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Salute

Covid: pediatri, 'bimbi obesi più vulnerabili, rischio triplo di forme gravi'

Di Redazione

Roma, 3 mar. (Adnkronos Salute) - Con il 9,4% dei bambini obesi (inclusi i bambini gravemente obesi che rappresentano il 2,4%) e il 20,4% in sovrappeso, l'Italia è al quarto posto in Europa, dopo Cipro, Grecia e Spagna, tra i Paesi con i più alti valori di eccesso ponderale nell'infanzia. Un problema, sottolinea la Società italiana di pediatria (Sip) alla vigilia della Giornata Mondiale dell'obesità, ancor più grave in tempi di pandemia: i bambini obesi sono più vulnerabili a Covid-19.

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Secondo uno studio multicentrico, appena pubblicato sul 'Journal of Pediatrics' nel quale sono stati analizzati i dati di 281 bambini ricoverati per infezione da Sars-Cov2, anche in età pediatrica l'obesità e la presenza di ipossia (carenza di ossigeno) rappresentano fattori predittivi di un maggiore interessamento respiratorio.

Allo stesso modo, spiega la vicepresidente della Sip Annamaria Staiano, "una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata a febbraio 2021, che ha incluso dati di 285.004 soggetti pediatrici con infezione da Sars-Cov2, ha evidenziato che un decorso severo di Covid-19 e/o il ricovero in terapia intensiva si è verificato nel 5,1% dei piccoli con pregresse comorbilità rispetto allo 0,2% di quelli senza comorbilità. Nello specifico, per un bambino obeso il rischio relativo di sviluppare una forma grave di Covid-19 è pari a 2,87, confermando l'ipotesi che l'obesità rappresenti un importante fattore di rischio per manifestazioni cliniche più severe", sottolinea.

La Sip richiama la necessità di "azioni di contrasto all'obesità infantile, anche seguendo l'esempio di altri Paesi. Un recentissimo articolo ha dimostrato come il supporto delle politiche sociali per l'infanzia (asili nido, assegni familiare, detrazioni fiscali) sia in grado di determinare una riduzione nella prevalenza di obesità infantile, indipendentemente da eventuali fattori confondenti (prodotto interno lordo pro capite, tasso di disoccupazione, tasso di povertà)".

"Si dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l'importanza di politiche sociali volte all'educazione sanitaria e alla promozione di uno stile di vita sano (alimentazione equilibrata ed attività fisica regolare fin dalla prima infanzia) che rappresenta l'arma principale per combattere questa silenziosa epidemia", conclude Staiano.

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