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Test rapidi dai medici di famiglia: le ragioni del no dello Snami

Salute

Test rapidi dai medici di famiglia: le ragioni del no dello Snami

Di Redazione

L’accordo che consente ai medici di famiglia di eseguire i tamponi rapidi. Il documento è stato siglato ieri solo dalla Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg), oggi è arrivata anche la firma di Intesa sindacale. Le altre sigle sindacali (Sindacato nazionale autonomo dei medici Italiani-Snami, e Sindacato medici italiani-Smi) non hanno firmato ritenendo che
l'accordo «non garantisca la sicurezza dei cittadini e degli operatori sanitari».

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«Eseguirli negli studi è una follia», afferma il direttivo dello Snami, il sindacato nazionale autonomo dei medici italiani, e uno dei maggiormente rappresentativi della categoria. «Contestiamo la mancata garanzia della sicurezza di cittadini e operatori».

«Non è possibile - afferma il presidente provinciale Snami Catania, Francesco Pecora - che ci sia una costrizione per una serie innumerevole di motivi che abbiamo chiaramente indicato: grandi pressioni sul comparto in questo momento di emergenza Covid con un aumento esponenziale dei carichi di lavoro non più̀ sopportabile. A questo si aggiunge la inidoneità̀ della maggior parte degli studi all’effettuazione di una prestazione laboratoristica a rischio. La nostra proposta Snami è stata la impossibilità dell’esecuzione dei tamponi negli studi dei medici di famiglia perché, a parte l’inidoneità, i medici dedicandosi ad una mansione così particolare ed onerosa, avrebbero meno tempo da dedicare all’assistenza sanitaria dei loro assistiti, soprattutto anziani, fragili ed affetti da patologie croniche, in un contesto in cui la chiusura di parte di attività ambulatoriali negli ospedali e della maggior parte dei servizi specialistici vede oggi i medici di famiglia impegnati a trecentosessanta gradi, anche come impegno straordinario per surrogare le carenze del sistema».

«Non dimentichiamo - ha aggiunto Pecora - che siamo in piena campagna di vaccinazione antinfluenzale e i medici di famiglia vaccinano oltre il 95% della popolazione. Non da ultimo, siamo perennemente messi sotto pressione dai pazienti, che non avendo punti di riferimento relativamente all’emergenza Covid, si rivolgono a noi su questioni prettamente burocratico-lavorative, come se potessimo sostituirci ad altri organi dello Stato, vedi Inps, Inail, Provveditorato agli studi e consulenti del lavoro».

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