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Intervista a Faraone: «La rete non è un monolite, mobilità e contratti entro l'estate»

Il sottosegretario alla Salute: «L'approvazione del piano è stato un risultato importante, atteso che ora va tramutato in fatti concreti»

Intervista a Faraone: «La rete non è un monolite, mobilità e contratti entro l'estate»

Dopo cinque lunghi anni la Sicilia si dota di una rete ospedaliera. Adesso i direttori generali delle 18 aziende non hanno più alibi, dovranno adeguarsi al Decreto Balduzzi e migliorare l'assistenza sanitaria dei siciliani. Quali sono i primi passi da compiere?

«L'approvazione della rete ospedaliera è un risultato importante, atteso e che adesso va trasformato in fatti concreti. Ce lo chiede il mondo della sanità, ce lo chiedono i tanti professionisti che attendono i concorsi ma soprattutto i cittadini che vogliono servizi all'altezza di un Paese moderno e all'avanguardia. L'approvazione ministeriale è un passo importante, ma certamente non è l'ultimo. Dobbiamo concepire la nuova rete ospedaliera come flessibile e sempre in divenire, non si può immaginare la sanità come un elemento statico. Cambiano gli stili di vita, cambiano gli strumenti a disposizione della sanità, cambiano le esigenze di salute e le richieste provenienti dai cittadini»

La Sanità siciliana così come nel resto del Paese viaggia tra luci ed ombre. Ci sono le eccellenze e ci sono sacche di approssimazione, sopratutto nel territorio. Come ridurre questo gap?

«La Sicilia deve recuperare terreno rispetto ad altre parti d'Italia, questo è un dato che non possiamo far finta di non vedere e la nuova rete servirà proprio a riequilibrare le risorse e le forze in campo in modo da assicurare prestazioni di qualità in tutto il territorio. Adesso, grazie alla nuova rete ospedaliera, saremo in grado di valorizzare le eccellenze che devono essere ‘lepri’ in grado di far correre anche le altre strutture, devono servire da sprone per far crescere il sistema nel suo complesso».

La rete ospedaliera, come ha detto l'assessore Gucciardi è in progress. Dal documento metodologico emergono errori, sviste, dimenticanze. C'è il rischio di dover di nuovo affrontare l'impianto della rete e così perdere ancora altro prezioso tempo per attuarla?

«La rete non è un monolite, come ho già detto. Se emergeranno errori, bisognerà correggerli in tempi brevissimi. Per questo è fondamentale il dialogo e invito tutti colori i quali lanciano critiche e allarmi a sedersi al tavolo ed a confrontarsi. E’ fondamentale proseguire il dialogo con tutte le parti in causa. L'ho detto e lo ripeto: non possiamo perdere altro tempo, tutti gli attori coinvolti devono attivarsi, confrontarsi e operare».

Sinergia tra ospedali e territorio: se ne parla da anni ma si è fatto ben poco. Senza una medicina territoriale adeguata rischiamo sempre più di ingolfare gli ospedali e in particolare i pronto soccorso. Cosa fare?

«Dobbiamo abbandonare la logica secondo cui il pronto soccorso è la risposta a ogni problema che riguarda la nostra salute. Il pronto soccorso serve solo per le emergenze, altrimenti rischiamo, come accade spesso, di ingolfarlo inutilmente. Questo non significa che la colpa sia dei cittadini, ma di un sistema che per troppo tempo ha funzionato male. Dobbiamo valorizzare al meglio i medici di famiglia e i presidi territoriali che possono dare risposte adeguate per i casi meno gravi, lasciando al pronto soccorso la sua funzione originaria. Ma uno degli obiettivi che dobbiamo porci è quello dell’azzeramento delle liste d’attesa tramite un progressivo abbattimento. E’ impensabile che se altrove questo è stato fatto non si debba poter fare anche in Sicilia».

Dopo al rete il prossimo passo sono le stabilizzazioni, le mobilità e poi i concorsi. C'è il rischio che tutto questo passaggio o questo step possano essere affrontati dopo le elezioni regionali di ottobre?

«Subito le stabilizzazioni, poi le mobilità e i concorsi potranno partire già in estate. Qui però dobbiamo sgomberare il campo dagli equivoci: i concorsi non sono e non vanno legati alle elezioni. Noi dobbiamo far presto perché ci sono migliaia di professionisti che attendono una stabilizzazione, perché nei nostri ospedali manca il personale, perché i cittadini hanno diritto a una assistenza di qualità. E’ paradossale che i Nas, carabinieri che rispondono proprio al ministero della Salute, debbano segnalare che esistono strutture pubbliche che non funzionano proprio per carenza di personale. Bisogna uscire da questa impasse il prima possibile».

Sui concorsi in tanti hanno dato i numeri: c'è chi dice che saranno assunti in 5mila, altri 9mila, fino a 10mila unità di personale. Non è ora di smetterla di giocare al lotto e invece mettere nero su bianco quanti effettivamente usciranno dal precariato? Ci sono i soldi per assumere tutti questi “camici bianchi”?

«Le risorse ci sono e, adesso, partiranno le procedure che si tradurranno in numeri certi. Il punto non è quanta gente verrà assunta, ma quanta ne serve per far funzionare la sanità al meglio. Ovviamente, la copertura finanziaria sarà un requisito fondamentale: nessuno ha intenzione di ripetere i disastri del passato».

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