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Salute

Aids: 40 anni fa i primi casi, da 'piaga gay' a malattia ancora senza vaccino

Di Redazione

Roma, 4 giu (Adnkronos Salute) - "Un aumento improvviso e inspiegabile di casi di polmonite da Pneumocystis carinii in giovani omosessuali". Con queste parole i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta segnalano, a pagina 2 del loro bollettino epidemiologico, il 'Morbidity and Mortality Weekly Report', quegli 'strani' casi che si riveleranno essere i primi, documentati, di Hiv, il virus che - si scoprirà solo tempo dopo - causa l'Aids, la Sindrome da immunodeficienza acquisita. Era il 5 giugno 1981 e, all'epoca, nessuno avrebbe pensato che quell'acronimo sarebbe stato per anni sinonimo di 'piaga dei gay', 'peste del secolo', che sarebbe valso un Premio Nobel per la Medicina, sarebbe stato oggetto di tanta ricerca, avrebbe creato intorno a sé attivismo sociale e politico. Fino a diventare, grazie alle terapie, una patologia cronica con cui convivere. Ma anche, 40 anni dopo, una malattia ancora 'orfana' di vaccino.

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Dopo quel 5 giugno 1981 vengono segnalati ai Cdc nuovi casi di pazienti che soffrono di un raro tumore dei vasi sanguigni, il sarcoma di Kaposi. Con la pubblicazione di questi dati, si fa lentamente strada la consapevolezza di essere di fronte a una nuova malattia. Pochi giorni dopo i Cdc costituiscono una task force dedicata alla ricerca sul sarcoma di Kaposi e altre infezioni opportunistiche. Sebbene non siano chiare le modalità di trasmissione, cominciano a nascere le prime teorie sulle possibili cause di queste infezioni e tumori: l'infezione da Cytomegalovirus, l'uso di droghe, un'eccessiva stimolazione del sistema immunitario. L'ipotesi più accreditata è comunque quella che la malattia colpisca soltanto gli omosessuali. E il 3 luglio, per la prima volta, un giornale ne parla proprio in questi termini: il 'New York Times' titola 'Raro cancro osservato in 41 omosessuali'.

Alla fine dell'anno, però, la malattia comincia a colpire anche gli eterosessuali e, soprattutto, esce dal confine degli Stati Uniti: viene registrato infatti il primo caso europeo, in Inghilterra. Ma la malattia non ha ancora un nome. Mentre i Cdc parlano di 'linfoadenopatia' o di sarcoma di Kaposi, sulla carta stampata si cominciano a leggere le definizioni più disparate: 'The Lancet' parla di 'Gay compromise sindrome', mentre sui quotidiani nazionali di diversi Paesi si leggono espressioni come 'immunodeficienza gay-correlata (Grid)', 'cancro dei gay', 'disfunzione immunitaria acquisita'.

Quando nel giugno 1982 vengono registrati alcuni casi fra maschi omosessuali nel sud della California, comincia a serpeggiare fra i ricercatori l'ipotesi che la malattia abbia un'origine virale. A luglio, quando i Cdc contano 452 casi totali in 23 diversi Stati, si registrano i primi casi fra gli emofiliaci, obbligati per la loro malattia a continue trasfusioni di sangue. Ad agosto, durante un congresso promosso dalla Food and Drug Administration (Fda), viene proposta per la prima volta la formula 'Sindrome da immuno-deficienza acquisita' (Acquired immune deficency syndrome - Aids) per definire la nuova malattia. L'espressione indica come ci si trovi di fronte a una malattia di origine non ereditaria, ma che viene acquisita attraverso un meccanismo di trasmissione ancora ignoto, e che consiste in una deficienza del sistema immunitario. Sindrome perché non è un'unica malattia, ma si presenta sotto forma di diverse manifestazioni patologiche. E che riguarda tutti e non più solo piccole categorie.

Nel maggio del 1983 all'Istituto Pasteur di Parigi il virologo francese Luc Montagnier, insieme alla collega Françoise Barré-Sinoussi, riportano l'isolamento di un nuovo virus che potrebbe essere l'agente responsabile della trasmissione della malattia. Il virus viene isolato dalle cellule coltivate in laboratorio di un paziente omosessuale con linfonodi ingrossati, ma senza alcun sintomo di Aids. Inviato ai Cdc di Atlanta, il virus viene analizzato e denominato Lav (Virus associato a linfoadenopatia), quindi inviato al National Cancer Institute (Nci) di Bethesda, per ulteriori ricerche.

Un anno dopo, il 22 aprile 1984, i Cdc dichiarano pubblicamente che il virus francese Lav è stato definitivamente identificato come la causa dell'Aids dai ricercatori dell'Istituto Pasteur. Il giorno dopo, negli Usa viene annunciato che Robert Gallo, direttore del laboratorio di biologia cellulare dei tumori del Nci, ha a sua volta isolato da pazienti malati di Aids il virus candidato a essere il responsabile della malattia, chiamandolo Htlv-III (Virus umano della leucemia a cellule T di tipo III). Inizia così una vera e propria battaglia legale fra i due istituti di ricerca, che rivendicano entrambi la paternità della scoperta, tanto clamorosa da valere il Nobel per la Medicina 2008, che andrà Montagnier e Barré-Sinoussi. Non solo: durante l'annuncio, l'allora ministro della Salute, Margaret Heckler, dichiara addirittura che entro 2 anni sarà disponibile un vaccino.

Nei primi mesi del 1985 vengono pubblicati numerosissimi lavori scientifici sui due virus oggetto del contendere: la conclusione collettiva è che si tratti dello stesso virus. Nello stesso anno vengono messi a punto i primi test per individuare la presenza di anticorpi all'Hiv e i Cdc organizzano la prima 'Conferenza internazionale sull'Aids', sponsorizzata dall'Oms. Negli Stati Uniti i casi sono saliti a 22.996 e i morti a 12.592, tra loro anche l'attore Rock Hudson, il primo personaggio famoso a confessare pubblicamente di essere malato di Aids. Si spegnerà il 2 ottobre. In Europa i casi sono 1.617 e in Italia 25, mentre nel mondo si valutano in 20mila, ma non ci sono dati sull'Africa. Si inizia a parlare di trasmissione eterosessuale.

Nel 1986 un comitato internazionale stabilisce un nuovo nome per indicare il virus dell'Aids: d'ora in poi si parlerà soltanto di Hiv, ovvero 'Virus dell'immunodeficienza umana'. L'anno successivo a Washington si tiene la terza Conferenza mondiale sull'Aids e l'allora presidente Usa Ronald Reagan nomina, per la prima volta, in un discorso ufficiale, la parola Aids. Da quel congresso emerge l'importanza dell'uso del preservativo e della pericolosità della tossicodipendenza per via endovenosa. Ma, nonostante gli appelli a non discriminare le persone affette da Aids, gli Stati Uniti introducono norme che non consentono ai sieropositivi di entrare nel Paese. Il 1987 segna un traguardo importante, perché la Fda americana approva il primo farmaco anti-Aids: l'Azt.

Nel 1988 si svolge la quarta Conferenza internazionale sull'Aids. In Italia i casi salgono a 1.685 e nel mondo sono oltre 96mila. Per la prima volta viene istituita la Giornata mondiale di lotta all'Aids, che si celebrerà il primo dicembre. Viene fondata l'International Aids society. Nel 1991 viene approvato un nuovo farmaco: è il ddI. Magic Johnson, l'asso del basket statunitense, dichiara di essere sieropositivo. Nel 1992 viene approvato il ddC, un altro farmaco inibitore della trascrittasi inversa e prende avvio il primo studio clinico con una terapia di combinazione a due farmaci. In Italia i casi di Aids sono saliti a 13.668, negli Stati Uniti a oltre 213mila, in Europa sono oltre 71mila.

Nel 1993 uno studio clinico, il Concord, mostra che la monoterapia precoce con Azt non offre vantaggi sulla malattia e l'anno successivo la Fda approva un nuovo farmaco il d4T. La sensazione di disfatta dovuta ai risultati dello studio Concord dell'anno prima induce ad accelerare i lavori sulle terapie di combinazione. In Italia nel 1994 sono 100 le infezioni da Hiv ogni milione di abitanti e in assenza di cure la prevenzione resta l'unica arma efficace. Nel 1995 viene approvato il saquinavir, il primo inibitore della proteasi e il 3TC inibitore della trascrittasi inversa, particolarmente sinergico con altri inibitori. Ma sarà il 1996 l'anno della svolta: la monoterapia e anche la duplice terapia sono da abbandonare. A gennaio vengono presentati studi clinici che mostrano quello che in breve diventa lo standard di terapia: la cosiddetta 'triplice', ovvero l'associazione di due inibitori della trascrittasi inversa e un inibitore della proteasi.

Viene intanto messo a punto un sistema per misurare la carica virale che consente di conoscere la risposta del paziente alle cure. Lo scienziato americano di origini taiwanesi David Ho lancia la sua personale sfida al virus, convinto che si possa eradicare, e diventa l'uomo dell'anno 1996 secondo 'Time'. Da lì in poi molti nuovi farmaci vengono registrati e la XI Conferenza mondiale, che si tiene a Vancouver, si chiude con la convinzione che si cominci a intravedere una luce in fondo al tunnel. Gli effetti delle nuove terapie non tardano a mostrarsi, con un calo rapido e netto della mortalità per Aids e la riduzione drastica dei ricoveri.

La partita ora si sposta sull'assoluta necessità di facilitare l'accesso alla terapia e la disponibilità dei farmaci per tutti. Nel 1997 il presidente sudafricano Nelson Mandela approva il 'Medicines Act', una legge che, per ragioni di salute pubblica e periodi limitati nel tempo, permette al suo Paese di produrre farmaci generici senza pagare i diritti di brevetto o di importarli da quei Paesi dove sono venduti a più basso costo.

Immediata la risposta delle multinazionali del farmaco: un cartello di 39 aziende, nel 1998, impedisce l'attuazione della legge, ma il 19 aprile dello stesso anno, sotto la pressione delle critiche di tutto il mondo, vengono ritirate le accuse contro il provvedimento di Mandela. L'ultimo atto della battaglia si gioca il 13 novembre 2001, quando nel Summit del Wto (l'Organizzazione mondiale del commercio) si riafferma il diritto degli Stati nazionali di appropriarsi dei brevetti farmaceutici qualora sia ritenuto essenziale per proteggere e salvaguardare la salute pubblica. Resta però una zona d'ombra sul confine tra 'farmaci essenziali' per far fronte all'emergenza sanitaria e molecole solo 'utili' per la popolazione.

Intanto, in Italia, il 23 ottobre 1998 l'Istituto superiore di sanità annuncia il "vaccino italiano contro l'Aids" messo a punto dal gruppo di ricerca di Barbara Ensoli.

Nel 1999, l'allora presidente del Sudafrica, Tabo Mbeki, rivendica in più occasioni ufficiali il diritto dell'Africa ad articolare una propria risposta all'epidemia, facendo proprie le tesi dei dissidenti: ricercatori che fanno capo a Peter Duesberg, secondo i quali non solo l'Hiv non causa l'Aids, ma i farmaci antivirali sono tossici, pericolosi e sarebbero la vera causa della malattia.

Nel 2000, dunque, il dibattito sull'Aids si concentra sulle dimensioni geopolitiche della pandemia, con un sottofondo negazionista e le voci di boicottaggio della Conferenza internazionale, in programma a luglio 2001 a Durban, in Sudafrica. Medici senza frontiere (Msf) lancia la sua campagna per l'accesso ai farmaci e il tema dei brevetti, e si accendono i toni della contestazione contro il Wto. La conferenza segnerà però un successo, perché viene firmata da oltre 5.000 scienziati, inclusi 12 premi Nobel, la 'Dichiarazione di Durban', pubblicata poi su 'Nature', in cui si ribadisce che l'unica causa dell'Aids è l'Hiv. Ma anche un punto di svolta per spostare l'attenzione del mondo industrializzato sulla situazione dei Paesi in via di sviluppo. Chiudendo la conferenza, il presidente sudafricano Mandela lancia un monito: "La storia ci giudicherà aspramente se non agiamo subito e bene".

Nel 2001 viene costituito il 'Global fund to fight Aids, tubercolosis and malaria', partnership indipendente pubblico e privato per raccogliere e gestire e distribuire fondi. E tanti saranno d'ora in poi i fondi dedicati alla lotta alla malattia. Sul fronte delle cure, però, negli anni a venire, cominciano a delinearsi due ordini di problemi: quello delle resistenze ai farmaci e quello dell'aderenza alle terapie per pazienti costretti a prendere anche 30 pasticche al giorno, alcune da assumere bevendo tantissima acqua e mangiando cibi poveri di grassi, altre a stomaco pieno dopo un pasto grasso.

Sul fronte della ricerca, l'Italia nel 2003 annuncia l'avvio dei primi test sull'uomo del suo candidato vaccino 'targato' Iss. Seguiranno polemiche tra la stessa Barbara Ensoli e l'immunologo Fernando Aiuti, tra gli sperimentatori del vaccino, e nel 2005 l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) rileverà 'dieci irregolarità nella sperimentazione'. A livello globale, il 2006 segna l'introduzione della prima tripla combinazione di farmaci antiretrovirali in un'unica compressa 'once a day', un passaggio fondamentale per avere terapie che i pazienti possano seguire con continuità per decenni. Nel 2007 vengono approvati dalla Fda due nuovi farmaci particolarmente innovativi: il primo inibitore dell'integrasi e un antagonista del co-recettore Ccr5.

Il 2 luglio 2008 l'Iss annuncia l'avvio dei test di fase II della componente terapeutica - non del vaccino - basata sulla proteina Tat. Ma il 2008 sarà ricordato per la fine della contesa sulla paternità della scoperta del virus Hiv, con l'assegnazione del Nobel per la Medicina ai francesi Barré-Sinoussi e Montagnier. L'anno successivo, la rivista 'Lancet' riporta i risultati dei primi vaccini in sperimentazione (nel frattempo si sono moltiplicati quelli preventivi e terapeutici allo studio), ma sono tutti modesti, anche se promettenti. Secondo stime dell'epoca, nel 2011, sono 845 i milioni di dollari spesi per la ricerca sul vaccino. Quello stesso anno, in Italia viene annunciato che il vaccino preventivo dell'Iss ripartirà da capo con un differente protocollo, basato su nuova proteina impiegata al fianco della Tat, la Env. I test però saranno bloccati a marzo 2014, facendo sfumare ogni speranza di un vaccino preventivo 'made in Italy'.

Vaccino a parte, tra i successi di questi ultimi anni, c'è sicuramente la strategia di 'Pre-Exposure Prophylaxis', la cosiddetta 'Prep', ovvero una terapia finalizzata a impedire l'acquisizione del virus se assunta prima dei rapporti sessuali a rischio con soggetti sieropositivi. Sul fronte della diagnosi, intanto, si sviluppano test sempre più 'agevoli', come quello della saliva che arriverà in Italia nel 2015. Sempre restando nel nostro Paese, le ultime notizie sul vaccino, a 23 anni dall'annuncio di Barbara Ensoli, sono datate 2019 e aprile 2021, con la pubblicazione di due studi, uno su 'Frontiers in Immunology' e l'altro su 'Lancet EBioMedicine', in cui la somministrazione del vaccino terapeutico a malati in terapia antiretrovirale ha ridotto il 'serbatoio' di virus latente (quello inattaccabile dalla sola terapia) e determinato il recupero dei linfociti Cd4, con effetti che perdurano 8 anni dopo la vaccinazione.

Oggi, 40 anni dopo quel 5 giugno 1981, nel mondo sono circa 38 milioni le persone che vivono con il virus, nel 2019 sono stati 1,5 milioni le nuove diagnosi, 2.531 in Italia. Quella 'strana e rara' malattia è oggi diventata una patologia cronica e trattabile grazie ai farmaci, ma ancora 'orfana' di un vaccino.

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