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Salute

Coronavirus: non uccide ovunque allo stesso modo, mappa mortalità in Italia

Di Redazione

Milano, 15 dic. (Adnkronos Salute) - Il coronavirus Sars-CoV-2 non uccide allo stesso modo in tutta Italia. La mortalità da Covid-19 nel nostro Paese, o più precisamente la letalità, "si manifesta con estrema variabilità nelle regioni, andando da un massimo del 5,4% dei positivi in Lombardia a un minimo dell'1,3% in Campania, con una media del 3,5% a livello nazionale". Focalizzando l'attenzione sul periodo ottobre-dicembre 2020, in particolare sui dati dal 12 ottobre al 6 dicembre, emerge che "i livelli di mortalità per Covid-19 nelle regioni italiane variano sensibilmente, a parità di prevalenza dei nuovi contagi e indipendentemente dalla struttura per età della popolazione residente".

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A disegnare la mappa è un'analisi elaborata dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane dell'università Cattolica - campus di Roma, direttore Walter Ricciardi e direttore scientifico Alessandro Solipaca, effettuata sulle informazioni attualmente disponibili relative agli ultimi 2 mesi in Italia e su quelle raccolte dall'esordio della crisi sanitaria in Europa. Gli esperti confermano "quanto già emerso sin dall'inizio dell'emergenza Covid-19", cioè che "la pandemia ha avuto intensità e letalità diverse sia in Italia sia in Europa. Tali evidenze dovranno essere analizzate e comprese dalla scienza medica e dagli esperti di organizzazione dei sistemi sanitari, poiché le differenze riscontrate - sottolineano - non sono attribuibili solo alla fragilità della popolazione anziana, quella più colpita dal virus".

Dal'inizio della pandemia al 14 dicembre - si legge nell'analisi - nel nostro Paese si sono registrati 65.011 decessi da Covid-19, di cui il 36,7% in Lombardia, l'11% in Piemonte e il 10,2% in Emilia Romagna. Il rapporto tra decessi e contagi, quindi tecnicamente la letalità dell'infezione da Sars-CoV-2, si attesta al 3,5% a livello nazionale, con la Lombardia che sperimenta il valore più elevato (5,4%) e la Campania il più basso (1,3%). Secondo i dati pubblicati dall'Istituto superiore di sanità, aggiornati al 2 dicembre, l'età media dei pazienti Covid-positivi deceduti è 80 anni. Un dato che a partire dalla terza settimana di febbraio è andato aumentando fino a raggiungere gli 85 anni nella prima settimana di luglio, per poi calare leggermente sotto gli 80 anni a partire da settembre.

Gli esperti evidenziano che, mentre la prima ondata epidemica ha interessato sostanzialmente solo il Centro-Nord della Penisola, la seconda si è sviluppata su tutto il territorio, continuando tuttavia a mostrare significative differenze tra regioni, soprattutto rispetto al numero di decessi Covid. In particolare, 'zoomando' sul periodo 12 ottobre-6 dicembre, si osserva che i livelli di mortalità nelle diverse regioni variano sensibilmente pur a parità di prevalenza dei contagi e indipendentemente dall'età della popolazione residente.

Nell'analisi si esamina anche l'andamento dei decessi segnalati nell'arco di 2 settimane in relazione ai contagi registrati nelle 2 settimane precedenti, in modo da considerare lo sfasamento temporale tra la diagnosi e la morte. Confrontando il periodo dal 23 novembre al 6 dicembre con quello dal 26 ottobre all'8 novembre, i ricercatori dell'Osservatorio notano un sensibile aumento della variabilità dell'incidenza dei decessi e dei contagi tra le regioni con il livello più alto dei contagi. Tale dinamica ha indebolito il legame tra contagi e decessi, segno per gli esperti che su questa relazione intervengono fattori di natura diversa.

"La variabilità osservata nel nostro Paese si riscontra anche tra i Paesi europei", commenta Solipaca, che auspica "riflessioni attente sull'esperienza che si sta maturando in tutto il mondo, così da evitare errori e prevenire altre eventuali emergenze sanitarie future. Si dovrà stabilire - precisa il direttore scientifico dell'Osservatorio - quali dei seguenti fattori hanno condizionato gli effetti e la dinamica della pandemia sulla popolazione: aggressività del virus, performance dei sistemi sanitari o dati incompleti a causa del sistema di tracciamento. Per far questo è necessario implementare sistemi di sorveglianza più efficaci di quello attualmente presente in Italia e nel resto dei Paesi europei", perché "una parte della variabilità osservata nei dati è sicuramente dovuta al'imprecisione con cui vengono registrati i casi di contagio e il loro tracciamento".

Secondo gli autori dell'analisi, in conclusione, è "difficile stabilire i motivi per le differenze regionali ed europee" riscontrate finora nella pandemia di Covid-19 in termini di contagi e decessi, "che andrebbero ricercate tra un ventaglio molto ampio di fattori: carenze organizzative, ritardi iniziali nel comprendere la gravità dell'emergenza, deficit nei sistemi di tracciamento dei contagi, diversi livelli di aggressività del virus, comportamenti individuali e scelte dei governi centrali e locali. Un'altra possibile pista interpretativa è che alcuni territori sono interessati da un livello elevato di mobilità, e si tratta di luoghi in cui si svolgono la maggior parte delle prelazioni sociali ed economiche. Queste aree, con molta probabilità, sono state sottoposte a un rischio maggiore di contagio. La Lombardia, per esempio, è la regione con la più alta intensità degli spostamenti e dove si è registrato un numero elevatissimo di contagi".

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