soffocamento. Da qui la necessità, in quei concitati momenti, di scelte immediate: riportarlo subito al Bambin Gesù con un volo in elicottero che il Vaticano aveva già autorizzato, ma con i rischi legati al lungo tragitto e al necessario scalo intermedio, o limitare il trasporto e scegliere un’altra struttura specializzata più vicina.

I genitori scelgono di restare a si affidano ancora una volta alla competenza dei medici e paramedici del Cannizzaro. Qui Michele ha ricevuto le prime cure in emergenza, è stato ancora stabilizzato e poi trasportato in ambulanza, intubato, al Policlinico di Messina, dove poteva essere meglio gestita la fase successiva e cioè l’estrazione definitiva del sondino e l’intubazione con un approccio gastro-enterologico possibile solo in quella struttura. Nel polo catanese delle emergenze ricordano ancora quei momenti drammatici: «Quella circostanza ci prese particolarmente: veder soffrire un bambino in quelle condizioni – ricordano medici e infermieri della Pediatria - ci ha uniti nel dolore ma anche nell’impegno, non solo come reparto ma come ospedale, tra pediatri, anestesisti rianimatori, otorino e tutte le professionalità coinvolte». Ora il peggio è passato. Michele torna periodicamente al Bambin Gesù per controlli, come quelli previsti per metà gennaio, ma si è salvato. Non porta più il tubicino, la larghezza dell’esofago si avvicina quasi alla sua dimensione fisiologica e il bimbo è tornato a fare sentire la sua voce, che prima per un po’, a causa dell’interessamento delle corde vocali, aveva perso. Soprattutto, finalmente a casa, insieme con i genitori e il fratellino, riacquista ogni giorno un po’ di serenità.

Ma mamma Sara non dimentica. «Quest’anno drammatico mi ha profondamente cambiato. Ci sono stati giorni di angoscia ma ho capito anche il valore della condivisione. La fede, innanzitutto, ma anche la famiglia, gli amici e colleghi e gli stessi medici mi hanno dato sempre la forza di andare avanti. Non è vero che si è soli. Si può essere insieme agli altri anche nel dolore». Per questo ha voluto rendere pubblica la sua storia ed è voluta andare con Michele al Cannizzaro a ringraziare chi le è stato vicino. E medici e paramedici, le stesse persone che hanno salvato il piccolo a settembre, cappellino di Babbo Natale sulla testa, hanno salutato il piccolo ex paziente con gioia, regalandogli un giocattolo. Fra questi è stato presente anche chi era reduce da un pesante turno di notte e chi ha affrontato un viaggio di cento chilometri. «La nascita del Bambino Gesù – dicono il primario Antonella Di Stefano e il medico Maria Finocchiaro - è in Pediatria ogni giorno: ogni volta che un bambino guarisce. Abbiamo accolto la richiesta della mamma di incontrarci per ringraziarci perché se Michele sta bene noi dobbiamo, vogliamo festeggiare. La Pediatria è anche questo: non è solo il momento di dolore, ma anche la condivisione di una rinascita».

«Il Natale lo viviamo ogni giorno, quando abbiamo risultati come questo – ha aggiunto il commissario dell’Azienda Cannizzaro, Salvatore Giuffrida, che ha voluto essere presente all’incontro con Michele - che dimostrano che non dobbiamo buttarci la croce addosso perché siamo una terra sfortunata: lì dove ci sono carenze, sappiamo tirare fuori quella marcia in più. Le cose buone ci sono e farle emergere può dare fiducia e spinta in tutti i campi - ha concluso - non solo nella Sanità».

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