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Coronavirus, Gismondo: "Studiamo Dna per mappare il suo viaggio in Italia"

Salute

Coronavirus, Gismondo: "Studiamo Dna per mappare il suo viaggio in Italia"

Team del Sacco di Milano al lavoro. La scienziata: "Fra 2 settimane sapremo di più su focolaio lombardo"

Di Redazione

Milano, 29 feb. (Adnkronos Salute) - Una mappa per tracciare il viaggio del nuovo coronavirus in Lombardia, e in Italia. Ci sta lavorando, attraverso l'analisi dei genomi virali ricavati dai campioni positivi dei pazienti, il laboratorio dell'ospedale Sacco di Milano diretto dalla microbiologa catanese Maria Rita Gismondo, insieme ad altri laboratori di riferimento italiani. "I miei angeli con la 'corona' - dice la scienziata riferendosi al suo team - lavorano giorno e notte tra diagnostica e ricerca e vorrei che si accendessero fari sul loro prezioso lavoro".

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Sul coronavirus, spiega l'esperta all'AdnKronos Salute, "stiamo conducendo un'importante ricerca sui virus isolati dai campioni positivi da noi esaminati che ci darà una mappatura della circolazione del virus in Lombardia e probabilmente in Veneto. Lo scopo è tracciare il virus sul territorio. Attraverso l'analisi del suo genoma e la comparazione dei genomi dei diversi virus riusciamo infatti a mappare la sua diffusione". Nel dettaglio, si procede alla genotipizzazione dei virus isolati da vari pazienti nelle ultime settimane e "con la comparazione genica si cerca di identificare la strada seguita dal virus e il suo percorso dalla Lombardia al resto d'Italia, o comunque il suo percorso nel Paese".

Il lavoro sarà pronto "fra un paio di settimane, è già in una fase avanzata", evidenzia Gismondo che lancia anche "un appello ai ricercatori di altri Paesi europei. Sarebbe utile collaborare su questo fronte" per capire le 'rotte' di Sars-CoV-2. Al di là di vedere come è arrivato dalla Cina al Belpaese, le informazioni che è possibile ottenere da uno studio simile permetteranno di "comprendere meglio il focolaio lombardo. Per fare un esempio, è stata avanzata un'ipotesi secondo cui il focolaio veneto viene da quello lombardo. Si tratta di una tesi da avvalorare e questa ricerca potrebbe fornire un supporto scientifico".

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